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	<title>Perugia Online &#187; Scuola e Formazione</title>
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		<title>I.I.S. &#8216;Giordano Bruno&#8217; di Perugia: #OrientiAMO gli studenti di domani</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 14:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[#OrientiAMO 2024/2025]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[I.I.S. Giordano Bruno di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento in ingresso]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Consapevole dell’incremento assoluto maggiore di iscrizioni registrato tra tutte le Scuole Secondarie di Secondo Grado del comune di Perugia, l’innovativo e sperimentale Istituto di Istruzione Superiore ‘Giordano Bruno’ di Perugia, diretto dalla professoressa Anna Bigozzi e articolato nei suoi quattro indirizzi (due Licei – Liceo Linguistico tradizionale e con opzione ‘EsaBac’, e Liceo Scientifico Scienze ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="https://www.perugiaonline.net/i-i-s-giordano-bruno-di-perugia-orientiamo-gli-studenti-di-domani/">I.I.S. &#8216;Giordano Bruno&#8217; di Perugia: #OrientiAMO gli studenti di domani</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="https://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Consapevole dell’incremento assoluto maggiore di iscrizioni registrato tra tutte le Scuole Secondarie di Secondo Grado del comune di Perugia, <strong>l’innovativo e sperimentale Istituto di Istruzione Superiore ‘Giordano Bruno’ di Perugia, diretto dalla professoressa Anna Bigozzi</strong> e articolato nei suoi <strong>quattro indirizzi (due Licei – Liceo Linguistico tradizionale e con opzione ‘EsaBac’</strong>, e <strong>Liceo Scientifico Scienze Applicate (O.S.A.) con opzione ‘Curvatura biomedica’</strong> – e <strong>due Tecnici </strong>(il<strong> Tecnico Tecnologico per la Chimica, i materiali e le biotecnologie, con articolazione Biotecnologie ambientali e Biotecnologie sanitarie</strong>, e il <strong>Tecnico Tecnologico Sistema moda, con articolazione Tessile, abbigliamento e moda</strong>) presenta, anche nel corso dell’anno scolastico 2024/2025, <strong>il progetto #OrientiAMO, che si concentra nei mesi tra novembre 2024 e febbraio 2025, e che si rivolge agli studenti delle classi terze della Scuola Secondaria di I Grado. </strong></p>
<p>Il successo riscontrato, nel corso dell’anno scolastico precedente, al termine delle attività di Orientamento in ingresso promosse dall’Istituto, trova conferma nell’analisi dei dati, relativi alle preiscrizioni (anno scolastico 2024/2025), diramati dalla Provincia di Perugia: <strong>l’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ ha avuto il maggior numero di iscritti tra tutti gli Istituti perugini (357)</strong>; in particolare, <strong>le Classi Prime dell’indirizzo Liceo Linguistico hanno registrato un notevole incremento </strong>degli studenti iscritti (passando dai 113 studenti iscritti nell’anno scolastico 2023/2024 ai 163 dell’anno scolastico 2024/2025) e <strong>tale aumento risulta essere, in assoluto, il maggiore tra tutte le Scuole Secondarie di Secondo Grado del comune di Perugia</strong>. Ottime anche le iscrizioni all’indirizzo ‘Chimica, materiali e biotecnologie’, con una sostanziale tenuta dell’indirizzo ‘Moda’ e del Liceo Scientifico – Scienze Applicate. <strong>Con le 1.360 preiscrizioni (anno scolastico 2024/2025), pari al 15% del totale, tale Istituto diventa la terza istituzione scolastica regionale per attrazione di nuovi studenti</strong> (nel precedente anno scolastico era quinta, con 1.253 iscrizioni), proseguendo, così, la significativa crescita iniziata a partire dall’anno scolastico 2022/2023.</p>
<p>La Dirigente scolastica, professoressa Anna Bigozzi, e le docenti-Funzione Strumentale per l’Orientamento, professoresse Paola Perfetti e Ilaria Stafficci, soddisfatte per i risultati conseguiti, sottolineano come «l’utenza abbia apprezzato la qualità della proposta formativa della nostra scuola e riconosciuto all’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ un ruolo centrale tra gli Istituti di Istruzione Superiore perugini. Una proposta didattica, questa, innovativa, attuale e adeguata alle richieste di una società complessa e in costante evoluzione, volta all’internazionalizzazione. L’Istituto inoltre – proseguono la Dirigente e le due docenti – dall’anno scorso presenta una veste rinnovata e ancora più attrattiva». Il riferimento è alle <strong>Aule tematiche multimediali &#8211; ogni aula, infatti, già fornita di Smart Board</strong>, è stata dotata di <strong><em>Hyperwall</em> per il <em>visual learning </em>–</strong> e ai <strong>16 laboratori</strong> <strong>scientifici, multimediali e linguistici</strong> che garantiscono, attraverso metodologie digitali integrate, una costante sperimentazione didattica.</p>
<p>Il progetto OrientiAmo, che intende informare adeguatamente sull’offerta formativa dell’Istituto e promuovere continuità tra la Scuola Secondaria di I Grado e quella Secondaria di II Grado, auspica che la scelta di proseguire il percorso di studi all’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ possa avvenire con la consapevolezza della varietà dell’offerta formativa di questa scuola e di quelli che, da sempre, ne sono i punti di forza: il potenziamento del raccordo tra i diversi Cicli di istruzione, l’innovazione, la didattica laboratoriale ed esperienziale, l’internazionalizzazione, l’accoglienza e l’integrazione.</p>
<p><strong>Quando e come si svolge #OrientiAMO? </strong></p>
<p>Tra le <strong>azioni </strong>promosse dall’Istituto, azioni che prevedono anche incontri di presentazione dell’Istituto da parte di docenti e studenti, presso le sedi delle Scuole Secondarie di I Grado, si annoverano:</p>
