Le scelte di Poste Italiane già attuate Ad oggi – spiegano gli esponenti leghisti – sono già stati chiusi ben 11 uffici tra Perugia e Terni, altri 19 hanno già una chiusura parziale ed ora (in merito alla delibera Agcom 395/15) tra luglio e settembre, il servizio di recapito diverrà a giorni alterni in tutti i comuni dell’Umbria. Nonostante gli incontri fra le parti sbandierati dalla Giunta Marini, la verità è che a breve verranno messe all’angolo almeno 93 eccedenze, una cifra importante che “testimonia l’incapacità dell’Amministrazione regionale nel difendere il proprio territorio. E chi sarà la vittima sacrificale di queste scelte puramente finanziarie che mirano a premiare dirigenti e consigli di amministrazione? Ovviamente i cittadini e gli anziani che vedranno slittare anche il pagamento delle proprie pensioni”. Ma non è finita qui. “Dopo la quotazione in borsa – spiegano Mancini e Fiorini – Poste Italiane non perda di vista la sua missione di servizio alla collettività, di supporto alle amministrazioni dei piccoli Comuni, alla forte difesa e tutela del risparmio non certo speculativo: nel momento in cui si tagliano i servizi ai cittadini e i posti di lavoro, aumentando però il numero dei dirigenti e il loro compenso, di certo si sta andando dalla parte opposta”.
I dati del gruppo Dati alla mano il gruppo è passato da un organico complessivo di 155,6 mila unità del 2005 a 144,6 mila nel 2014, negli stessi anni il numero dei dirigenti passava da 721 a 789 e i quadri crescevano di 2.325 unità. Cifre che lasciano ben poco spazio all’interpretazione: contemporaneamente nelle aree operative si assiste a una forte contrazione di posti di lavoro, che da 131.399 del 2005 si sono ridotti a 123.255 nel 2014 con un saldo negativo di – 8.144 unità. “Quando si tratta di equilibri salariali, di tutela di posti di lavoro e di pensioni – fanno notare – ormai questo Pd renziano della diseguaglianza, fa proselitismo ovunque comprese Poste Italiane: il costo medio di ciascun dirigente è passato da 174.600 euro nel 2005 al valore record di 253.037 nel 2013 e per l’anno 2015 dubitiamo che saranno ridimensionati. Alla faccia dei lavoratori. Almeno cari fan Leopoldini evitateci incontri con slide e acronimi in inglese; a noi basta che ci teniate aperti gli uffici postali e che salvaguardate i posti di lavoro dei vostri dipendenti già martoriati dalla politica arrivista e finanziaria del Governo nazionale”.
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