Raffaele Sollecito – “Finalmente mi hanno creduto, è questa la mia più grande soddisfazione. Sono felicissimo. Quella stessa magistratura che mi ha condannato ingiustamente mi ha restituito oggi la dignità e la libertà”. Queste le parole di Raffaele Sollecito agli amici, ai due zii e alle cugine presenti nella sua casa di Bisceglie dopo la sentenza . “In questi anni – racconta il suo avvocato, Francesco Mastro – Raffaele ha sempre ripetuto: ‘Ma perchè non mi credono?”.
Amanda Knox – Si dice “sollevata” anche Amanda Knox, che ha atteso il verdetto nella sua casa di Seattle insieme ad amici e parenti. “Sono enormemente sollevata e grata per la decisione della Cassazione italiana – scrive in un comunicato -. La consapevolezza della mia innocenza mi ha dato la forza nei tempi più bui di questo calvario”, durante il quale “ho avuto l’inestimabile sostegno della mia famiglia, degli amici e di sconosciuti”. Poi, al telefono con uno dei suoi legali, l’avvocato Luciano Ghirga, singhiozza dalla gioia: “Ho ripreso la mia vita… Luciano grazie, ti voglio bene”. “Ora sta solo festeggiando – ha spiegato l’avvocato – e non pensa a cosa farà nei prossimi giorni. Così come non pensa ad alcuna richiesta di risarcimento” per ingiusta detenzione, chiarisce, smentendo l’ipotesi avanzata dall’altro legale. “Grazie dal profondo del mio cuore. La vostra gentilezza mi ha sostenuto. Vorrei solo potervi ringraziare ognuno di persona”, dice ancora Amanda rivolgendosi ai suoi supporter. Anche la famiglia della giovane ha scritto un comunicato per “esprimere profonda gratitudine a coloro che hanno sostenuto Amanda. Innumerevoli persone, da esperti di Dna di fama mondiale, ad ex agenti dell’Fbi, fino ai cittadini comuni impegnati per la giustizia, hanno parlato della sua innocenza. Siamo entusiasti e grati – scrive ancora la famiglia Knox – per la decisione presa oggi dalla Corte italiana. E siamo grati oltre ogni misura per tutti coloro che hanno fatto così tanto per lei”.
La condanna per calunnia – Giudicata innocente per l’omicidio, Amanda Konx è, però, stata definitivamente condannata dalla Cassazione a tre anni di reclusione per aver calunniato, nel corso delle indagini sull’omicidio di Meredith Kercher, Patrik Lumumba, accusandolo del delitto. In primo grado Amanda Knox aveva avuto, per la calunnia, una pena di un anno, che era stata poi aumentata fino a tre anni e sei mesi dalla Corte d’assise d’appello di Firenze perchè i giudici avevano ritenuto che Amanda avesse accusato Lumumba “per assicurare a sè l’impunita’ dal reato di omicidio” (aggravante prevista dall’articolo 61 n. 2 del codice penale). Esclusa ora la responsabilità della giovane americana per il delitto di Meridith, la pena per la calunnia è stata definitivamente fissata in tre anni di reclusione, pena già interamente scontata in fase di carcerazione preventiva.
L’avvocato Buongiorno – L’urlo di gioia dell”avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Sollecito, alla lettura della sentenza ha ricordato quello che lei stessa fece in occasione dell”assoluzione di Giulio Andreotti, che pure difendeva. “E’ stata una battaglia durissima, era palese che Sollecito fosse innocente, e questa Cassazione ha avuto il coraggio di affermarlo”.
I genitori di Meredith – Arline Kercher, madre di Meredith Kercher, dal canto suo, si è detta “sorpresa e molto scioccata”. Di tono dimesso anche il commento dell’avvocato Francesco Maresca, difensore della famiglia Kercher. “E’ una verità difficile da digerire per la famiglia, per noi che l’abbiamo difesa e per i giudici che hanno emesso i verdetti di condanna. Ritengo che sia una sconfitta per il sistema giudiziario italiano”.
La magistratura – “Evidentemente avevamo ragione noi”, ha commentato Claudio Pratillo Hellmann, presidente della Corte d’assise d’appello di Perugia che nel 2011 assolse Amanda e Raffaele; mentre il sostituto procuratore generale di Perugia Giancarlo Costagliola ha detto di essere “curioso di leggere le motivazione della sentenza. “Prendo atto della sentenza – ha detto il magistrato – e ho il massimo rispetto per le decisioni della Corte”.
Rudy Guede, l’unico condannato – La vicenda dell”omicidio di Meredith Kercher si chiude, dunque, con un unico punto fermo: riguarda Rudy Guede, il solo degli imputati che ha scelto il rito abbreviato e definitivamente condannato a 16 anni di reclusione. L’ivoriano ha da subito ammesso la sua presenza nella villetta del delitto, affermando però di essere stato in bagno mentre la Kercher veniva uccisa da altre due persone. Guede ha poi sostenuto più o meno espressamente che in casa c’erano Sollecito e la Knox.
La vicenda – Amanda Knox, originaria di Seattle, era arrivata a Perugia per studiare scrittura creativa all’Università per Stranieri. Appassionata di yoga e calcio era da poco fidanzata con Raffaele, conosciuto a un concerto di musica classica. Lui, amante tra l’altro di fumetti manga, all’epoca frequentava ingegneria informatica in cui si è laureato in carcere specializzandosi poi da libero in realtà virtuale. Le immagini di Sollecito e della Knox abbracciati davanti all’ingresso della casa di via della Pergola hanno fatto il giro del mondo. I due hanno però sempre negato di essere stati nella villetta la sera dell’omicidio. Erano invece – hanno detto più volte – a casa di Sollecito dove avrebbero dormito. Una versione alla quale non ha tuttavia creduto la polizia che ha condotto una complessa indagine coordinata dal sostituto procuratore Giuliano Mignini (poi affiancato in dibattimento da Manuela Comodi). Per gli inquirenti le tracce di Dna (come quello di Sollecito sul gancetto del reggiseno della studentessa inglese), le impronte (anche di piedi nudi insanguinati) e le testimonianze raccolte collocano i due giovani nell’abitazione mentre la Kercher veniva uccisa. Un omicidio con un movente a sfondo sessuale, ha ipotizzato inizialmente l’accusa. Collocato in un quadro che ha portato all’arresto e alla condanna in primo grado dei due giovani ma anche a quella definitiva di Guede.
Elementi che le difese di Sollecito e della Knox hanno ritenuto da subito non certi. Dando battaglia in particolare sull’attendibilità della prova genetica (il gancetto di reggiseno repertato dalla polizia scientifica dopo diversi giorni di sopralluoghi) e quella delle testimonianze, in particolare di Guede. Tesi accolte dai giudici d’appello perugini che hanno assolto i due giovani, rendendoli di nuovo liberi, con una sentenza poi però annullata dalla Cassazione e ribaltata in appello a Firenze con una nuova condanna. Per i giudici toscani fu la Knox a sferrare la coltellata mortale a Meredith colpita con un’altra lama anche da Sollecito nel corso di un’aggressione successiva a una lite alla quale prese parte anche Guede. Una ricostruzione che non ha convinto la Cassazione, la quale ha scritto la parola fine alla vicenda giudiziaria di Amanda e Raffaele, assolvendoli definitivamente dall’accusa di omicidio.
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