Tornando a Nencini, al Csm sarà oggetto di un’istruttoria parallela per verificare se, come hanno chiesto i laici del centro-destra, abbia mostrato con le sue dichiarazioni una “grave carenza di imparzialità”, che possa giustificare il suo trasferimento d’ufficio. Un dubbio legato soprattutto al riferimento fatto dal magistrato alla scelta di uno degli imputati condannati, Raffaele Sollecito, di non farsi interrogare. E proprio il giovane barese è stato durissimo su Nencini, che nelle sue dichiarazioni alla stampa avrebbe affermato come Sollecito non si sia mai fatto interrogare. “Nessuno l’ha mai chiesto – dice Sollecito a Oggi – Avrebbe dovuto farlo la Procura di Perugia, invece il Pm Mignini si è limitato ad assistere all’interrogatorio di garanzia del Gip. Neppure le parti civili hanno chiesto che fossi interrogato. Io ero a disposizione. E perchè mai, comunque, questo avrebbe dovuto aggravare la mia posizione? Cosa sarebbe cambiato? Cosa avrei potuto aggiungere a quello che avevo dichiarato? Ma il presidente è andato oltre. Ha detto anche ‘che l’omicidio è maturato così, che se Amanda quella sera fosse andata a lavorare da Lumumba, Meredith sarebbe ancora viva. Insomma cose da ragazzi’. Parole allucinanti. Come se io mi alzassi al mattino, non avessi niente da fare e dicessi: adesso vado a uccidere una ragazza. Ma cosa vuol dire “cose da ragazzi”?”. Sulla ragazza con cui ha passato le ore precedenti e successive alla sentenza, Greta Menegaldo, Sollecito dice: “Greta mi sta vicino perchè mi vuole bene, ma non è la mia fidanzata. Che prospettive posso offrire io in questo momento a una ragazza? Lasciatela fuori da questa storia Nessun commento, invece, da parte di Nencini, che nei giorni scorsi aveva spiegato che non vi era stata alcuna intervista “preordinata”, e che soprattutto non aveva espresso alcun giudizio sulla strategia difensiva di Sollecito né anticipato le motivazioni della sentenza.
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