lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Odissea nella steppa: la conclusione

I Mad Ponies ritornano a casa sani e salvi dopo un mese di viaggio: la spedizione è conclusa con successo

 
Odissea nella steppa: la conclusione
Perugia. Ogni Odissea che si rispetti termina con il rientro in patria del protagonista: in questo caso i protagonisti sono tre (i già citati Mad Ponies: Giacomo Bartoccioli, Eugenio Farinelli e Giuseppe La Monica) ma il copione è stato rispettato. Dopo un mese di avventure a bordo di una Opel Frontera del 1996 infatti i viaggiatori sono finalmente tornati a casa.

L’arrivo – Il luogo di arrivo ha coinciso con quello di partenza, ossia piazza IV Novembre. Ecco quindi che alle 16.15 circa l’auto si ferma davanti alla Fontana Maggiore: ad accogliere i ragazzi una piccola folla, un po’ meno nutrita di quella radunatasi un mese fa. Immancabili le autorità: il sindaco Andrea Romizi (a cui Bartoccioli salta letteralmente in braccio appena sceso dall’auto), il console onorario del Kazakistan per l’Italia e San Marino Giovanni Pomponi e l’assessore Michele Fioroni, arrivato in un secondo momento. I tre, con in testa dei colbacchi di pelo di volpe, cominciano, dopo il siparietto poc’anzi descritto, a sventolare tre bandiere: una kazaka, una russa e una con il grifo rampante del Comune di Perugia. A questo punto ricevono anche un dono: è un ritratto, realizzato dall’amico Gerardo Rutigliano, che raffigura un Bartoccioli ammiccante in pelliccia.

Il racconto – L’impresa è riuscita sotto tutti i punti di vista: commerciale, culturale e non ultimo sanitario, visto che i tre sono tornati senza neanche un graffio. Tuttavia le difficoltà non sono certo mancate, come ci raccontano i protagonisti: apprendiamo infatti che durante tutto il viaggio di andata il riscaldamento della Frontera non ha funzionato, il che aggiunto ai numerosi spifferi che penetravano nella vettura e alla temperatura esterna con punte di -20°C non ha certo reso il clima al suo interno particolarmente mite. Non è andata meglio al ritorno, in cui un guasto meccanico (la rottura del radiatore) a 200 km dal confine con la Russia ha costretto i viaggiatori ad uno stop forzato, perdipiù ad un solo giorno dalla scadenza del visto. Solamente gli interventi provvidenziali di Pavel, un simpatico tuttofare apparso chissà come, e di un meccanico del posto (ribattezzato Gengis Khan), che ha saputo subito trovare un pezzo di ricambio, hanno evitato problemi ulteriori. Non solo asperità ma anche momenti lieti: i ragazzi ricordano in particolare l’ospitalità kazaka e russa e relativi piatti e bevande tipiche, come carne di cavallo con aglio e cipolla, oppure vodka e cognac (queste ultime mai assunte quando dovevano guidare, sottolineano).

Nuove imprese? – I Mad Ponies descrivono il viaggio come “un divertimento e una sofferenza insieme” e dicono di non avere in progetto altre avventure al momento. Tuttavia chi gli sta intorno si dice convinto che presto o tardi sentiremo ancora parlare di loro e di qualche nuova impresa bizzarra.

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