Andamento occupazionale negativo Un quadro che peraltro non tiene ancora conto dell’effetto terremoto, che inevitabilmente produrrà ulteriori “danni” ad un sistema economico e sociale già fortemente sofferente, a partire dalle perdite del settore turismo che sono già evidenti, anche al di fuori dell’area del cratere umbro, dove, comunque, nel 2015 si sono registrate 637mila presenza, pari al 10,8% del totale regionale. “La piccola ripresa che sembrava essersi attivata nel 2015 appare oggi già sgonfiata da un andamento occupazionale molto negativo, soprattutto per il lavoro più stabile – ha osservato Mario Bravi – e questo si accompagna ad un andamento dei consumi che è ancora negativo, ad un incremento record della popolazione a rischio povertà, mentre l’area della cosiddetta ‘sofferenza occupazionale’ resta stabile intorno alle 80mila unità”.
Cambiare passo “Il quadro estremamente negativo che siamo purtroppo ancora una volta costretti a descrivere evidenzia l’assoluta esigenza di un cambio di passo – ha affermato il segretario generale della Cgil dell’Umbria Vincenzo Sgalla – cambio di passo che può prendere slancio dalla straordinaria concentrazione di risorse esterne su cui l’Umbria potrà fare affidamento nei prossimi anni, grazie ai fondi per la ricostruzione post sisma, a quelli per l’area di crisi Terni-Narni, a Industria 4.0 e alle importanti risorse europee che superano il miliardo e mezzo di euro”. Ma il fatto che le risorse ci siano, secondo il segretario Cgil, non è di per sé sufficiente: “Sappiamo che il meridione d’Italia ha usufruito negli ultimi decenni di enormi risorse pubbliche – ha osservato ancora Sgalla – ma questo quasi mai ha prodotto risultati strutturali e duraturi in termini di sviluppo e occupazione. Ecco, l’Umbria, che al meridione si sta pericolosamente avvicinando nelle statistiche e nei dati, non può permettersi più una gestione delle risorse pubbliche slegata dai risultati reali in termini di crescita e di creazione di buona occupazione, come nel caso dell’agricoltura, dove le ingenti risorse investite non hanno prodotto nuovi posti di lavoro stabili”. “Per tutte queste ragioni – ha concluso Sgalla – noi chiediamo alla Regione che le importanti risorse disponibili siano messe al servizio di un progetto complessivo di sviluppo dell’Umbria, per il quale, insieme a Cisl e Uil, siamo pronti a fare la nostra parte in termini di proposte e contrattazione”.
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