La vicenda – Appresa la notizia, gli occupanti del centro sociale hanno subito detto la loro sul proprio profilo facebook: “Quindici anni anni di autogestione, attività, politica, concerti, laboratori sacrificati in nome della spending review e della austherity. Ecco il nuovo che avanza, ecco che chi si propone di interpretare il cambiamento dopo 60 anni di guida del centro sinistra in città (come se anche loro non ci avessero provato più volte!), impone la sua innovativa visone del futuro: chiudere spazi di aggregazione e socialità in periferia, in nome del fare cassa e più in generale svendere il patrimonio immobilare”. È ancora, leggiamo sul profilo Facebook del centro sociale a Ponte San Giovanni: “Ma di quale rinnovamento stiamo parlando? Ci ritroviamo come sindaco un ragazzetto aristocratico con la puzza sotto il naso votato dall’11% della popolazione. Pensate davvero di risanare le casse comunali e rilanciare la città mettendo in vendita immobili abbandonati, terreni e spazi di aggregazione?”. Infine è stato lanciato l’appuntamento per la manifestazione di oggi.
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