<p><strong>QUATTRO GIORNATE DI SCUOLA APERTA &#8211; <em>OPEN DAY</em></strong></p>
<ul>
<li><strong>Sabato 16 novembre 2024 ore 15.00/19.00.</strong></li>
<li><strong>Domenica 1^ dicembre 2024 ore 15.00/19.00.</strong></li>
<li><strong>Sabato 14 dicembre 2024 ore 15.00/19.00.</strong></li>
<li><strong>Sabato 18 gennaio 2025 ore 15.00/19.00.</strong></li>
</ul>
<p>Durante questi pomeriggi, gli studenti e le loro famiglie prenderanno confidenza con gli spazi dell’Istituto e ne conosceranno la Dirigente Scolastica, le Docenti-Referenti del progetto e gli studenti della scuola nel ruolo di guide: tutti questi <em>attori </em>illustreranno l’organizzazione generale della scuola e i caratteri peculiari dei singoli indirizzi di studio, delle proposte formative curricolari ed extracurricolari, oltre che delle attività progettuali, laboratoriali e di P.C.T.O. (Percorsi per le Competenze Trasversali per l’Orientamento).</p>
<p><strong>STUDENTE PER UN GIORNO</strong>, un pomeriggio al ‘<strong>GIORDANO BRUNO’</strong></p>
<ul>
<li><strong>Martedì 26 novembre 2024 ore 14.15-16.30.</strong></li>
<li><strong>Martedì 17 dicembre 2024 ore 14.15-16.30.</strong></li>
<li><strong>Mercoledì 22 gennaio 2025 ore 14.15-16.30.</strong></li>
<li><strong>Lunedì 27 gennaio 2025 ore 14.15-16.30.</strong></li>
</ul>
<p><strong>Tale iniziativa permette agli studenti iscritti alle classi terze della Scuola Secondaria di I Grado di prendere parte, in classi ‘dedicate’, alle lezioni delle discipline caratterizzanti sia gli indirizzi liceali che quelli tecnici (periodo: novembre 2024-gennaio 2025, previa iscrizione in uno dei seguenti modi: o compilando i moduli Google/Form online disponibili nella Home Page del Sito d’Istituto o durante l’<em>Open Day</em>, e con ricezione di un attestato di partecipazione a conclusione delle attività svolte). </strong></p>
<p>Sempre nel novero delle attività informative, inoltre, saranno attivati: uno <strong>‘sportello-Orientamento’ e attività di ‘Mentoring individualizzato’</strong> (nell’ambito dei quali gli insegnati orientatori, previo appuntamento, riceveranno studenti e genitori delle Scuole Secondarie di I Grado, che necessitino di informazioni individualizzate sul piano dell’offerta formativa); un <strong>‘supporto-iscrizioni’</strong> (in occasione dell’<em>Open Day</em>, di ‘Studente per un giorno’ e per tutto il periodo delle iscrizioni, quando il personale di Segreteria sarà a disposizione per aiutare gli studenti e le loro famiglie per le iscrizioni, con aperture pomeridiane straordinarie); l’illustrazione dei <strong>progetti in continuità con le Scuole Secondarie di I Grado</strong>, tra cui il Concorso artistico/letterario d’Istituto ‘Carlotta Martellini’.</p>
<p>Per conoscere i Docenti-membri della Commissione-Orientamento e per ricevere ulteriori informazioni sulla vasta e articolata offerta formativa dell’Istituto ‘Giordano Bruno’ – che deve il suo nome, non a caso, al filosofo campano che, da ‘obstinatissimo eretico’ e da ‘martire della nuova e libera filosofia’, a seconda dei punti di vista, ha parlato di universo infinito, popolato da innumerevoli mondi – si rinvia al sito della scuola: <strong>https://www.giordanobrunoperugia.edu.it/</strong>.</p>
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		<title>Studenti, dalla Regione 8 milioni di borse di studio</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 16:31:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ammontano a 7 milioni 960 mila euro le risorse che la Regione Umbria ha stanziato a sostegno delle famiglie attraverso l’erogazione di borse di studio a beneficio degli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, statali e paritarie, residenti in Umbria: lo rende noto l’assessore regionale all’Istruzione, Paola Agabiti, informando che ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[Ammontano a 7 milioni 960 mila euro le risorse che la Regione Umbria ha stanziato a sostegno delle famiglie attraverso l’erogazione di borse di studio a beneficio degli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, statali e paritarie, residenti in Umbria: lo rende noto l’assessore regionale all’Istruzione, Paola Agabiti, informando che “la Giunta regionale ha incrementato con ulteriori 1.960.000 euro i 6 milioni stanziati inizialmente a copertura delle richieste e che il 13 novembre sono state pubblicate le graduatorie relative all’ultimo avviso pubblico per la concessione delle borse di studio per l’anno scolastico 2022/2023”.</p>
<p>“Le risorse stanziate garantiscono la copertura totale delle richieste e nei prossimi giorni saranno erogati i contributi. Le borse – ricorda l’assessore Agabiti &#8211; sono finanziate dal Programma Regionale Fondo Sociale Europeo nell’ambito dell’asse Istruzione e formazione per una copertura finanziaria iniziale di 6 milioni di euro, integrata &#8211; puntualizza &#8211; dalla Giunta regionale con ulteriori 1.960.000 euro per coprire l&#8217;intero fabbisogno e dare totale copertura finanziaria a tutte le istanze pervenute e ammissibili a finanziamento. Un’azione questa, fortemente voluta anche dalla presidente Donatella Tesei”.</p>
<p>“Confermiamo la grande attenzione di questo governo regionale per le politiche per la famiglia – ha commentato la presidente Tesei &#8211; Abbiamo incrementato ancora di più la cifra messa a disposizione per le borse di studio agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, al fine di rispondere positivamente a un numero maggiore di istanze. Questa misura si somma alle tante che abbiamo messo in campo e che accompagnano la vita del bambino dal momento della nascita, con supporti alle neo mamme e alle famiglie, sino a tutto il percorso scolastico compreso quello universitario, senza dimenticare gli aiuti per chi si iscrive alle attività sportive. Abbiamo cercato di creare un sistema di sostegno, ormai divenuto strutturale, per stare accanto alle famiglie in un momento di crisi economica e al tempo stesso per cercare di combattere l’inverno demografico che colpisce il nostro paese”.</p>
