La mostra – Il percorso è costruito su quaranta opere nelle sale della Galleria Nazionale di Palazzo dei Priori, prosegue con sei installazioni nel museo dell’Accademia di Belle Arti e termina nell’atrio e nell’aula magna di Palazzo Gallenga – rappresenta uno degli eventi artistici più rilevanti della stagione, rende omaggio a un artista che ha al suo attivo mezzo secolo di attività, nel corso del quale la sua ricerca ha esplorato molteplici frontiere raggiungendo sempre esiti qualitativi che si sono segnalati a livello nazionale e internazionale.
L’artista – Partito dai forti e indiscussi legami con la tradizione umbra, e perugina in particolare, Giuman è stato ed è protagonista, a livello nazionale e internazionale, delle molteplici vicende creative degli ultimi decenni, dal concettuale al ritorno alla pittura fino all’originale prassi del vetro. Infatti l’artista, dopo un primo avvio come musicista, ha iniziato la sua carriera negli anni Sessanta, pervenendo a maturità con il ciclo sull’ombra, condotto in pittura e fotografia nel decennio successivo. In quel periodo, nell’ambito della sua produzione concettuale, si è distinto come uno dei più precoci autori di video e installazioni multimediali in Italia e non solo. Negli anni Ottanta, sui quali oggi si stanno accendendo i riflettori della storicizzazione, diviene uno dei protagonisti maggiori della scena italiana, anche grazie alla specifica cifra della compresenza tra musica e pittura. La svolta del vetro, nei Novanta, lo porta ad una inedita definizione pit
toscultorea e installatoria. Peculiarissima e di grande successo internazionale, si può considerare una originale filiazione del ripensamento delle tecniche maturato in epoca concettuale. Negli ultimi anni continua la sua ricerca, di matrice postconcettuale, con la pittura, la performance e le opere in vetro prevalentemente di grandi dimensioni o di misura ambientale. Rubricato nelle maggiori occasioni espositive degli ultimi decenni, in costante dialogo con i critici più importanti da Crispolti a Dorfles a Barilli e molti altri, attivo nelle Quadriennali Giuman è presente in modo cospicuo, sin dai Settanta nella scena bolognese, romana e soprattutto milanese. Notevole è stato anche il suo lungo impegno didattico, svolto per molti anni come docente dell’Accademia di Brera e, dal 2009 al 2012, come direttore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia.
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