Protocollo approvato Il “protocollo d’intesa”, che impegna i tre presidenti fino alla scadenza della legislatura in atto, è stato approvato nella seduta di ieri dalla Giunta regionale su proposta della presidente Marini e nasce dall’esigenza di “individuare in alcuni ambiti definiti dallo stesso protocollo, sedi e momenti di consultazione, collaborazione e coordinamento delle rispettive azioni politico-amministrative che possa far valere maggiormente il peso dei territori e delle popolazioni di riferimento, tanto rispetto alle Istituzioni europee, attraverso le quali sempre più passano le decisioni e le risorse per lo sviluppo, quanto dei confronti dei grandi gestori nazionali di servizi essenziali allo sviluppo”.
Nuove linee comuni La dimensione territoriale delle tre Regioni, si afferma ancora nelle premesse del “protocollo d’intesa”, potrebbe inoltre essere più adeguata per attrarre grandi investimenti per opere pubbliche di interesse comune, nonché per gestirne la realizzazione”. L’accordo prevede che i tre presidenti si riuniscano, anche insieme ai rispettivi assessori, per concordare linee di azione comuni e progetti di collaborazione, e stabilisce, inoltre, che le Giunte regionali effettueranno incontri periodici a cadenza almeno semestrale per approvare i programmi e monitorarne la realizzazione. Si istituiscono, infine, gruppi tecnici di lavoro interregionali negli ambiti previsti dal “protocollo”.
La mozione di Ricci Inizia quindi a delinearsi il percorso che potrebbe portare alla realizzazione della macroregione, sulla quale il consigliere regionale Claudio Ricci (Ricci presidente) ha annunciato la presentazione di una mozione per invitare la Giunta regionale “a commissionare uno studio sui possibili assetti”, al fine di poter avere “parametri valutativi utili per aprire una ampia fase partecipativa regionale e indirizzare, nonché governare, la decisione conclusiva. Ogni decisione della Regione Umbria, malgrado il complesso ambito legislativo, sarà in capo alle istituzioni nazionali, dovrà essere supportata da un adeguato e approfondito studio sui criteri, il ruolo e l’ottimale perimetro della macroregione entro il quale l’Umbria dovrà far parte per indirizzare e governare i processi decisionali nazionali. Auspico che sia coinvolto, nel gruppo di lavoro incaricato della ricerca, specifico personale della Giunta e dell’Assemblea legislativa, istituti di ricerca regionali, nonché esperti dell’Università di Perugia affini alle tematiche da analizzare”.
Le critiche della Lega Nord Polemici invece gli esponenti della Lega Nord Valerio Mancini e Emanuele Fiorini secondo i quali il presidente Marini “sta svendendo l’Umbria alla Toscana” anziché dare la giusta attenzione a problematiche interne alla regione, tra cui il futuro della polizia provinciale. “In ottica di macroregione – hanno spiegato – la prossima settimana a Perugia ci sarà un pranzo di lavoro tra i presidenti delle tre assemblee regionali. Nel frattempo però a Perugia e a Terni abbiamo una Polizia provinciale sensibilmente ridimensionata nell’organico e nel servizio e a rimetterci sono sempre i cittadini. Il mancato interesse di questa Giunta alla questione è riscontrabile anche nel fatto che l’argomento non è stato affrontato in Aula. La polizia provinciale è un patrimonio da salvaguardare: si tratta di personale altamente qualificato da impiegare in ruoli importanti in termini di sicurezza e controllo, a partire dall’ambiente. Allo stesso modo lasciare senza vigilanza il settore venatorio è una follia che poteva venire in mente solo all’assessore Fernanda Cecchini, perché sono ben 28 mila le licenze di caccia rilasciate. Tanti problemi che si potevano tradurre in un risparmio reale, invece con la riforma Delrio una minore spesa in Provincia diventa una maggiore in Regione. Continueremo a batterci – concludono – per una Regione forte che non perda la propria identità, che sia a fianco dei cittadini e non succube degli interessi di Renzi e del Pd”.
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