In merito alle richieste di misure cautelari avanzate dal pubblico ministero Alessandro Crini, la Corte di Firenze ha stabilito di ritirare a Raffaele Sollecito il passaporto e gli altri documenti validi per l’espatrio, avendo il giovane più volte trascorso dei soggiorni in Paesi stranieri che non hanno accordi giudiziari con l’Italia, e dai quali sarebbe pertanto difficile ottenere l’estradizione in caso di condanna definitiva in Cassazione. Riguardo la Knox, invece, trovandosi la giovane nel suo Paese di residenza, gli Stati Uniti, in forza di una sentenza di assoluzione in secondo grado – poi annullata dalla Cassazione –, i giudici non hanno ritenuto necessario erogare alcuna misura cautelare: ufficialmente perché “non sussiste oggettivamente il pericolo di fuga dal territorio nazionale”, mentre in realtà appare evidente come sarebbe a dir poco difficile far rispettare ad una cittadina americana una misura cautelare emessa da un tribunale italiano. In conclusione, nessuno dei due imputati tornerà in carcere fino alla sentenza definitiva.
Tornando al Tribunale di Firenze, nessuno dei due imputati era presente in aula al momento della lettura della sentenza: come detto, Amanda Knox è rimasta negli Stati Uniti, dove è tornata nel 2011 subito dopo la provvisoria assoluzione, mentre Raffaele Sollecito ha lasciato l’hotel nel quale alloggiava per assistere alla lettura, pare, in casa di alcuni amici fiorentini. I giudici di Firenze, dunque, hanno confermato la sentenza di primo grado per Sollecito, mentre per la Knox la pena è aumentata in quanto all’omicidio si è aggiunta la calunnia nei confronti di Patrick Lumumba.
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