lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Milord, e i 33 passi di Murakami

‘Exit 33’: la compagnia di Manuela Giulietti, Undercover Dance Company, si è esibita in una notazione coreografica del celeberrimo romanzo di Haruki Murakami, Dance, dance, dance (1988).

 
Milord, e i 33 passi di Murakami
Perugia. ‘Allez venez Milord. Vous asseoir à ma table. Il fait si froid dehors. Ici, c’est confortable. Laissez-vous faire, Milord. Et prenez bien vos aises. Vos peines sur mon coeur. Et vos pieds sur une chaise. Je vous connais, Milord. Vous ne m’avez jamais vue. Je ne suis qu’une fille du port. Une ombre de la rue’. Che ne sarebbe del celeberrimo brano di Édith Piaf privato della sua notazione musicale, per poi essere trasposto nuovamente al ritmo di danza, e di una notazione altra, di stampo coreografico? Che ne sarebbe del testo del romanzo di Haruki Murakami, Dance, dance, dance (1988), se a intesserne il tessuto fossero quattordici danzatori-danzautori di una compagnia, vestiti di colori terragni, e con 33 sassolini nelle tasche? Che ne sarebbe dei 33 imperativi dell’uomo-pecora descritto da Murakami (capitolo XI), se quei 33 sassolini – macigni insostenibili delle nostre paure, delle nostre insicurezze fiere – non venissero riposti a terra, per poter tornare a danzare leggiadramente? E, ancora, che ne sarebbe della citazione di luoghi-non luoghi – Copenaghen, Kenia, New York, Oslo, Sicilia, Nizza, etc. –, se a proferirla non fossero voci fuori-campo, scandite prima, sovrapposte poi, in una strenua tendenza a cercare, e toccare, nuovi spazi cognitivi ancor prima che fisici?

Milord, e i 33 passi di Murakami. I ‘lieti calici’ della Traviata di Giuseppe Verdi – scena II –, e i luoghi della mente, le stanze della memoria. I sassi riposti, e i piedi che, sbloccatisi, tornano a danzare in un modo che giunge sempre gradito. I disegni infantili, stereotipati, e una lavagna con gessetti colorati, che tratteggiano profili (anche) umani. Un ammasso di corpi, linee intersecate, ronde-jambe, pliés, arabesques, e abbracci che non si toccano. Una solitudine, quella dei ballerini, e la solitudine del testo. E un tentativo di trascrizione, e di notazione, coreografico.

La compagnia di Manuela Giulietti, Undercover Dance Company, nell’alveo della stagione ‘Indizi’, si è esibita il 28, 29 e 30 aprile, in ‘Exit 33’, nella residenza artistica – Sala Cutu – dell’Associazione Culturale Teatro di Sacco, a Perugia: un’uscita, raggiunta al ritmo di 33 passaggi che i danzatori sono stati chiamati ad effettuare, annotando coreograficamente i 33 punti di sospensione del romanzo di Murakami, da cui lo spettacolo trae origine; un’uscita, che coincide, infine, con un’entrata, nella direzione della consapevolezza del sé. Una fine che sancisce un nuovo inizio.

Por de bras, gran pliés, giri-testa, rotazioni laterali, fuori-asse, attitudes: per tornare a danzare, i piedi si sbloccano, e i sassi, sineddochi dei fardelli umani, vengono appoggiati a terra, riproducendo il suono sincopato di tante nacchere. Sassi come strumenti musicali, dunque. Voci come note, movimenti ampi e circolari come tratti costitutivi di una forma di notazione non glottica, in cui il piano del contenuto – ‘1. Danzare, rispose. 2. – Continuare a danzare, finché ci sarà musica. 3. Capisci quello che ti sto dicendo? Devi danzare. 4. Danzare senza mai fermarti. 5. Non devi chiederti perché. 6. Non devi pensare a cosa significa. 7. Il significato non importa, non c’entra. 8. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. 9. E una volta che si saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. 10. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. 11. Finiranno per sempre. 12. E tu potrai vivere solo in questo mondo. 13. Ne sarai progressivamente risucchiato. 14. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. 15. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. 16. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. 17. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. 18. Per certe cose non è ancora troppo tardi. 19. I mezzi che hai, usali tutti. 20. Fai del tuo meglio. 21. Non devi avere paura di nulla. 22. Adesso sei stanco. 23. Stanco e spaventato. 24. Capita a tutti. 25. Ti sembra tutto sbagliato. 26. Per questo i tuoi piedi si bloccano. 27. Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro. 28. – Danzare è la tua unica possibilità, continuò. 29. – Devi danzare, e danzare bene. 30. Tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. 31. Se lo fai, forse anch’io potrò darti una mano. 32. Finché c’è musica, devi danzare! 33. Finché c’è musica, devi danzare! Fece eco la mia mente’ – si riverbera su quello dell’espressione, accordando repertoriazioni coreografico-musicali, mimiche facciali, linee fluide, sinuose, che ripercorrono, energicamente ed euritmicamente, i punti di sospensione del testo. Un testo, trascritto nuovamente in una notazione coreografica, in cui un’idea, un concetto sono tradotti – tradurre è tradire? – in empiricità, movimento, ductus, gesto manuale e antropologico di piedi che scrivono per terra, di braccia che eseguono tratti nell’aria.

È davvero possibile ‘ascoltare un gesto’? Forse sì, se si procede per elementa, per tratti costitutivi di singole lettere che divengono moto, passi, passaggi continui verso un’uscita-entrata, verso una fine-inizio. Forse sì, se financo la voce può diventare esperienza visiva, oltre che sonora, se anche la scrittura in fieri può essere tradotta in danza. E in 33 punti di sospensione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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