Si pensi alle opportunità che potrebbero derivare dalla stipula di un accordo quadro regionale che focalizzi la propria attenzione sulla contrattazione collettiva di secondo livello – aziendale e territoriale – al fine di introdurre nelle imprese misure all’insegna del rinnovamento e dell’investimento, anche in termini di risorse umane, come quelle che saranno contenute nell’atteso Codice Semplificato del Lavoro.
Si pensi ad esempio a quanto potrebbe rivelarsi utile la stipula di un accordo-quadro regionale, che focalizzando l’attenzione sullo strumento della contrattazione aziendale possa introdurre nelle aziende contenuti innovativi come quelli del nuovo codice del lavoro semplificato (che a quanto dice il ministro Poletti sarà adottato entro l’anno). Questo gioverebbe in primo luogo alle start-up, ma anche alle imprese che intendono procedere a nuove assunzioni e ad innovarsi.
Un accordo che contenga i pilastri – semplici ma innovatori – da sviluppare poi nella contrattazione di secondo livello, sulla base delle esigenze dei territori e delle aziende, per perseguire la tanto agognata produttività, ma anche per migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti. Con un accordo-quadro del genere, la Regione potrebbe impegnarsi, a coprire la maggior parte dei costi derivanti dalla riqualificazione o riconversione delle aziende, ma anche dai servizi di outplacement laddove messi in piedi. Finanziamento che potrebbe essere sovvenzionato in parte dai contributi del Fondo sociale europeo – visto anche che si sta procedendo con la nuova programmazione regionale – per l’altra metà da una riqualificazione progressiva della spesa regionale stessa.
In pratica l’accordo-quadro detterebbe a monte i contenuti che i contratti aziendali dovranno poi fare propri. Massima flessibilità ed adattabilità alle esigenze delle imprese dunque, posto che i contratti aziendali stessi, se stipulati dalle confederazioni sindacali maggioritarie nella singola impresa, sono legittimati a disporre anche modifiche della disciplina vigente dei rapporti di lavoro, naturalmente nel rispetto dei principi costituzionali e sovranazionali.
Con un accordo tale, tra l’altro, l’Umbria potrebbe attirare molti investitori dall’estero, pronti a puntare sulle nostre eccellenze ma magari anche a riqualificare e riattivare taluni insediamenti inattivi, purtroppo presenti nella nostra bella Regione.
L’attrattiva consisterebbe proprio sul poter contare su un insieme di regole semplici e allineate con i migliori standard internazionali, basate sul massimo della flessibilità all’interno delle strutture produttive e sul massimo della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, nonché sulla possibilità di poter migliorare questi stessi standard attraverso la negoziazione e l’applicazione di accordi di prossimità.
Magari a una misura del genere, da un punto di vista più operativo, andrebbe poi abbinata l’istituzione di uno sportello unico in grado di sbrigare in tempi brevi le pratiche burocratiche necessarie per lo start-up.
Ma non si starà forse sognando troppo?
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