Si, perché, ieri, la presidente della Regione Catiuscia Marini ha fatto il bilancio di fine anno, in una conferenza stampa iniziata con un fuori programma e continuata con momenti di tensione e di imbarazzo in un clima a volte surreale con i punti all’ordine del giorno scanditi dai colpi che i dipendenti delle Province davano al portone della sala della Giunta a palazzo Donini.
E a ragion veduta. Ma con modi poco adatti al luogo e al momento. Non colpevolizziamo di certo i lavoratori, lungi da noi pretendere di comprendere cosa prova un dipendente provinciale in questo momento. Ma i lavoratori delle Province avrebbero dovuto parlare con il governo centrale e non con la Presidente della Giunta regionale dell’Umbria. Nonostante Presidente e Giunta abbiano tentato in tutte le sedi di evitare gli effetti della riforma delle Province, è anche vero che i lavoratori ad oggi aspettano ancora di sapere che fine faranno i propri posti di lavoro e quali saranno gli impegni della classe dirigente umbra.
La presidente Marini un’idea ce l’ha visto che ad inizio conferenza stampa ha posato il caschetto dell’Ast di Terni sul tavolo ovale ricordando di averlo fatto “non soltanto per ricordare una vertenza che ha coinvolto tutti e richiesto l’impegno di tutti per arrivare ad una soluzione positiva, ma anche e soprattutto per sottolineare un metodo: con quelle modalità dovranno essere affrontate anche altre vertenze in Umbria, altrettanto importanti ed ancora aperte”. La Regione Umbria è accanto ai suoi lavoratori. Ai cassintegrati e a tutti quelli senza lavoro. La presidente ha tenuto a sottolinearlo. E a chiesto rispetto, all’ennesimo colpo dei lavoratori dato sulla porta “invito al rispetto dei 22 mila cassa integrati dell’Umbria. Questi atteggiamenti – ha detto Marini – non aiutano a portare solidarietà. Nessun dipendente delle Province ha perso un euro”.
Ma nulla di fatto. La protesta è andata avanti fino alla fine della conferenza stampa. I lavoratori, insieme ai sindacalisti, hanno messo in scena una protesta che rimarrà sicuramente come uno degli episodi negativi del 2014. Si, perché a differenza dei tanti cassintegrati e lavoratori dell’Ast o delle tante aziende umbre in crisi i lavoratori che, ieri, bussavano alle porte e urlavano sulle scale del palazzo della Regione non sono a rischio licenziamento ma solo una parte di loro sarà ricollocata in altri enti. A partire dalla Regione stessa magari.
Non è accettabile che chi non rischia il posto di lavoro si comporti in questo modo, non è accettabile perché c’è chi sta davvero perdendo il posto di lavoro e c’è chi l’ha perso davvero. Non è accettabile calpestare i diritti di chi tutti i giorni combatte per arrivare a fine mese e mettere a tavola un piatto caldo per i propri figli. Non è accettabile protestare in questo modo.
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