lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Rapine in villa, assolta la banda di “Occhi di ghiaccio”

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

"Non hanno commesso il fatto", assoluzione piena per Gezim Kuka, Altin Hoxha detto “Occhi di ghiaccio”, Leo Ndreu, Artan Duda e Gjolek Ballshani, accusati di aver messo a segno 11 rapine nel perugino. Tra le vittime Serse Cosmi.

 
Perugia. Sono stati tutti assolti per non aver commesso il fatto i sei albanesi accusati di aver messo a segno 11 rapine dal maggio 2010 al febbraio 2011 nel perugino per un bottino di oltre 130 mila euro. Tra i furti contestati quello in casa dell’allenatore perugino Serse Cosmi, un furto con botte al custode in una villa di Foligno, due furti nello spoletino tra gennaio e febbraio 2011 e diversi altri colpi in Umbria sempre con lo stesso modus operandi: la violenza.

Il collegio del tribunale di Perugia, presieduto dal giudice Gaetano Montone, dopo cinque ore di camera di consiglio, ha deciso per l’assoluzione, disponendo l’immediata scarcerazione.

Sul banco degli imputati: Gezim Kuka, considerato il capo della banda, Altin Hoxha detto “Occhi di ghiaccio”, Leo Ndreu, Artan Duda e Gjolek Ballshani, arrestati nel 2011 e ora assolti con formula piena e quindi di nuovo in libertà.

Soddisfatti gli avvocati delle difese. Tra gli alibi degli albanesi, infatti, figurano pernottamenti in alberghi albanesi nei periodi in cui furono svaligiate alcune ville del perugino, campagne elettorali sempre in Albania (tra i testimoni il sindaco con il quale uno degli imputati avrebbe lavorato durante la campagna elettorale durata da settembre 2010 al gennaio 2011) e problemi di salute.

“Il mio assistito – dichiara l’avvocato di Artan Duda Luisa Di Curzio – ha subito un trapianto di cuore nel 2010 e  ha vissuto con un cuore artificiale che non gli consentiva di uscire di casa per mesi”.

L’accusa, sostenuta dal pm Giuseppe Petrazzini, seguito alla collega Alessia Tavarnesi che dispose gli arresti, aveva chiesto pene pesantissime dai 15 ai 30 anni, e si basava sul riconoscimento dei sei albanesi da parte di alcune delle vittime delle rapine. Riconoscimenti che però sono stati contestati dalle difese poiché la banda agiva sempre con il volto coperto.  Facile ipotizzare il ricorso in appello da parte della procura subito dopo aver letto le motivazioni della sentenza.

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