Dice un sì deciso alle critiche dove abbiano un fondamento, ma un no altrettanto forte alle malelingue e ai “gufi”. Addirittura lancia la provocazione: “se rivogliono i soldi possono avere il rimborso, da domani i botteghini sono a disposizione”, anche perché i soldi li ha spesi in prima persona, all’inizio del campionato ricorda che gli abbonati erano all’incirca una metà di quelli attuali e comunque la squadra era già stata formata. Attacca i giornali rei di aver fatto conti in tasca, errati oltretutto, a lui e al Perugia. Durante il fiume in piena di dichiarazioni Santopadre alza la voce e fa veramente un grosso sforzo per mantenersi seduto sulla poltroncina della sala stampa, ricorda un fatto poco trattato dai giornali: a settembre il Perugia rischiava il fallimento a causa dei lavori fatti all’antistadio dalle precedenti gestioni fidando nel credito sportivo, credito che, a causa di problemi finanziari, non ha potuto ridare le somme pattuite. Santopadre precisa quindi che per evitare problemi e per pagare i fornitori ha messo i soldi mancanti lui stesso e tiene a sottolineare, con un giusto moto di orgoglio, che si tratta di oltre un milione di euro. Sul caso Goretti, rimanda al mittente le illazioni che vorrebbero un intreccio, soffocante per la squadra, tra l’andamento del campionato e il caso Goretti. Si dichiara vicino a Goretti che comunque è il direttore sportivo che ha permesso al Perugia di conseguire due promozioni. Ricorda con fare sarcastico che molti, soprattutto della carta stampata e delle trasmissioni di approfondimento sul Perugia lo hanno accusato di essere lontano e qui, con un gesto di stizza batte i pugni sul tavolo e precisa con una certa irruenza di averci messo la faccia, sempre.
A queste parole molti in sala stampa sicuramente hanno rivisto l’orgoglio di presentare il Grifo tatuato sul braccio il giorno della storica promozione in B segno e simbolo di attaccamento ad una città e ad una tifoseria che vale più di qualsiasi intervista o di qualsiasi presenza in trasmissioni televisive. Sul problema delle punte non si schermisce, sostiene che valgano e che siano state pagate quanto tutte le altre di B, riconosce comunque che “possiamo aver sbagliato a scegliere ma sono tre punte importanti”. Quando parla più approfonditamente della squadra è diretto, proprio come nel suo stile, “I problemi ci sono” dice, ma anche in questo caso tiene a precisare che la B è diversa dalla C1: “qui gli stipendi li paga la società Perugia e non le squadre di A” che danno in prestito i giocatori, e riguardo ai rendimenti “non dovete pensare che io sia disinteressato all’andamento della squadra, io sono avvelenato per come abbiamo giocato!”.
Poi torna di nuovo ad attaccare la stampa che fino alla sesta giornata, inebriata dalla situazione di classifica ha cantato vittoria e cita alcuni roboanti titoli dei quotidiani, sostiene giustamente che “serve razionalità nello scrivere”. Smorza sul nascere ipotesi di avvicendamento sulla panchina del Perugia “Camplone è l’allenatore del Perugia e lo resterà, non è mio costume abbandonare le persone in difficoltà”. Poi l’affondo finale è da vero condottiero, quasi da gladiatore: “basta con le chiacchiere da bar, occorre stringersi intorno alla squadra e alla società. Vogliamo la gente che sta con noi non i gufi. Dobbiamo lottare per arrivare ai 50 punti della salvezza. Voglio una squadra che morde le caviglie degli avversari”.
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