<p>“La Regione – aggiunge Agabiti – proprio con questi obiettivi, a partire dall&#8217;anno scolastico 2020/21, ha dato avvio ad un significativo intervento mirato all’emanazione di bandi regionali relativi all’erogazione di borse di studio a beneficio degli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, statali e paritarie, residenti in Umbria. Con questa azione quindi, &#8211; conclude l’assessore Agabiti – si vuole andare incontro ai nuclei familiari in crescente difficoltà – soprattutto nell’attuale congiuntura economica – facendo sì che possano garantire ai propri figli e alle proprie figlie la prosecuzione di un adeguato percorso scolastico fondamentale per la formazione culturale e la propria crescita sociale”.</p>
<p>Per l&#8217;anno scolastico 2022/23 sono pervenute richieste per un numero complessivo di borse di studio pari a 29.577.</p>
<p>Il numero di borse di studio richieste è progressivamente aumentato negli anni (rispetto al primo avviso, relativo all’anno scolastico 2020/2021, l’incremento è stato pari al 37,7%), arrivando a interessare una parte importante degli studenti di età compresa tra i 6 ed i 18 anni.</p>
<p>Si tratta principalmente di studenti della scuola primaria (38,8%) e della scuola secondaria di II grado (34,7%). Gli importi riconosciuti sono pari a 150 euro per gli alunni della scuola primaria, 250 per coloro che frequentano la scuola secondaria di I grado e 400 euro per gli alunni della scuola secondaria di II grado.</p>
<p>La graduatoria sarà consultabile, oltre che sul Bollettino ufficiale della Regione, anche sul sito di Sviluppumbria all&#8217;indirizzo</p>
<p>https://www.sviluppumbria.it/-/bando-per-borse-di-studio-studenti-regione-umbria-a-s-2022-2023.</p>
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		<title>Se &#8216;tutto chiede salvezza&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Mar 2023 17:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA['Progetto-Lettura']]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Mencarelli]]></category>
		<category><![CDATA[I.I.S. Giordano Bruno di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Incontro con l'autore]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo scientifico 'Galileo Galilei' di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Tutto chiede salvezza]]></category>
		<category><![CDATA[Università degli Studi di Perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> In un passo dello Zibaldone Giacomo Leopardi ricorre all’immagine di ‘un giardino sofferente’, paragonato a ‘un vasto ospitale’, all’interno del quale vi è, ovunque, traccia di patimento. E se quel ‘giardino sofferente’ fosse davvero ‘un vasto ospitale’ psichiatrico in cui, a seguito di un T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio), viene ricoverato un ragazzo poco più che ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="https://www.perugiaonline.net/se-tutto-chiede-salvezza/">Se &#8216;tutto chiede salvezza&#8217;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="https://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> In un passo dello <em>Zibaldone</em> Giacomo Leopardi ricorre all’immagine di ‘un giardino sofferente’, paragonato a ‘un vasto ospitale’, all’interno del quale vi è, ovunque, traccia di patimento. E se quel ‘giardino sofferente’ fosse davvero ‘un vasto ospitale’ psichiatrico in cui, a seguito di un T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio), viene ricoverato un ragazzo poco più che ventenne? Un giovane dalla ‘pelle sottilissima’, che chiama la sua malattia, la sua ossessione, il suo disagio ‘salvezza’? E che, non da ultimo, è convinto che ‘tutto chieda salvezza’?</p>
<p><strong>Nell’alveo del ‘Progetto Lettura’</strong> – che da anni offre ai giovani la possibilità di dialogare con noti scrittori e che quest’anno è stato reso possibile grazie a una sinergica collaborazione tra Scuola e Università – <strong>si è tenuto oggi, martedì 7 marzo 2023, dalle 8.30 alle 13.00, nella cornice dell’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Perugia, l’incontro con l’autore Daniele Mencarelli, poeta e scrittore romano, autore, tra gli altri, di <em>Tutto chiede salvezza</em>, romanzo edito per i tipi di Mondadori nel 2020 e insignito del Premio Strega Giovani</strong>, nonché una delle voci più significative del panorama letterario contemporaneo.</p>
<p><strong>Circa 900, le studentesse e gli studenti dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ e del Liceo scientifico ‘Galileo Galilei’ di Perugia</strong> che, oggi, suddivisi in due turnazioni, lo hanno incontrato, ascoltandolo con attenzione, ponendogli numerose domande sul disagio esistenziale del protagonista – un Daniele Mencarelli allora ventenne &#8211; e condividendo con lo scrittore le proprie riflessioni sul romanzo <em>Tutto chiede salvezza</em>.</p>
<p><strong>Alle 8.30 è stata la volta delle studentesse e degli studenti dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia, diretto dalla professoressa Anna Bigozzi.</strong> L’incontro con l’autore è stato reso possibile grazie a un approfondito percorso didattico iniziato all’interno delle 25 classi che hanno aderito al progetto, con la lettura integrale e l’esegesi del romanzo <em>Tutto chiede salvezza</em>, seconda fatica letteraria della trilogia autobiografica di Daniele Mencarelli, autore anche del recente <em>Fame d’aria</em>, uscito anch’esso per Mondadori e anch’esso incentrato sulla fragilità.</p>
