lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

‘Ndrangheta in Umbria, 21 arresti

Due diversi filoni d'inchiesta, arrestati i mandanti e gli esecutori dell'omicidio di Roberto Provenzano del 2005. Stroncato anche un ingente traffico di cocaina che arrivava a Perugia dalla Calabria con autobus di linea

 
Perugia. Ad appena un mese di distanza dall’operazione “Quarto Passo”, con 60 ordinanze di custodia cautelare, si torna a parlare di cosche e di ‘Ndrangheta in Umbria. La scorsa notte i carabinieri del Ros, insieme ai comandi territorialmente competenti, hanno eseguito 21 ordinanze di custodia cautelare su richiesta della Direzione distrettuale antimafia guidata dal Pm Antonella Duchini. Due diversi filoni di inchiesta, stessi protagonisti, tutti affiliati alla cosca calabrese dei Farao-Marincola.

I dettagli – I dettagli delle due operazioni “Trolley-Sotto Traccia” sono stati illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa in cui erano presenti il colonnello Cosimo Fiore, il generale Roberto Boccaccio e il generale Parente nonchè il pm Antonella Duchini. Oltre 150 i carabinieri impegnati nelle due operazioni, gli interventi hanno interessato anche le province di Catanzaro, Crotone, Terni, Prato, Roma oltre che Perugia. Quindici sono finiti in manette per traffico di droga, sei per l’omicidio, avvenuto nel 2005 a Ponte Felcino, di Roberto Provenzano. Molti dei nomi dei protagonisti, la provenienza, le modalità con cui agivano, si ricollegano alla presenza della cosca in Umbria e sono legati, a vario titolo, anche all’operazione Quarto Passo dello scorso dicembre.

Il prezzario delle intimidazioni – Omicidio, spaccio di droga ma anche azioni intimidatorie. Il sodalizio criminale aveva istituito un vero e proprio prezzario per questo genere di azioni: con 500 euro incendiavano attività commerciali, 3 mila euro era invece il prezzo per “spezzare le gambe a qualcuno”. Con sei mila euro invece si usava la pistola per intimidire o ferire chi sgarrava.

L’omicidio Provenzano – La notte tra il 28 e il 29 maggio 2005 in via Monte Fumaiolo, a Ponte Felcino, Roberto Provenzano viene raggiunto da un colpo di pistola alla testa. Nei giorni precedenti aveva espresso timore perché sapeva che qualcuno gliel’avrebbe fatta pagare per dei debiti di droga contratti. Unico imputato per il suo omicidio è stato Gregorio Procopio, ora in attesa della pronuncia della Cassazione dopo l’assoluzione in appello. Grazie a queste nuove indagini, come ha ricordato questa mattina il Pm Duchini, hanno permesso di rivisitare alcune intercettazioni relative all’omicidio. E’ stato quindi possibile individuare i mandanti, Salvatore Papaianni, Vincenzo Bartolo e Giuseppe Affatato, e gli altri esecutori oltre a a Gregorio Procopio, Antonio Procopio, Francesco Elia e Platon Guasi. “Lo dobbiamo tummare,lo ha detto Salvatore Papaianni”, si ascolta nelle intercettazioni. L’ordine di uccidere, dunque, era partito direttamente dalla Calabria.

La droga – La cosca riforniva l’intera regione con partite di droga che arrivavano direttamente a piazza Partigiani con autobus di linea provenienti dalla Calabria. Arrivava nascosta dentro ai trolley, ogni 15 giorni, 7-10 chili per volta di cocaina. Sempre dalle intercettazioni è emerso come gli affiliati alla cosca andavano a ritirare la droga mettendosi daccordo al telefono e riferendosi a “dobbiamo andare dal dottore” o “sono pronte le patate rosse”. Dopo aver ritirato la droga una fidata rete di spacciatori la distribuiva in entrambe le province di Perugia e Terni.

Umbria covo di ‘Ndrangheta – “L’Umbria non è più quell’isola felice di cui si poteva parlare fino a 10 anni fa”, ha detto il Pm Antonella Duchini e le operazioni di questi mesi lo confermano. I clan della ‘Ndrangheta penetrano nella nostra regione con il traffico di droga e con attività economiche illecite. “Le modalità sono le stesse dei clan di riferimento – ha spiegato il generale Parente – c’è una stretta dipendenza con le cosche d’origine e si utilizzano gli stessi modi intimidatori”.

“Ma – ha escluso la Duchini – non c’è alcun tipo di correlazione con personaggi politici e istituzionali”.

 

 

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