‘Il potere gentile. La forza della lingua e della cultura nella politica estera italiana’ è stato il titolo prescelto per la Lectio magistralis tenuta da S.E. Silvio Mignano, ambasciatore d’Italia in Venezuela, mercoledì 13 dicembre, nella sala delle Adunanze di Palazzo Manzoni dell’Università degli Studi di Perugia, alla presenza dei docenti, del direttore del Dipartimento di Lettere – Lingue, letterature e civiltà antiche e moderne, Mario Tosti (Carlo Pulsoni, docente di Filologia romanza dell’Università degli Studi di Perugia ha organizzato e promosso l’evento), di Elena Stanghellini, delegata del Rettore dell’Università degli Studi di Perugia alle Relazioni Internazionali e docente di Statistica presso il Dipartimento di Economia, Finanza e Statistica dell’Università degli Studi di Perugia, dei dottorandi e degli studenti. È seguita la presentazione, da parte di Donato Loscalzo, docente di Lingua e letteratura greca all’Università degli Studi di Perugia, dell’ultima silloge poetica di S.E. Silvio Mignano, I venerdì santi, uscita per i tipi della pisana Passigli quest’anno.
Un po’ come Piccolomini, dunque, anche S.E. Silvio Mignano (primo segretario a L’Avana (1994-1998) e a Nairobi (1998-2001), dove ha ricoperto le funzioni di vice-ambasciatore; capo-segreteria della Direzione generale per i paesi delle Americhe, console generale a Basilea (2004-2007) e ambasciatore a La Paz (2007-2010), ambasciatore d’Italia in Venezuela dal 2015) investe la propria funzione di diplomatico di un eclettismo che attinge, sulla base di una visione trasversale, ad una cultura (quella italiana) che è squisitamente umanistica. E di una concezione della lingua come uno strumento culturale flessibile, declinabile e plasmabile, in grado di aderire ai vari livelli e alle diverse stratificazioni in cui si articola l’ambito delle relazioni internazionali.
Anche S.E. Silvio Mignano ha lavorato a Basilea, in qualità di funzionario (come console generale), dove ha promosso, in occasione del 600esimo anniversario della morte di Papa Pio II, un evento in collaborazione con l’Università di Basilea, la più antica della Svizzera. Un po’ come Piccolomini, diplomatico e umanista (scrisse, fra gli altri, i Commentarii negli anni Sessanta del Quattrocento, e l’Historia de duobus amantibus, nel 1444), anche Mignano è un funzionario ed uno scrittore e poeta (ha pubblicato, fra gli altri, il romanzo Pilar degli invisibili nel 2015, il libro di racconti El boligrafo boliviano nello stesso anno, la raccolta di poesia La nostra ribelle buona educazione nel 2011 e il libro di favole Il regalo del rinoceronte nel 2004). Ma, soprattutto, è un convinto assertore della ‘politica culturale’, del connubio fra Umanesimo e servizio dello Stato. Del ‘potere gentile’ della cultura. Una cultura ‘nobile’, che costituisce la leva su cui fare affidamento per la politica estera. Specie in Italia, una nazione ‘irrobustita’ da due fenomeni fortissimi e al contempo pacifici, di presenza ‘gentile’: quello culturale e quello dell’emigrazione all’estero. Il primo è analizzabile sia da un punto di vista quantitativo (in Italia si registra la massima presenza di siti-Unesco), che da un punto di vista qualitativo: nell’Institutio oratoria, Quintiliano constatava che i romani, dopo aver ereditato le varie forme della letteratura greca, ne crearono, di fatto, un’altra, tutta loro. La satira, che, etimologicamente, deriva da ‘satura’, una zuppa di cereali e verdure. Mista. Così come meticcia è la nostra cultura. In grado, cioè, da un lato, di assorbire gli elementi più disparati, dall’altro di fondersi con altre culture. Un materiale culturale, questo, che rimarrebbe ‘magmatico’, se non fosse canalizzato all’interno di strutturate cornici istituzionali. Per far sì che lo stesso magma, così ordinato, diventi ‘istituzionale’, sulla base (anche) delle ‘funzioni della missione diplomatica’ contenute nell’articolo 37 del decreto del Presidente della Repubblica (5 gennaio 1967, n. 18). È il caso, solo per citare qualche esempio, della ‘Settimana della cultura italiana a Cuba’, che, a L’Avana, è giunta, nel 2017, alla 20esima edizione; delle attività promosse a Basilea, una città-laboratorio, dinamica, antagonista di Venezia in campo editoriale nel Cinquecento, ‘forte’ di un avanguardista centro scientifico, della presenza del II polo scientifico del mondo, di un vivace istituto di Italianistica (fra le altre iniziative, S.E. Mignano ha ricordato quelle del Museo Tinguely, con la mostra dedicata a Mimmo Rotella fra il 2005 ed il 2006). E, ancora, delle iniziative promosse, in qualità di ambasciatore, a La Paz, dove la cultura si è posta al servizio di progetti di cooperazione allo sviluppo; della Settimana della cultura italiana in Bolivia (2007-2010), del Festival della musica barocca di Chiquitania (2008-2010), degli spettacoli organizzati al teatro di Los Andes, delle fiere di libri, dei premi nazionali di poesia.
Tutte iniziative, queste, che non sono fini a se stesse. Perché gli strumenti messi in atto dalla cultura arrivano dove altri non possono giungere. L’identità culturale, in fondo, non è mai esclusiva. Non solo non si isola dalle altre, ma funge da ‘ponte’ fra le diverse dimensioni del reale.
Tag dell'articolo: cooperazione allo sviluppo, cultura, Dipartimento di Lettere, politica culturale, S.E. Silvio Mignano, Università degli Studi di Perugia.
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