<p><strong>L’incontro si è aperto alla presenza del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, il professor Maurizio Oliviero</strong>, che, nell’introdurre i lavori, ha sottolineato la valenza della giornata di oggi e dei temi che sono stati toccati, che paiono esserci lontani, ma non lo sono. Ha fatto leva sul tema delle vulnerabilità, il Magnifico Rettore, citando anche il cantautore Alessandro Mannarino, che, in <em>Vivere la vita</em>, sottolinea come, cambiando scarpe, si può cambiare strada, e quindi idee, e infine il mondo e noi stessi, forti di quelle speranze che determinano, necessariamente, un cambiamento e consapevoli che l’ascolto dell’altro sia la vera cura.</p>
<p>Ad accogliere l’ospite, oltre al Rettore dello <em>Studium</em>, <strong>il professore associato di <em>Letteratura italiana contemporanea</em> presso il Dipartimento di Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà antiche e moderne dell’Università degli Studi di Perugia, Simone Casini.</strong> Nel ribadire che «Scuola e Università sono i luoghi decisivi nella formazione del futuro» e che «la letteratura vi ha un ruolo fondamentale, in quanto dà forma a ciò che fermenta e matura oscuramente nel nostro presente», il professor Casini ha messo in luce come «quando si legge un romanzo, si fa un’esperienza di impatto emotivo, di vite individuali che diventano, appunto, esperienza comune. E l’esperienza – ha proseguito – ci fa comunità». E, di certo, le due comunità scolastiche che oggi hanno incontrato l’autore si sono riconosciute in ciò che ha scritto Daniele Mencarelli, andando a fondo alla sua vulnerabilità con una capacità critica e analitica straordinaria. Incontrando un’esperienza altrui, gli studenti hanno imparato a conoscere meglio se stessi. Ed è grazie alla collaborazione tra Scuola e Università che i giovani, spesso, si avvicinano alla letteratura.</p>
<p><strong>La Dirigente dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’, la professoressa Anna Bigozzi</strong>, nel ringraziare l’autore, l’Università degli Studi di Perugia per aver accolto le classi della scuola che lei dirige in un luogo prestigioso come l’Aula Magna del Rettorato, la professoressa Barbara Moretti e il professor Roberto Rettori, le docenti e i docenti della ‘Commissione -lettura’ dell’istituto perugino e l’Associazione Fulgineamente, ha evidenziato come la presenza di oggi sia stata significativa per gli studenti, in un’ottica di scambio proficuo tra Scuola e Università.</p>
<p><strong>La professoressa di Lettere dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ Barbara Moretti, docente-referente del ‘Progetto-Lettura’</strong>, ha, poi, condotto l’<em>auditorium</em> nel vivo dell’incontro, sia moderando gli interventi degli studenti, che introducendo il lavoro didattico svolto a monte dell’incontro stesso. Lo ha fatto, la professoressa Moretti, rimarcando come la lettura di questo romanzo abbia rappresentato una chiave d’accesso per entrare in contatto con i ragazzi, che si sono ritrovati in queste pagine e che le hanno interrogate (un centinaio, le domande, le riflessioni, le rappresentazioni anche grafiche e le pagine scritte che sono pervenute alla ‘Commissione-lettura’, quale frutto della sensibilità e della vitalità dei giovani lettori). È seguita la lettura di un passo tratto da <em>La casa degli sguardi</em> (Mondadori, 2018): «La sensibilità. Il metro degli sciocchi. Come voler misurare ogni altro sentimento umano. La retorica del poeta sensibile la impiccherei. Si parli, semmai, di fragilità, di essere nati con la pelle più sottile, un bassissimo numero di anticorpi a ogni bene e male del mondo, dal dolore alla tenerezza, malinconia e amore compresi. Persone che le inchiodi con poco, basta un fiore per bucargli la pelle».</p>
<p><strong>Le domande poste dagli studenti-lettori</strong>, che hanno rappresentato con le loro voci il lavoro svolto dalla scuola e che sono stati i veri e attivi protagonisti dell’incontro, si sono alternate in maniera ordinata alle risposte dell’autore, il quale ha affermato che i copioni sono fatti (anche) per essere strappati, al fine di agire liberamente.</p>
<p>Dalla ‘pelle sottilissima’ del protagonista del romanzo alla sua permeabilità alla sofferenza altrui, dall’etimo di ‘salvezza’, intesa nell’opera come ‘malattia’, ‘ossessione’, ‘desiderio patologico’ alla funzione che può avere ‘la penna’ per un ragazzo costretto a un T.S.O.; dal parallelismo, fondato su pari sensibilità e sincerità di cuore, tra poeti e pazzi allo spirito di fratellanza che accomuna Daniele ai suoi compagni di stanza, passando per le conversazioni telefoniche con i genitori e la figura della madre, <em>I Muri</em> di Costantinos Kavafis e la conseguente esclusione dalla società (che ha emarginato il poeta greco per la sua omosessualità), il concetto di ‘normalità’, quello di ‘recita’ e quello relativo all’impossibilità di mentire all’interno di un ospedale psichiatrico, il confronto con la serie uscita su Netflix (che, per certi versi, si discosta dal libro). E ancora: la tempesta di notizie drammatiche che azzerano la fragilità di molte persone, l’uso che il protagonista del libro fa delle droghe (è preferibile, secondo Daniele Mencarelli, parlare di uso, leggero o pesante, che se ne fa, piuttosto che di droghe leggere o pesanti), il distacco dei medici e degli infermieri… Sono solo alcuni dei temi sondati dai giovani studenti.</p>
