“In base al Dlgs. n. 6/2016 e alla circolare ministeriale che impone il divieto di fumo anche nelle pertinenze esterne dei presidi ospedalieri – spiega Andrea Casciari – trasformeremo i nostri ospedali in ospedali senza fumo, con apposita segnaletica negli spazi esterni agli ingressi e rimozione dei portacenere presenti. Questa azione, frutto di una scelta consapevole e coerente, è rivolta in primo luogo agli operatori sanitari, che hanno un ruolo fondamentale nel favorire e facilitare la disassuefazione al fumo, con il corretto esempio oltre che con i giusti consigli ai pazienti”. Nella convinzione che il necessario lavoro di sensibilizzazione degli operatori finirà per coinvolgere l’intera comunità, l’unità antifumo aziendale, in collaborazione con il sevizio di prevenzione e protezione aziendale, ha già fatto uno dei primi corsi per accertatori del rispetto del divieto di fumo rivolto agli operatori aziendali.
Da quanto emerge dai dati del sistema di sorveglianza del quadriennio 2012-2015, in netta controtendenza rispetto alla media nazionale, nella Usl Umbria 1 la quota di fumatori di 18-69 anni è rimasta sostanzialmente invariata con una prevalenza del 31% (coerente con il dato regionale umbro) rispetto alla media nazionale del 26,9%. Ma il dato più allarmante è che non accenna a diminuire il numero di fumatori che non rispetta il divieto di fumare nei locali pubblici (16%) e nel luogo di lavoro (11%) né quello di chi fuma in casa (29%) anche in presenza di minori. Un quadro poco confortante, se si considera che il fumo di sigaretta è, assieme al sovrappeso, uno dei principali fattori di rischio per l’insorgenza di gravi malattie, come l’infarto, l’ictus o le patologie tumorali. Il fumo, però, non mette in pericolo solo la salute dei fumatori, ma è nocivo anche per coloro che, sebbene abbiano fatto la scelta di non fumare, vivono o lavorano accanto a chi fuma.
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