lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

L’Umbria non è un posto per giovani: su 891 mila residenti, 221 mila sono ultra 65enni

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

Il dato è emerso oggi nel corso dell'audizione della commissione sanità e sociale dell'assemblea legislativa, presieduta da Solinas. Segnalate inoltre la mancanza di ambulatori geriatrici, la carenza di personale e disomogeneità dei servizi.

 
L’Umbria non è un posto per giovani: su 891 mila residenti, 221 mila sono ultra 65enni
Regione Umbria.  L’Umbria è una delle regioni italiane con il più elevato indice di vecchiaia: ci sono infatti 221 mila ultra 65 enni su 891 mila residenti. Inoltre il numero di accessi degli anziani in reparti dove, nella maggior parte dei casi, non dovrebbero stare, come il pronto soccorso e l’emergenza-urgenza, è cresciuto nell’ultimo triennio del 6%. Sono alcuni dei dati emersi oggi nel corso dell’audizione della commissione sanità e sociale dell’assemblea legislativa, presieduta da Attilio Solinas. Alla riunione hanno preso parte il direttore generale della sanità umbra Walter Orlandi, il direttore dell’azienda ospedaliera di Perugia Emilio Duca, il direttore dell’azienda ospedaliera di Terni Maurizio Dal Maso, il direttore della geriatria dell’azienda ospedaliera di Perugia Patrizia Mecocci, il presidente umbro della Società italiana geriatria ospedale e territorio (Sigot) Maurizio Luchetti, il direttore del distretto di Terni Stefano Federici, il neurologo della Usl Umbria 1 Serena Amici, il direttore generale del presidio “Seppilli” dell’azienda Usl1 Rita Morucci, il assistenza infermieristica dell’ospedale di Terni Riccardo Monti, il geriatra dell’ospedale di Spoleto Annamaria Spinelli, il dirigente sanitario Usl2 Pietro Manzi e i consiglieri DeVincenzi e Ricci (Rp), Rometti (SeR), Squarta (FDI), Chiacchieroni e Guasticchi (Pd).

Le criticità “Scontiamo la scarsezza di ambulatori geriatrici, la disomogeneità dei servizi sul territorio, la cronica carenza di personale e l’assenza di un Piano per la demenza. È necessaria – hanno affermato i geriatri – una check list di chi fa cosa, come e dove lo fa e serve un approccio multidisciplinare per la cura degli anziani, che non riguarda solo il fisico ma anche l’approccio psicologico, quindi occorre una collaborazione stretta con il medico di medicina generale, con lo psicologo per individuare le fragilità, con l’ortogeriatra per i numerosi casi di frattura delle ossa, con il dietista per un’alimentazione che prevenga ulteriori problemi”. I direttori Duca e Orlandi hanno riconosciuto che “il modello delle cure primarie è inadeguato al cambiamento dei bisogni di salute con il forte incremento dell’accesso di anziani e non garantisce la continuità delle cure. Non ci sono risorse per la geriatria di territorio. Si deve ricalibrare e diversificare in base ai nuovi bisogni”. I direttori Manzi e De Maso hanno evidenziato ulteriori difficoltà relativamente ai contratti collettivi di lavoro: “Si tratta di modelli estremamente rigidi – hanno detto – che non prevedono flessibilità. Il Prina (Piano regionale integrato per la non autosufficienza) prevede un’attività integrata sanitaria e sociale, con quest’ultima in capo ai Comuni che però non hanno più risorse. Quindi le aziende sanitarie dovranno probabilmente farsene carico, magari anche esponendosi a osservazioni della Corte dei Conti, dato che non si può penalizzare una utenza che ha nuove urgenze, com’è stato oggi ben evidenziato”.

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