<p><strong>Temi sui quali ha focalizzato la sua attenzione, con una certa empatia, l’autore, che ha parlato, con riferimento al protagonista dell’opera, di sensibilità spiccata</strong>, di un ‘sentire’ in modo particolare il mondo. Ma Mencarelli ha anche rimarcato che il gesto di uno scrittore non finisce con la sua autobiografia: il ruolo della letteratura, al di là della sospensione dell’incredulità e dell’immedesimazione con i personaggi, è quello di dare gli strumenti per acquisire una certa consapevolezza di questo sentire. La letteratura è intrecciata al vissuto dell’autore, ma passa attraverso l’immaginifico: l’unica cosa che conta è la scrittura. L’uomo, poi, si è sempre interrogato su una natura che è drammatica, solo che l’individualizzazione ci ha portati a competere con tale natura, più che ad ascoltarla. E, come scrittore, Mencarelli lavora sulle fragilità, per dialogare con le quali occorre riprendere un rapporto dialettico con la propria, profonda natura; un aspetto, questo, quasi mai realizzabile durante la gioventù, quando si rende necessario condividere il proprio magma interiore di emozioni con qualcuno in atteggiamento di ascolto, prima che tale complesso di sensazioni esploda. I giovani sono serbatoi di vitalità e di poesia, ma anche di inquietudine. Proprio sul tema della vitalità lo scrittore romano ha fatto leva, parlando della modernità e del Novecento, secolo che ha saputo frantumare quel concetto di salvezza che nei Vangeli era unitario. Si definisce, poi, un ‘progressista tragico’. Nel senso che crede che l’umanità proceda per errori. Ma afferma anche di sperare in una salvezza dalle ingiustizie di questo mondo e in una salvezza oltremondana (da non credente). Oltre alla vitalità, gli scrittori hanno un’altra radice: la cultura. Il copione, infatti, può essere tradito solo se lo si conosce. Confida, però, agli studenti, di essere arrivato, alla loro età, alla letteratura muovendo dalla vitalità. Allora, costruendo scene mentre si parla, si può vedere la natura umana come un prato o come un bosco oscuro, una selva dalla quale non si riesce a uscire e nella quale si esperisce il senso del proprio limite, il sentimento e il contro-tema del sentimento, il dualismo amore/morte, la follia, la psicosi, l’esplosione delle nevrosi… Scrivere, ha affermato Mencarelli, non è mai terapia: è un gesto che lo scrittore non compie per sé, ma perché sente che è fondamentale scrivere di questo limite, in quanto tale azione può diventare importante per gli altri.</p>
<p>Lo scrittore romano ha, poi, posto l’accento sull’importanza della letteratura. La provocazione rivolta agli studenti è stata questa: «E se vi dicessi che io non ho mai fatto un T.S.O.? E che i personaggi del romanzo sono inventati?». Ovviamente, si è trattato di una provocazione, atta, però, a ribadire che la letteratura altro non è che una lingua che lavora con tutto ciò che riguarda l’autore. E confida al suo giovane auditorio che il personaggio che ha amato di più è stato Giorgio, che vive l’incubo della perdita della figura materna, e che, dopo il T.S.O., ha rivisto Alessandro, ingrassato e incolto, ma ambulante, alla fermata di un autobus.</p>
<p>Altri argomenti affrontati sono stati la scissione di ogni essere umano tra il racconto di sé (sé narrato) e il sé reale (sé agito), specie per chi, come i giovani studenti, non ha vissuto il mondo analogico: con l’era digitale, dagli anni Duemila, tante diversità che prima erano esiliate (sessualità, malattia mentale, etc.) sono state portate dentro le mura di quella cittadella che chiamiamo ‘normalità’, anche per slittamento lessicale (il termine ‘paura’ è stato sostituito da altre parole, quali ‘ansia’, ‘fobia’, ‘panico’, etc.). Il rischio dell’era digitale è legato allo scollamento dell’uomo dalla sua vita reale: crediamo che ciò che vediamo su un display sia un surrogato della realtà, ma non ci sono surrogati della realtà, in quanto si tratta di narrazioni del reale e, in quanto tali, nascono sempre da una visione di parte. Ciò che resta fuori dalle mura della cittadella chiamata ‘normalità’, invece, sono i temi legati alla nostra natura profonda, in quanto non abbiamo gli strumenti per comprenderla. La poesia, però, potrebbe esserne uno. E noi siamo chiamati, mediante un allenamento costante, a riappropriarci della nostra realtà.</p>
<p>Quanto alla trasposizione dei contenuti del suo libro nella serie Netflix, visionata dagli studenti, Mencarelli ha sottolineato come si sia trattato di un passaggio da una lingua a un’altra, ovvero a un prodotto audiovisivo e seriale. La voce-pensiero del protagonista, infatti, non avrebbe potuto ‘riempire’ e informare di sé una serie TV. Il ricovero coatto di Daniele, poi, è stato ambientato nel 2022, nell’era digitale: da qui, l’inserimento di personaggi nuovi, che fungessero da paradigma di nuove forme di distruzione, come Nina. Anche se l’autore afferma di rimanere ancorato alle sue creature, che sono i romanzi, anche quelli che ancora scriverà: il racconto per l’uomo è altamente esperienziale.</p>
<p>Incalzato ancora dalla curiosità (e dalla vitalità, di cui si è parlato prima) degli studenti, Mencarelli conclude facendo un affondo sui cosiddetti ‘sani’. Sostiene lo incuriosiscano. Perché in quella categoria c’è un sommerso psico-patologico che è inconsapevole: «Sono pazzi a loro insaputa!» esclama ironicamente l’autore, che preferisce la consapevolezza e l’anti-istituzionalità. L’istituzione è una scatola vuota in cui ci sono delle persone che fanno quell’istituzione. Solo così si riempie di significato. D’altronde Daniele Mencarelli il senso lo cerca ancora. Ponendosi le stesse domande del suo riuscitissimo romanzo, pur se in un mondo e in una lingua che sono cambiati. Consapevole che «la parola, quando costruisce visioni, diventa invincibile».</p>
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		<title>Un Paese in cui si superano i confini delle singole lingue? Chiamiamola ‘letteratura’</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 16:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[1^ convegno 'La lingua (ab)batte']]></category>
