Il format – Il festival sarà incentrato sui documentari, forse la forma cinematografica che si presta meglio alle istanze di carattere sociale, e durerà dal 18 al 27 settembre. Saranno coinvolte cinque diverse sale cinematografiche: Zenith, Méliès, Sant’Angelo, Postmodernissimo a Perugia e Pegasus a Spoleto. In palio dieci diversi premi (PerSo Award; Menzione speciale della giuria; PerSo Agorà; PerSo Short Award; PerSo Short Jail; PerSo Agorà Short; PerSo da non perdere “Massimo Betti”; PerSo da non perdere Agorà; PerSo Spot; PerSo “Umbria in celluloide”) per un totale complessivo di 21.000 euro, assegnati da cinque differenti giurie (quella ufficiale, composta da Roberto Andò, Valentina Carnelutti e Piergiorgio Giacchè; quella del comitato di selezione; quella del pubblico; quelle per così dire particolari, composte rispettivamente da detenuti e da rifugiati politici). La cerimonia di premiazione si celebrerà la sera di domenica 27 al Postmodernissimo e avrà come ospite d’eccezione Valerio Mastrandrea.
L’appello – Un grande auspicio e insieme un appello condiviso da tutti i relatori odierni è quello di fare in modo che l’Umbria recuperi un ruolo più centrale nel mondo del cinema, si doti di una propria film commission e riesca conseguentemente ad accedere ai fondi ministeriali (che in realtà sono arrivati al festival, ma per il misero ammontare di 5.000 euro, a fronte di spese consistentemente più elevate).
La Marini e il welfare – La Marini coglie la palla al balzo e fa considerazioni sul sistema di welfare, regionale e non solo: “Il welfare è un punto di vista sul mondo e sulla società, è la vera peculiarità che caratterizza l’Europa rispetto al resto del mondo. È passata anche l’idea che i diritti sociali rappresentino un lusso in tempi di crisi: non è così. Mi auguro che questo festival contribuisca a sensibilizzare sui temi sociali e a ristabilire la giusta gerarchia dei valori”.
L’aneddoto di Montaldo – Infine Giuliano Montaldo, che ha ricordato la propria origine narnese, ha voluto chiudere con una battuta, che suona come un invito a non mollare: “Mi ricordo la mia prima esperienza cinematografica, il film “Achtung! Banditi!”, in cui recitavo una piccola parte. Rimasi estasiato a osservare la macchina da presa, allorché il capo macchinista notò la cosa e si rivolse a me in dialetto romanesco: “Volete fa’ er regista? State attento, che er cinema sta ‘n crisi”. Era il 1951…”.
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