L’inchiesta – L’inchiesta del Nas – scaturita a quanto risulta da un esposto anonimo, probabilmente fatto da una persona vicina a uno degli ospiti – è stata condotta mediante intercettazioni ambientali e riprese video. A questa sono seguiti il provvedimento di sequestro (ma la comunità rimarrà comunque attiva, pur con personale e dirigenti diversi) e l’ordinanza di custodia cautelare del gip di Perugia Carla Giangamboni, dinanzi al quale lunedì 13 giugno inizieranno gli interrogatori di garanzia.
L’accusa – Nell’ordinanza si parla di una “situazione allarmante” e di un “quadro indiziario di rilevantissima gravità”. Dentro la comunità sarebbero state “abitualmente perpetrate violenze fisiche e psicologiche, abusi, anche mediante umiliazioni e maltrattamenti degradanti”. Tra gli episodi citati, si parla: di una paziente cui sarebbe stato torto un braccio fino a causarle una frattura; di un paziente che sarebbe stato preso per il collo e colpito con un pugno; ma anche di ospiti rispettivamente costretti a rimanere in piedi con la faccia rivolta al muro, immobilizzati con lo scotch, bagnati con secchiate d’acqua.
Le dichiarazioni del difensore – Parla invece Luca Gentili, il difensore del titolare della comunità, che ha dichiarato all’Ansa: “C’è massimo rispetto del segreto investigativo, l’indagine è in una fase iniziale. Il mio assistito non ha comunque mai saputo di presunti maltrattamenti che sarebbero tuttavia addebitati a due o tre operatori sulla trentina presenti complessivamente, mentre agli altri verrebbe addebitato una sorta di concorso morale”.
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