Regione Umbria. Nel corso di una partecipata assemblea, indetta dalla CGIL FP, il personale della Soprintendenza alle belle arti e paesaggio dell’Umbria unitamente a quello della Soprintendenza archeologia dell’Umbria, ha constatato la sostanziale inapplicabilità, in assenza di più specifiche direttive, delle procedure connesse all’accorpamento dei due istituti sancito dalla recente riforma del Governo, contenuta nella legge di stabilità. In particolare è stato messo in luce l’aspetto della mobilità del personale, che appare come un salto nel buio, permanendo dense zone d’ombra sulle modalità attuative. A tale proposito è stato rilevato come la Soprintendenza alle belle arti e paesaggio (circa 80 dipendenti) sia ancora fortemente penalizzata dalla recente fusione con la consorella storico-artistica, di cui ha ereditato le intere incombenze, senza potersi avvalere di altre unità di personale, oltre ad essere attualmente priva del dirigente. Analogamente, ad acuire le gravi criticità, interviene il previsto assorbimento della Soprintendenza archeologia (oltre 90 dipendenti). Pure non esprimendo particolari valutazioni sulla riforma in atto, il personale ha inteso porre una serie di questioni concrete che attendono urgenti risposte, tali da fornire elementi certi, volti ad orientare le scelte verso una mobilità consapevole, in osservanza ai criteri di efficienza e produttività. La questione della sede è una di queste, poiché gli spazi disponibili in via Ulisse Rocchi sono già saturi e dunque rendono impossibile l’accoglimento di varie decine di colleghi provenienti dall’archeologia.
Notevole rilevanza assume inoltre la gestione delle attrezzature come i server, i macchinari, le dotazioni dei laboratori. Per non parlare della biblioteca, gli archivi, la fototeca. Tutti elementi costituenti la storia della Soprintendenza archeologia che condivide lo stesso immobile, presso il complesso di San Domenico, con il museo archeologico. Analoghe problematiche si presentano inoltre per coloro che intendessero trasferirsi al polo museale.A fronte di ciò, il personale auspica soluzioni ispirate al buon senso, utili a scongiurare gravi disfunzioni, con inevitabili ricadute nei servizi dovuti alla collettività, di cui non può né intende assumersi la responsabilità di fronte all’opinione pubblica.
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