Certo, quello della legge elettorale regionale è un “tema che non turba i sogni degli umbri – secondo il segretario democratico. C’è ben altro di cui discutere – sottolinea – e lo dico pensando in primo luogo alle crisi industriali che attraversano la nostra regione, Ast e ex Antonio Merloni su tutte, e sui cui rimane alta la nostra attenzione e forte il nostro impegno”.
“A sostenere la nostra proposta per la legge elettorale regionale, su cui ovviamente cercheremo discussione, mediazione e la più ampia convergenza possibile, c’è il modello di regione che andremo a costruire” chiarisce Leonelli.
Sono tre, per il segretario, le questioni sul tavolo “che danno l’idea di un partito che si mette in gioco”. La prima riguarda l’abolizione del listino, “una rivoluzione copernicana che rompe un elemento di conservazione. Con questa proposta si elimina quello che veniva spesso considerato un salvacondotto per i segretari di partito e si restituisce centralità ai cittadini, che hanno diritto a scegliersi i propri rappresentanti. Che lo faccia una segreteria di partito – inoltre – come elemento di una battaglia ingaggiata e portata avanti con convinzione, è un fatto ancora più importante”. C’è poi la doppia preferenza di genere, “nella consapevolezza che la qualità delle istituzioni migliora con la presenza delle donne”. Per questo “abbiamo l’ambizione – sottolinea uancora il segretario – di avere un consiglio il più paritario possibile”. Infine il collegio unico, “su cui abbiamo tenuto un approccio laico”. “Abbiamo registrato – le parole di Leonelli – la legittima presa di posizione di una parte rilevante di una delle federazioni provinciali, ma all’interno del consiglio c’è una convergenza maggioritaria sul collegio unico. Per il Pd questo significa scommettere su un nuovo regionalismo, archiviando battaglie di campanile e rendite di posizione territoriali e sostenendo l’idea di una regione che ragiona da regione – spiega Leonelli con un gioco di parole – e non per campanili che rischiano di raccogliere le briciole. L’Umbria ha bisogno di uno scatto in avanti, di scelte coraggiose, di una classe dirigente all’altezza, di un Pd che sia un Pd regionale, non un insieme di piccoli Pd dei territori”.
E’ evidente che gli elementi illustrati in conferenza sono parte integrante di una proposta che è del Pd “e su cui – dice Locchi – ci è stato chiesto di approfondire alcuni dettagli”. Sarà compito della commissione e del consiglio regionale cercare nuove convergenze, nella convinzione che “le leggi elettorali devono essere patrimonio di tutti”.
Sui tempi: “Non c’è un caso umbro di presunto ritardo” secondo Locchi. “Da mercoledì inizierà la discussione in commissione – aggiunge Smacchi – poi ci sarà una fase di partecipazione, in cui saranno organizzate audizioni con quanti saranno interessati. Quindi l’approvazione nel primo consiglio utile” indicativamente nel mese di novembre, “così da poter prevedere quattro mesi di tempo per eventuali adempimenti”.
