Lo spettacolo di Pirandello è un viaggio continuo dalla realtà e alla finzione e dalla finzione alla realtà. I sei personaggi piombano con irruenza sul palcoscenico interrompendo le prove di una compagnia di attori, in cerca di un autore che possa dirigere la loro storia. Non sono dei semplici teatranti, che hanno il compito di rappresentare le vite degli altri, interpretandone fintamente le emozioni e gli stati d’animo, giocando con la loro arte per regalare agli spettatori una perfetta visione della realtà. Sono personaggi che non hanno necessità di interpretare, perché vivono e appaiono per quello che sono, senza filtri e senza “inganni”.
L’opera è un’analisi continua sul teatro, sulla rappresentazione e sul modo di fare teatro, è un capolavoro perché ha oltrepassato i confini del modo classico del fare teatro e ha rotto gli argini della sua impostazione rigida e tradizionale, ponendosi all’avanguardia rispetto ai testi del ‘900. Ma è anche un filosofeggiare sulla vita, sulla verità delle emozioni e sulla spontaneità dei sentimenti. Quanto c’è di vero e reale in una rappresentazione? E quanto è reale la solitudine di un attore, che ha il ruolo di interpretare le vite degli altri e mai di portare sé stesso sul palco? Quanto è vero il teatro? C’è differenza tra la finzione teatrale dell’attore e la finzione dell’ uomo nel quotidiano?
L’attore recita mentre il personaggio racconta sé stesso, e niente può essere più genuino di questo.
I sei personaggi di Lavia cercano con forza di trovare uno spazio per vivere la loro storia davanti all’autore, agli attori della compagnia e agli spettatori, urlando con disperazione ed ossessione pur di raccontare sé stessi ed il loro dramma, perché vogliono vivere un momento eterno sul palcoscenico. E’ uno spettacolo dai ritmi particolari, i movimenti degli attori sono a tratti rallentati e singolari. Madama Pace appare improvvisamente evocata dalla stessa scena. Perché “si nasce alla vita in tanti modi, in tante forme, albero o sasso, acqua o farfalla… o donna, o si nasce anche personaggio”.
Gabriele Lavia è anche l’attore principale e riesce ad interpretare il personaggio nelle sue diverse sfaccettature. La musica di Giordano Corapi, che fa da accompagnamento allo spettacolo, incuriosisce gli spettatori creando un’atmosfera bizzarra e simpatica, alleggerendo un testo sicuramente non facilissimo per tutti. La sceneggiatura di Alessandro Camera è semplice e sobria, ma efficace.
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