		<category><![CDATA[I.I.S. Giordano Bruno di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[lingue e linguaggi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola e formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Università degli Studi di Perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Un Paese in cui si superano i confini delle singole lingue? Chiamiamola ‘letteratura’… E se la letteratura diviene ‘comparata’? Allora il riferimento è a un metodo e non a un mero confronto tematico fra testi di diverse letterature. La ‘letteratura comparata’, infatti, studia la letteratura da una prospettiva critica sovra-nazionale e trans-linguistica, proiettando il testo ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Un Paese in cui si superano i confini delle singole lingue? Chiamiamola ‘letteratura’… E se la letteratura diviene ‘comparata’? Allora il riferimento è a un metodo e non a un mero confronto tematico fra testi di diverse letterature. La ‘letteratura comparata’, infatti, studia la letteratura da una prospettiva critica sovra-nazionale e trans-linguistica, proiettando il testo nella cultura del tempo che l’ha prodotto e concependo il discorso sulla letteratura come ‘luogo di scoperta dell’altro’. L’anima di questo coro di voci dialoganti è la traduzione: un tramite per la trasmigrazione di un testo da una lingua all’altra, un modo per avvicinare diversi poli culturali. Comparando due autori che si sono espressi in lingue diverse, dunque, si ha una migrazione tra le lingue, una trasmutazione delle proprie radici e non una perdita.</p>
<p>All’Istituto di Istruzione Superiore ‘Giordano Bruno’ di Perugia, diretto dalla professoressa Anna Bigozzi, si è tenuto oggi, venerdì 20 gennaio, il 1^ convegno dal titolo ‘La lingua (ab)batte. Lingue e linguaggi in contatto’. Il convegno, promosso dalle docenti Antonia Ruspolini e Vania Battistoni (entrambe insegnanti di <em>Lingua e letteratura inglese</em> all’I.I.S. ‘Giordano Bruno’), ha registrato la partecipazione, nelle vesti di relatrici e di relatori, delle studentesse e degli studenti dell’innovativa e sperimentale scuola perugina.</p>
<p>Convinti che ‘le lingue e le culture straniere costruiscano ponti, laddove altri ergono muri’, la Dirigente scolastica, i docenti e gli studenti, si sono confrontati sui temi di cui sopra e hanno aperto i lavori, nell’aula Magna dell’Istituto, alle 9.00, alla presenza del professor Luigi Giuliani, docente di <em>Letteratura spagnola</em> all’Università degli Studi di Perugia (Dipartimento di <em>Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne</em>), che, con la sua partecipazione in qualità di relatore, ha sottolineato quanto importante e proficuo sia il dialogo tra scuola e Università.</p>
<p>Di seguito, <strong>il programma dettagliato del convegno</strong>:</p>
<ul>
<li>9.00-9.15 – Afflusso dei partecipanti (gli studenti e le studentesse delle classi quinte del Liceo linguistico, le redazioni del giornalino di Istituto ‘Ikaro’ e della ‘GBRadio’ e i/le rappresentanti delle classi quarte dell’Indirizzo linguistico sono state invitati all’apertura dei lavori in presenza in aula Magna).</li>
</ul>
<ul>
<li>9.15-9.20 – <strong>Saluti della Dirigente scolastica, professoressa Anna Bigozzi</strong>, e apertura dei lavori.</li>
</ul>
<ul>
<li>9.20-9.50 – <strong>‘Keynote Speaker’ – <em>Lectio</em> del Prof. Luigi Giuliani (Università degli Studi di Perugia).</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>10.00-11.00 – <strong>Panel 1: ‘Lingue e linguaggi nelle discipline STEM’.</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>10.00-10.15 – Angelica Giappichini, ‘Il linguaggio universale della Chimica’.</li>
</ul>
<ul>
<li>10.15-10.30 – Clara Chiavini, ‘The use of Greek letters in STEM subjects’.</li>
</ul>
<ul>
<li>10.30-10.45 – Anne Amina Yimga, Soumia Khalid, ‘Chemical elements symbols and chemical substances nomenclature’.</li>
</ul>
<ul>
<li>11.00-11.50 – <strong>Panel 2: ‘Lengua Española e Língua Portuguesa’</strong>.</li>
</ul>
<ul>
<li>11.00-11.20 – Melissa Cipiciani, ‘El euskera: el misterioso idioma del País Vasco’.</li>
</ul>
<ul>
<li>11.20-11.40 – Filippo Ciampana, Aurora Pucciatti, ‘Curiosidades sobre España’.</li>
</ul>
<ul>
<li>11.40-11.50 – Isabel Lins De Souza, ‘Portuguese and English Heritage’.</li>
</ul>
<ul>
<li>12.00-13.00 – <strong>Panel 3: ‘English Language’.</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>12.00-12.20 – El Hassania Zigou, ‘Types of language in communication’.</li>
</ul>
<ul>
<li>12.20-12.40 – Margherita Muzzati, ‘British VS American food vocabulary’.</li>
</ul>
<ul>
<li>12.40-13.00 – Vanja Antonic, ‘The bilingual brain’.</li>
</ul>
<ul>
<li>13.00-13.40 – <strong>Panel 4: ‘Langue Française’.</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>13.00-13.20 – Nisrin Boubia, ‘La langue arabe et ses nuances’.</li>
</ul>
<ul>
<li>13.20-13.40 – Njomaso Bless Abongyah, ‘Franaglais, English and/et Français in/en Camerun’.</li>
</ul>
<p>Nelle intenzioni delle due docenti-referenti, la professoressa Antonia Ruspolini e la professoressa Vania Battistoni, «l’incontro ha evidenziato che, vivendo il privilegio di parlare due o più lingue, si possa diventare promotori di cambiamenti culturali importanti, soggetti attivi di inclusione, consapevoli fattori di diffusione di patrimoni ed eredità. L’intento della scuola, infatti, è quello di descrivere, illustrare, e condividere aspetti linguistici e culturali dei propri Paesi d’origine o di interesse, approfondire un particolare tipo di linguaggio, lingua o dialetto, al fine di creare un fruttuoso scambio di opinioni ed esperienze tra tutti gli attori presenti nel nostro Istituto».</p>
<p>Un altro modo, certamente originale, per indagare quelle che Umberto Eco considerava ‘alcune funzioni della letteratura’ (ECO U., ‘Su alcune funzioni della letteratura’ in «Sulla letteratura», Bompiani, 2002). Il grande semiologo annoverava tra ‘i poteri immateriali’ anche la letteratura, quel ‘complesso – a detta sua – di testi che l’umanità ha prodotto e produce <em>gratia sui</em>, per amore di se stessi, per diletto, per elevazione culturale (…)’. Ma quali sono, in chiusa, ‘alcune funzioni della letteratura’? Educare all’esercizio della fedeltà, nella libertà dell’interpretazione; seguire la migrazione dei personaggi; educare al fato nell’impossibilità di modificare il destino dei personaggi e i racconti. Non da ultimo (e il convegno di oggi lo attesta), tenere in esercizio la lingua, sia come patrimonio collettivo che come lingua individuale.</p>