Quella che presentiamo è “una legge seria – sottolinea Locchi – a chiaro impianto proporzionale, il sistema più democratico, senza sbarramento ma che tiene conto del principi della governabilità, una legge che ha il compito di rimotivare i cittadini umbri rispetto al voto e che non contiene fregature”. Elemento importante per “una delle tre regioni in cui storicamente si è espressa la massima partecipazione al voto” ma che ha perso questo primato. Primo punto di innovazione la cancellazione del listino: “Il mondo che attraverso – dice Locchi – è un mondo che vuole esprimersi con le preferenze”. Tanto che il Pd le propone doppie: “Allibisco – commenta il capogruppo – rispetto al darsi di gomito su questo tema di forze che siedono in consiglio regionale. Oggi la presenza femminile in parlamento è in linea con i numeri dell’Europa” e con la tornata amministrativa della scorsa primavera “in Umbria si è passati dal 22 al 33% di elette nelle istituzioni in cui si è votato”. Il capogruppo Locchi ha, poi, voluto spendere qualche parola sul turno unico: “Oggi tutte le regioni hanno presidenti eletti con il turno unico e tra quelle che stanno modificando i loro sistemi elettorali solo la Toscana ha scelto il doppio turno”. Per Locchi il doppio turno era valido nella realtà in cui è nato, quando “al voto ci andava il 90% degli aventi diritto e si cercava di favorire una logica di bipolarismo”. Oggi il mondo è cambiato. Alcuni esempi: il sindaco di Perugia, che stravince al ballottaggio col 58% dei voti, ottiene in realtà 4mila voti in meno rispetto a quelli presi da Boccali il 25 maggio, in totale circa un quarto dei voti. La coalizione che sostiene Romizi siede in consiglio col 30% dei voti e il 60% dei seggi, così che chi ha dato la propria preferenza a una delle liste di centrodestra “ha un voto che vale doppio” sottolinea Locchi. A Terni Di Girolamo è stato confermato sindaco con 20mila voti. “Nella pratica il doppio turno è diventato una realtà appannaggio di una minoranza assoluta”. Per altro “le regioni non sono organi amministrativi ma di rappresentanza” e “con elezione diretta del presidente – aggiunge Leonelli. “Non sono aprioristicamente contrario al doppio turno – ancora il segretario – ma con l’elezione diretta si rischia una distorsione della volontà dell’elettore”. Con la proposta di legge a firma Pd, dunque, chi supera il 40% dei voti ottiene 12 seggi, con il 60% dei voti si ottengono 13 seggi, se nessuno arriva al 40% alla coalizione vincente andranno 11 seggi.
A Smacchi il compito di illustrare, nel dettaglio, l’impianto della proposta del Partito Democratico. “La riforma delle legge elettorale – premette – rappresenta il completamento di 4 anni di riforme storiche”, dalla riduzione del numero di consiglieri e assessori a quello dei membri dell’ufficio di presidenza, fino all’abolizione dei vitalizi. “Una stagione dinamica riforme unica – per Smacchi – nei 40 anni di vita della Regione”. Tra gli elementi di novità, oltre a quelli citati, anche l’abbassamento della soglia minima di firme da raccogliere per presentare una lista: saranno 3mila per tutta la regione. Quindi la non introduzione di una soglia di sbarramento – è previsto il metodo del quoziente naturale per la ripartizione dei seggi –, considerato “un segnale nei confronti dei piccoli partiti”, e l’eliminazione del voto disgiunto, “punto che dà limpidezza al voto e una conseguenza di coerenza tra preferenza, programma, coalizione e candidatura a presidenza”. C’è, poi, compatibilità tra la carica di assessore e quella di consigliere e nelle liste non potrà esserci un genere rappresentato con meno del 40% dei candidati. Ancora: “I candidati alla presidenza sconfitti entreranno in consiglio a patto che la lista che li ha sostenuti abbia ottenuto almeno un seggio”. Sul premio di maggioranza: “La soglia del 40% è una soglia indicativa e significativa. Dobbiamo garantire una governabilità funzionale e certa alla nostra regione”. Riguardo alle spese elettorali, infine, è ad oggi prevista una soglia massima di circa 30mila euro, “che potremmo pensare di abbassare – parola di Leonelli – almeno come norma interna al Partito Democratico. E comunque “oggi – aggiunge Locchi – le campagne elettorali sono diventate molto meno costose”.
Archiviata la pratica della legge elettorale, per il Pd è tempo di imbastire il percorso verso le regionali. La direzione di marcia la ribadisce Leonelli: il 18 ottobre è convocata la direzione regionale, quindi si aprirà una fase di partecipazione nei circoli per istruire l’assemblea regionale in programma per l’8 novembre. Poi il programma, a gennaio la coalizione, in ultimo la lista, “l’ultimo tassello”.
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