martedì, 3 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

L’italiano attraverso le canzoni, tutti a scuola da Mogol

Redazione Perugia Online

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Il famoso paroliere ha tenuto una conferenza all'Università per Stranieri di Perugia su come la lingua è cambiata anche attraverso la musica

 
L’italiano attraverso le canzoni, tutti a scuola da Mogol
Perugia.  Imparare l’italiano attraverso le canzoni, ma prendere anche atto di come l’italiano sia stato cambiato dalle canzoni. Una materia suggestiva con un testimonial d’eccezione, Mogol, che oggi all’Università per stranieri di Perugia ha tenuto una conferenza davanti ad un pubblico di insegnanti (molti di loro gia’ usano normalmente i testi delle canzoni nei seminari linguistici) e di studenti (tra loro, anche molti ragazzi cinesi).

Il seminario – Sul tema e’ stato scritto perfino un libro, “L’italiano parla Mogol”, e lo stesso paroliere ha avuto un riconoscimento dall’Universita’ Ca Foscari di Venezia proprio per aver contribuito a “inventare” parole e locuzioni che sono poi entrate nella lingua corrente. Quello di oggi a Palazzo Gallenga e’ stato solo il primo di una serie di seminari che Mogol condurra’ tutti i martedi’ di maggio perche’, secondo l’Universita’, la musica popolare e’ cultura da rivalutare come lo sono state nel tempo le arie del melodramma.

L’importanza delle parole – E parlando di testi Giulio Repetti ha ricordato che quelli delle canzoni sono un mezzo potentissimo per fare arrivare messaggi alle persone, “se pensiamo – ha detto che un libro di successo lo leggono in centomila ed una canzone di successo la imparano a memoria in 30,40 milioni”. Ma affinche’ le parole colpiscano, occorre “che parlino della vita – ha osservato – che non siano fiction: il segreto di uno che fa questo mestiere e’ scrivere la vita”. E puo’ anche capitare, attraverso le canzoni, di cambiare la sorte delle parole. Mogol cita a questo riguardo “Una giornata uggiosa”, per dire che quell’aggettivo cosi’ inusuale l’editore proprio non lo voleva. “Vi fu un vero e proprio conflitto – ha
ricordato – per farmi cambiare la parola in triste, o grigia, ma io ho resistito perche’ quella parola io la sentivo spesso a casa, e se oggi in tanti la usano certo almeno in parte e’ per merito di quella canzone”.

Battisti, oggi – Il seminario scorre tra testi ed aneddoti, e Mogol ne approfitta anche per parlare del suo Centro e della necessita’ di opporre un baluardo (“fatto di competenza e passione”) a quella che definisce “la recessione della qualita’ della cultura popolare”. Tra i responsabili, a suo parere, le radio e le televisioni, e nemmeno Sanremo aiuta, con la ricerca esasperata dell’audience che induce a chiamare i soliti noti: “se oggi arrivasse – dice – una canzone di Mogol e Battisti ancora sconosciuti, non avrebbe chance”. E pensare che anche qualche giorno fa in Albania, in una intervista televisiva, in tanti parlavano con lui in italiano (“lo abbiamo imparato ascoltando le tue canzoni”, gli hanno detto).

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