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		<title>#OrientiAMO gli studenti &#8211; e gli individui &#8211; di domani</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2022 13:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[I.I.S. Giordano Bruno di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento permanente]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto #OrientiAMO 2022-2023]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Contiene la radice del termine ‘amore’, il Progetto #OrientiAMO, promosso, per l’anno scolastico 2022-2023, dall’innovativo e sperimentale Istituto di Istruzione Superiore ‘Giordano Bruno’ di Perugia. Perché ‘orientare’ significa essenzialmente questo: promuovere, con amore, dedizione, passione ed esperienza, tutte quelle attività che consentono agli studenti – e agli individui in genere – di riconoscere le proprie ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Contiene la radice del termine ‘amore’, il Progetto #OrientiAMO, promosso, per l’anno scolastico 2022-2023, dall’innovativo e sperimentale Istituto di Istruzione Superiore ‘Giordano Bruno’ di Perugia. Perché ‘orientare’ significa essenzialmente questo: promuovere, con amore, dedizione, passione ed esperienza, tutte quelle attività che consentono agli studenti – e agli individui in genere – di riconoscere le proprie attitudini e competenze, e di operare delle scelte consapevoli finalizzate al conseguimento di una compiuta realizzazione personale, sociale e professionale in un arco di tempo che interessa tutte le fasi dell’esistenza (si parla, infatti, di ‘orientamento permanente’).</p>
<p>È così che l’I.I.S. ‘Giordano Bruno’, diretto dalla professoressa Anna Bigozzi e articolato nei suoi quattro indirizzi (rispettivamente, due licei: Liceo Linguistico tradizionale e con opzione ‘EsaBac’, e Liceo Scientifico Scienze applicate (OSA) con opzione ‘Curvatura biomedica’ – e due tecnici: il Tecnico Tecnologico per la Chimica, materiali e biotecnologie, con articolazione Biotecnologie ambientali e Biotecnologie sanitarie, e il Tecnico Tecnologico Sistema moda, con articolazione Tessile, abbigliamento e moda) presenta, nell’alveo dell’orientamento ‘a scuola e oltre la scuola’ e in sinergia con le <em>Linee guida nazionali per l’orientamento permanente</em> del MIUR (prot. 4232 del 19 febbraio 2014), il progetto #OrientiAMO per l’anno scolastico 2022-2023, progetto che, pur interessando l’intero anno nelle sue varie fasi organizzative, si concentra prevalentemente nei mesi tra ottobre 2022 e febbraio 2023.</p>
<p>Se il termine ‘Orientamento’ designa quelle attività che consentono agli individui di operare scelte consapevoli al fine di conseguire una compiuta realizzazione personale, sociale e professionale durante tutte le fasi dell’esistenza, il Progetto #OrientiAMO si rivolge in particolare alle studentesse e agli studenti delle classi terze della Scuola secondaria di primo grado nel delicato momento di transizione alla Scuola secondaria di secondo grado.</p>
<p>Secondo la dirigente scolastica, professoressa Anna Bigozzi, e le docenti-referenti della funzione strumentale per l’Orientamento, professoresse Paola Perfetti e Bruna Ribigini, è particolarmente significativo il fatto che «dopo due anni di chiusura, dovuta alle restrizioni pandemiche, l’Istituto ‘Giordano Bruno’ stia mettendo in atto molteplici azioni di orientamento in presenza. Questo per permettere – proseguono la Preside e le due insegnanti – di assecondare le esigenze di tutta l’utenza, che proviene dalle scuole medie di un territorio vasto, e di garantire a tutti gli studenti e a tutte le studentesse, oltre che alle rispettive famiglie, i giusti spazio, attenzione, tempo e ascolto». In questa prospettiva, non solo la Dirigente scolastica e le Referenti del progetto #OrientiAMO, ma anche tutti coloro che, tra i docenti, si dedicano all’attività di orientamento auspicano che la scelta di proseguire il percorso di studi nell’Istituto ‘Giordano Bruno’ possa avvenire con la massima convinzione e con la consapevolezza della varietà dell’offerta formativa e di quelli che, da sempre, ne sono i punti di forza: l’innovazione, la didattica laboratoriale ed esperienziale, l’internazionalizzazione, l’accoglienza e l’integrazione, l’apertura ad una realtà complessa, fluida, in continuo mutamento. Gli obiettivi del progetto, pertanto, sono di informare in modo adeguato sull’offerta formativa dell’Istituto, di accompagnare gli studenti nella scelta della scuola superiore, e, non da ultimo, di promuovere la continuità tra i due ordini di scuola, quello di provenienza e quello di arrivo. Quest’ultima linea direttrice dell’azione di orientamento, oltre che mettere gli studenti nella condizione di ricorrere alle proprie competenze e conoscenze al fine di valutare le motivazioni profonde, le effettive potenzialità e le offerte del mondo scolastico, contribuisce a una positiva costruzione della loro identità, mediante un percorso opportunamente guidato verso la scelta da intraprendere.</p>
<p><strong>Ma come si svolge il progetto #OrientiAMO? Le attività di Orientamento proposte dall’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ sono, insieme, informative e formative.</strong></p>
