lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Perugia, una “multilevel security” contro infiltrazioni e criminalità

Presentato questa mattina in Regione il progetto studiato da una task-force di docenti dell'Università per sensibilizzare i giovani e la cittadinanza

 
Perugia, una “multilevel security” contro infiltrazioni e criminalità
Perugia. Educare alla legalità e coinvolgere tutto il tessuto sociale nella lotta alle infiltrazioni e alla criminalità. Si prefigge questi obiettivi il progetto “multilevel security” presentato stamattina dalla task-force di docenti dell’Università degli studi di Perugia durante un incontro con la Commissione regionale sulle infiltrazioni mafiose e le tossicodipendenze.

La task-force – Dopo un’audizione tra la Commissione regionale e l’Università, è stato proprio il Rettore Moriconi a nominare cinque docenti incaricati di elaborare proposte per coinvolgere i giovani studenti dell’Ateneo perugino. Sono così entrati a far parte del gruppo di studio e lavoro Roberto Segatori, docente di Sociologia dei fenomeni Politici, Carlo Fiorio, professore di diritto processuale penale a Giurisprudenza e Garante dei detenuti dell’Umbria, Gaetano Mollo, professore di Pedagogia generale, Mauro Bacci, docente di medicina legale, coordinati dalla Professoressa Mirella Damiani, che insegna Economia internazionale.

Il progetto – Il progetto muove le basi dal presupposto che anche l’Umbria, ormai, è diventata terra di infiltrazioni e vuole superare il criterio della “delega” ai soggetti istituzionalmente preposti il compito di prevenire e contrastare questi fenomeni. Da qui l’idea di una “multilevel security”, una sicurezza multilivello in cui ciascuno può, e deve, fare la sua parte. In particolare il modello prevede l’individuazione di aree a rischio come appalti pubblici, trasferimenti di soldi, concessioni edilizie, gestione di locali notturni o sale giochi, prostituzione e spaccio, attentati o incendi dolosi e la condivisione di informazioni con le forze dell’ordine e le istituzioni.

‘Eventi sentinella’ – Particolare attenzione andrebbe dedicata all’attività di segnalazione degli ‘eventi sentinella’, che consentono di capire, anche alla magistratura, dove intervenire. L’offerta didattica, secondo la professoressa Damiani, deve coinvolgere gli studenti in modo concreto, facendo loro esempi reali e vicini alle loro esperienze. Soprattutto in considerazione della recente correzione del Pil fatta dall’Istat per cui droga, gioco d’azzardo e prostituzione valgono in Italia dieci volte più che in Germania. Un’economia illegale che, come ha ricordato la Professoressa Damiani, viene quantificata nell’11% del Pil.

Dissonanza comportamentale – L’obiettivo, secondo il sociologo Roberto Segatori, è di riuscire a superare la cosiddetta dissonanza comportamentale o percettiva. “Organizzo spesso per i miei studenti convegni e conferenze con Procuratori o testimoni di giustizia, – ricorda il Professor Segatori – ho invitato all’Università Piero Grasso, quando era a capo della Direzione nazionale antimafia e Rita Borsellino. Gli studenti partecipano sempre con entusiasmo a questo tipo di incontri, si appassionano, applaudono. Poi, però, non si rendono conto che acquistare droga dietro alle scalette del Duomo significa finanziare la mafia. E allora dico sempre loro: non vi limitate a battere le mani, servono comportamenti coerenti”.

Il progetto in Aula – Dopo aver illustrato il progetto il presidente della Commissione regionale Brutti  si è impegnato affinché il “progetto venga portato in Aula e votato dal Consiglio regionale prima della fine della legislatura”. Brutti ha inoltre proposto il coinvolgimento delle Prefetture affinché il “lavoro fatto non venga disperso visto che il progetto è a media e lunga scadenza. Chiederò un impegno istituzionale su questi temi anche in futuro perché il fenomeno dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel nostro territorio è di estrema gravità e in via di allargamento”.

 

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