Possibilmente in meglio, sempreché i finanziamenti siano sufficienti e le regioni facciano per intero la loro parte. Il «Patto per la salute 2014-2016» è ormai ai nastri di partenza. E non sarà una passeggiata: ospedali a dieta, assistenza territoriale da “fortificare”, accesso ai farmaci che tra revisione del Prontuario e innovatività riserverà non poche sorprese, organizzazione del personale che cambierà pelle anche per i percorsi di carriera. Ma ci sarà anche una prima rivoluzione dei ticket e delle esenzioni, con una riforma da preparare già per fine novembre puntando su condizione reddituale e composizione dei nuclei familiari, ma non ancora sull’Isee.
La riforma arriverà in cento tappe, con una raffica di provvedimenti attuativi. I risparmi resteranno nel Ssn, ma il Governo per ragioni di cassa potrà stringere i bulloni e tagliare ancora. In quel caso, il «Patto» andrà ridiscusso.
Questi i punti fondamentali che saranno trattati, come anticipa i l Sole 24 Ore di oggi, 4 agosto. Le tappe che, passo passo, andranno a migliorare il sistema sanitario nazionale.
Si, perché le sfide da vincere nella reingegnerizzazione del sistema sono tante e all’apparenza impossibili. La rete ospedaliera da rivedere, tra riduzione dei posti letto e conversione (quanto meno) degli ospedaletti, ma anche con la sistemazione, la costruzione e la messa in sicurezza delle attuali strutture: come dire servono investimenti e nuovi strumenti per finanziarli.
Allo stesso tempo, però, altra faccia della medaglia, c’è in pratica da costruire ex novo soprattutto in alcune regioni – sempre le stesse, le più arretrate e indebitate del sud – la rete dell’assistenza territoriale, alternativa tutta da costruire all’ospedale “cura tutto”.
In questo quadro drammatico della sanità italiana, nonostante i tagli della spending review, spicca il caso dell’Umbria, che insieme alle Marche, a differenza delle altre regioni italiane presenta un disavanzo positivo. L’andamento presentato negli anni dal 2007 al 2013, relativi alla situazione al IV trimestre di ogni anno senza le successive manovre regionali, presenta un positivo di 67,98 mln di euro. A partire dal 2007, la situazione fotografata è la seguente: il disavanzo dall’inizio della rilevazione sono stati 11,46 mln nel 2007, 5,78 mln nel 2010 e 24,62 mln nel 2013.
Ottimo il risultato per la nostra regione che, come detto, solo con le Marche chiude in positivo. Per rendere l’idea di quanto riportato da Il Sole 24 ore basta notare che regioni come Calabria, Sicilia e Sardegna presentano disavanzo negativo rispettivamente pari a -1.120,58 mln, 1.494,20 mln e -1.945,20 mln.
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