lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Omicidio Città di Castello: “Insulti, minacce e botte alla madre già prima del tragico epilogo”

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

È quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare a carico del figlio della vittima, basata sulle testimonianze dei parenti. I difensori: "È sotto shock, ha bisogno di aiuto"

 
Omicidio Città di Castello: “Insulti, minacce e botte alla madre già prima del tragico epilogo”
Perugia. Insulti, minacce di morte e botte con il bastone della scopa: questi episodi avrebbero caratterizzato il rapporto tra Federico Bigotti e la madre Anna Maria Cenciarini. È quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare richiesta dai magistrati Antonella Duchini e Carmen D’Onofrio ed emessa dal gip Carla Maria Giangamboni, a seguito delle testimonianze del padre e del fratello di Federico.

Le modalità dell’omicidio – La procura, oltre a ufficializzare l’accusa di maltrattamenti, ha provato a ricostruire le modalità dell’omicidio: “Almeno nove coltellate utilizzando un coltello da cucina”, colpi inferti “all’emitorace sinistro, al mento e nella parte sinistra del collo, con crudeltà verso la vittima, continuando a colpirla con numerose coltellate mentre la medesima, priva di difese e non in grado di opporre resistenza alle ferite mortali, versava già in stato agonico”.

Il movente – Movente sarebbe “l’ennesima lite familiare”, tragicamente degenerata in omicidio. Anna Maria cercava infatti di spronare Federico, che da sempre aveva avuto numerosi problemi, a trovare una strada nella sua vita: per questo insieme al padre lo accompagnava a portare curriculum nei negozi e ristoranti della zona, ma tale aiuto non era affatto gradito dal figlio, stando alla ricostruzione dei pm.

 

La strategia dei difensori – Proprio sui problemi del ragazzo si concentra la difesa da parte degli avvocati Francesco Areni e Vincenzo Bochicchio:”Federico aveva bisogno di aiuto già da prima e nessuno lo ha capito. Erano due anni che non usciva di casa, e di fatto viveva dentro la camera. Non aveva mai preso la patente, non studiava e non lavorava, negli ultimi mesi è stato protagonista di un drammatico dimagrimento perdendo circa 30 chili”. Allo stato attuale “Federico non solo è sotto shock, ma è letteralmente terrorizzato. È in isolamento guardato a vista: lo faremo visitare da un consulente psichiatrico di nostra fiducia perché ne ha assoluto bisogno. Al consulente chiederemo di valutare il suo stato psichico, prima durante e dopo i fatti». I legali annunciano inoltre ricorso al Tribunale della libertà per il riesame delle risultanze indiziarie in merito alla contestazione di maltrattamenti.

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