Il trattamento – L’indicazione all’effettuazione di questo innovativo trattamento è scaturita da un’ampia discussione del caso clinico del paziente in cura presso la struttura complessa di Oncologia diretta dal prof. Lucio Crinò, effettuata dal gruppo multidisciplinare composto da più specialisti (medici nucleari, oncologi, urologi, radioterapisti). Il trattamento ha coinvolto oltre al personale medico, infermieristico e tecnico della struttura complessa di Medicina Nucleare i fisici e tecnici della struttura di Fisica Sanitaria, diretta da Roberto Tarducci, per quanto riguarda gli aspetti dosimetrici, radioprotezionistici e di calibrazione degli strumenti di misura. La procedura medico-nucleare non ha dato luogo ad alcun effetto collaterale precoce ed il paziente è stato dimesso poche ore dopo la terapia.
L’elemento – “Il radio-223 presenta caratteristiche fisiche di emissione differenti dal radio-226, ben noto al largo pubblico per la scoperta dei coniugi Curie nel 1898, che fruttò a Marie il premio Nobel per la chimica nel 1911 – sottolinea Dottorini – l’emissione alfa consente di impartire una elevata concentrazione di dose in uno spazio limitato, con il risultato di una notevole efficacia a livello delle cellule neoplastiche e di modesti effetti indesiderati, in particolare a carico del midollo emopoietico. Gli studi registrativi del radiofarmaco hanno evidenziato un significativo impatto del trattamento sulla sopravvivenza, oltre che sul livello del dolore, con effetti indesiderati nettamente inferiori rispetto ai trattamenti convenzionali”.
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