La Stranieri inverte la rotta – E’ quello che la Società operaia voleva accadesse e per il quale si sono impegnati a fondo in questo periodo. “Siamo contenti, ma non ci trastulleremo nel cantare vittoria, è uno sport che non ci piace esercitare. Non l’abbiamo fatto in passato, non lo faremo oggi. E così come in passato non abbiamo approfittato dei nostri risultati per soddisfare ambizioni e vanità personali, non lo faremo oggi, c’è una cosa che, invece, faremo: continueremo ad essere molto vigili. Per noi la “Stranieri” era, è e continuerà ad essere un bene comune della nostra città. Contro di essa non consentiremo furbizie, abbiamo fatto di tutto affinché i suoi studenti non venissero “venduti” ad altre scuole, faremo di tutto affinché la nostra “Stranieri” – magari per soddisfare ambizioni politiche di qualcuno o qualcuna – venga “svenduta” ad università di regioni limitrofe”, ha affermato la Società operaia.
Ringraziamenti – Per ora, aggiunge la Società operaia, sentiamo di dover dire grazie al Rettore professor Paciullo, alla Direttrice dell’Alta Scuola per l’Insegnamento e la Promozione della Lingua e della Cultura Italiana professoressa Lidia Costamagna e al Senato accademico dell’Università per Stranieri di Perugia, ai politici comunali e regionali che hanno fatto proprio il nostro impegno, all’assessore regionale Carla Casciari per il suo lavoro a favore della Stranieri sia in Cina che, al suo ritorno, a Perugia. Un grazie va anche a La Tramontana che ha condiviso il nostro impegno ed un abbraccio caloroso agli amici dellaFamiglia perugina che non ci hanno mai fatto mancare la loro vicinanza. Un’ultima considerazione sentiamo di doverla fare. l’Università per Stranieri, assieme a quella degli Studi ed alla Perugina, non è un’istituzione qualsiasi. È una delle immagini della nostra città, nel confermare la nostra disponibilità a dare il nostro contributo per rendere sia Perugia che la “Stranieri” migliori e più accoglienti non possiamo non sottolineare che su quest’ultima ed i suoi problemi il Sindaco Andrea Romizi, il suo vice e gli assessori al Commercio ed alla Cultura in questi giorni non hanno detto una parola. Ma quando la città s’interroga su questioni importanti come il destino ed il futuro di una delle sue due università, il Palazzo dei Priori può chiudersi nel silenzio?
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