Occorre dare una svolta all’economia della nostra Regione. Una Regione, l’Umbria, che può fare delle sue piccole dimensioni e della sua scarsa popolazione dei punti di forza, in maniera soltanto all’apparenza paradossale. Se, infatti, non possiamo contare sulle grandi infrastrutture del Nord e neanche sulle imponenti realtà industriali del Meridione, qui più che altrove è possibile fare sinergia da un capo all’altro dei confini regionali, raggiungibili in poco più di un’ora di macchina o di treno. La risultante di questa logistica miniaturizzata deve essere la sinergia fra territori limitrofi: offerte turistiche integrate, filiere di manifattura, industria e indotto, artigianato e mercati. Solo mettendo da parte i campanilismi, esaltando al contempo i propri campanili come punto di forza e valore aggiunto per il resto della comunità, l’Umbria può uscire dalla crisi prima e meglio di altre Regioni d’Italia. Compito delle istituzioni, prima fra tutte la Regione Umbria, deve essere quello di favorire questo processo, insegnando agli umbri a ragionare come comunità e non più come paesani di diversi quartieri, nel rispetto ciascuno delle peculiarità ed eccellenze dell’altro.
La vera rivoluzione che serve alla nostra Regione è quella di tipo culturale: la più difficile, senza dubbio, ma anche l’unica in grado di produrre ricchezza in termini umani ed economici. E se adesso, ancora oggi, questo pensiero potrà sembrare a molti poco meno di utopia, lo si deve ad un atteggiamento delle istituzioni umbre che per decenni ha favorito la chiusura e il campanilismo, in un’ottica di coltivazione del proprio orticello che non ha mai giovato a nessuno fuorché ai politici di professione, interessati come sono a curare i propri, rispettivi bacini elettorali per garantirsi gli stessi privilegi ad ogni scadenza elettorale.
Credo che il consenso della gente non sia un privilegio, ma un mandato ben preciso; un impegno rigoroso che il cittadino affida ai propri rappresentanti istituzionali. Utilizzarlo per azioni che non siano volte alla crescita culturale, e quindi economica, della propria società, è il massimo tradimento che un eletto possa perpetrare ai danni dei suoi concittadini. Spezzare il giogo anticulturale-assistenzialista che da oltre 50 anni blocca l’Umbria è possibile: il 31 maggio fai la tua scelta e torna padrone del tuo destino.
Rossella Pomanti – Ricci Presidente
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Messaggio politico-elettorale autogestito
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