Il seminario – Sul tema e’ stato scritto perfino un libro, “L’italiano parla Mogol”, e lo stesso paroliere ha avuto un riconoscimento dall’Universita’ Ca Foscari di Venezia proprio per aver contribuito a “inventare” parole e locuzioni che sono poi entrate nella lingua corrente. Quello di oggi a Palazzo Gallenga e’ stato solo il primo di una serie di seminari che Mogol condurra’ tutti i martedi’ di maggio perche’, secondo l’Universita’, la musica popolare e’ cultura da rivalutare come lo sono state nel tempo le arie del melodramma.
L’importanza delle parole – E parlando di testi Giulio Repetti ha ricordato che quelli delle canzoni sono un mezzo potentissimo per fare arrivare messaggi alle persone, “se pensiamo – ha detto che un libro di successo lo leggono in centomila ed una canzone di successo la imparano a memoria in 30,40 milioni”. Ma affinche’ le parole colpiscano, occorre “che parlino della vita – ha osservato – che non siano fiction: il segreto di uno che fa questo mestiere e’ scrivere la vita”. E puo’ anche capitare, attraverso le canzoni, di cambiare la sorte delle parole. Mogol cita a questo riguardo “Una giornata uggiosa”, per dire che quell’aggettivo cosi’ inusuale l’editore proprio non lo voleva. “Vi fu un vero e proprio conflitto – ha
ricordato – per farmi cambiare la parola in triste, o grigia, ma io ho resistito perche’ quella parola io la sentivo spesso a casa, e se oggi in tanti la usano certo almeno in parte e’ per merito di quella canzone”.
Battisti, oggi – Il seminario scorre tra testi ed aneddoti, e Mogol ne approfitta anche per parlare del suo Centro e della necessita’ di opporre un baluardo (“fatto di competenza e passione”) a quella che definisce “la recessione della qualita’ della cultura popolare”. Tra i responsabili, a suo parere, le radio e le televisioni, e nemmeno Sanremo aiuta, con la ricerca esasperata dell’audience che induce a chiamare i soliti noti: “se oggi arrivasse – dice – una canzone di Mogol e Battisti ancora sconosciuti, non avrebbe chance”. E pensare che anche qualche giorno fa in Albania, in una intervista televisiva, in tanti parlavano con lui in italiano (“lo abbiamo imparato ascoltando le tue canzoni”, gli hanno detto).
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