Ecco allora che diventa fondamentale parlare di gioco in Italia, precisamente di quella filiera divenuta sinonimo di sviluppo economico e tecnologico. Lo sanno bene all’ADM, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, da sempre attenta agli sviluppi delle ultime tecnologie, per tutto quello che riguarda l’“accessibilità”.
E a proposito di connettività, il boom del gioco si spiega proprio in questo senso. Era il 2003, quando il 3G è diventato disponibile. Era invece il 2007 quando sono comparsi i primissimi smartphone. L’ultimo step invece porta come anno il 2020, quando la pandemia Covid 19 ha costretto quasi la totalità delle agenzie e dei punti di gioco a tirare già la saracinesca. Innestando una reazione a catena che ha portato all’ampliamento e al boom del gioco online
Ma la pandemia ha riportato in alto anche le quotazioni del gioco legale. Lo si legge nella Relazione della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) consegnata al Parlamento e relativa al secondo semestre del 2020. I dati mettono in luce dei sequestri alle organizzazioni criminali pari a un valore di 287 milioni e 441mila euro, tre volte di più di quanti ne sono stati sequestrati nei primi sei mesi dell’anno, quando i sequestri si fermarono a 88 milioni. Le confische sono quindi più che triplicate: dai 42 milioni del primo semestre ai 181 del secondo.
E a crescere sono anche le attività criminali pugliesi. “Ricalcando il percorso evolutivo della ‘ndrangheta i clan foggiani si sarebbero mostrati capaci di stare al passo con la modernità, pronti a cogliere e sfruttare le nuove occasioni criminali offerte dalla globalizzazione. In questi termini il fenomeno mafioso foggiano desta maggior allarme sociale tanto da essere considerato dalle istituzioni, soprattutto negli ultimi tempi, un’emergenza nazionale”, si legge così nel report della DIA. Perché è importante non allentare la presa sul contrasto al gioco illegale.
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