<p>Tra<strong> le azioni informative</strong> si annoverano: incontri di presentazione dell’Istituto nelle sedi delle scuole medie, durante le giornate predisposte, alle quali parteciperanno sia i docenti che alcuni studenti del ‘Giordano Bruno’; un incontro (<em>OpenWebinar</em>) della dirigente scolastica con le famiglie, fissato per il prossimo 29 novembre dalle 17.00 alle 18.30 sulla piattaforma Webex; quattro giornate di scuola aperta (<em>Open Day</em>), <strong>rispettivamente il 19 novembre dalle 15.00 alle 19.00, il 4 e il 17 dicembre alla stessa ora, e il 15 gennaio 2023 sempre dalle 15.00 alle 19.00</strong>. Durante questi pomeriggi di scuola aperta, agli studenti e alle loro famiglie viene data la possibilità di prendere confidenza con gli spazi dell’Istituto e di dialogare con le referenti del progetto e i docenti dei singoli indirizzi di studio, oltre che con gli studenti del ‘Giordano Bruno’ nel ruolo di guide, per un confronto sulle proposte formative curricolari ed extracurricolari, progettuali e laboratoriali, di PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali per l’Orientamento). Nel novero delle attività informative, inoltre, saranno attivati sia uno ‘sportello-Orientamento’ (nell’ambito del quale, nei mesi di dicembre e gennaio gli insegnati orientatori, previo appuntamento, accoglieranno e riceveranno studenti e genitori delle scuole medie, che necessitino di informazioni individualizzate sul piano dell’offerta formativa), sia un ‘supporto-iscrizioni’ (in occasione dell’<em>Open Day</em>, quando il personale di segreteria sarà a disposizione per aiutare gli studenti e le loro famiglie per le iscrizioni, con aperture pomeridiane straordinarie).</p>
<p><strong>Queste, infine, le azioni formative promosse dall’Istituto: mini-stage pomeridiani a tema (</strong><em>Capsule di Laboratorio</em><strong>, tra ottobre e novembre 2022, su prenotazione:   </strong><a href="https://www.giordanobrunoperugia.edu.it/pagine/prova/">https://www.giordanobrunoperugia.edu.it/pagine/prova/</a> ), ovvero attività laboratoriali ed esperienziali selezionate e specifiche, guidate dai docenti dell’Istituto, che ricorreranno alle metodologie <em>Learning by doing</em> e <em>Cooperative learning</em>: Programmazione con Arduino, Laboratorio stampa 3D, Laboratorio di informatica, Laboratorio linguistico e di ‘biblioterapia’ (Il prossimo, ‘Ora d’aria in biblioteca’, si terrà giovedì 10 novembre). Non mancherà anche l’attività di ‘<strong>Studente per un giorno, un pomeriggio al Giordano Bruno’, nelle giornate del 22 novembre, del 13 dicembre e del 10 gennaio 2023 sempre dalle 15.00 alle 17.00. </strong>Gli studenti delle classi terze delle scuole medie avranno, così, la possibilità di frequentare le lezioni delle discipline caratterizzanti i singoli indirizzi liceali e tecnici, sperimentando la presenza e la partecipazione attiva in ‘classi’ dedicate. L’esperienza è possibile previa iscrizione (compilando i moduli on-line; durante l’<em>Open Day</em>). Infine, saranno promossi progetti in continuità con le scuole medie (Progetto PartecipAction; Concorso artistico/letterario «Carlotta Martellini», Progetto lettura, gruppo sportivo, etc).</p>
<p><strong>Qual è, in chiusa, l’offerta formativa dell’Istituto ‘Giordano Bruno’</strong>, che deve il suo nome, non a caso, al filosofo campano che, da ‘obstinatissimo eretico’ e da ‘martire della nuova e libera filosofia’, a seconda dei punti di vista, ha parlato di universo infinito, popolato da innumerevoli mondi? I quattro indirizzi di studio illustrati ad apertura sono caratterizzati da una progettualità che si esprime in varie forme: PCTO, stage linguistico-culturali, progetti europei e di mobilità, interscambio, progetti didattici nazionali, campi-scuola, progetti CLIL, educazione alla legalità e alla salute, educazione interculturale e inclusione, valorizzazione della diversità culturale, attività laboratoriali finalizzate al <em>Learning by doing</em>, valorizzazione delle eccellenze mediante attività progettuali svolte anche in <em>Peer education</em> con la collaborazione di esperti esterni ed Enti pubblici e privati, contrasto alla dispersione scolastica, volontariato, etc (per il dettaglio dell’offerta formativa, si rinvia al sito dell’Istituto: https://www.giordanobrunoperugia.edu.it/).</p>
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		<title>A scuola c’è ancora bisogno di libri di carta</title>
		<link>https://www.perugiaonline.net/a-scuola-ce-ancora-bisogno-di-libri-di-carta/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2022 15:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[adozione dei libri di testo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Un ‘oggetto materiale’. Il libro, quello di carta, è essenzialmente questo per Lorenzo Baldacchini. Un ‘oggetto materiale’ sfogliabile, consultabile, che non solo comunica un messaggio, ma che è anche depositario della trasmissione di un patrimonio, insieme culturale e bibliografico. Il libro su supporto cartaceo, affermano gli studiosi, permettere di ‘entrare’ meglio e con un certo ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Un ‘oggetto materiale’. Il libro, quello di carta, è essenzialmente questo per Lorenzo Baldacchini. Un ‘oggetto materiale’ sfogliabile, consultabile, che non solo comunica un messaggio, ma che è anche depositario della trasmissione di un patrimonio, insieme culturale e bibliografico. Il libro su supporto cartaceo, affermano gli studiosi, permettere di ‘entrare’ meglio e con un certo grado di profondità all’interno di un argomento e attiva maggiormente i processi cognitivi, consentendo di non perdere di vista un aspetto fondamentale della comprensione del testo, contro ogni tendenza alla granularità del sapere: la visione di insieme. La lettura su schermo, infatti, e la cultura degli e-book e dell’ipertesto – cui Umberto Eco esortava a ricorrere, al fine di modificare una storia nell’alveo della scrittura inventiva libera, ‘solo per un gioco arguto’ – tendono a essere meno lineari e più rapidi rispetto al testo su supporto cartaceo, in quanto l’occhio è sollecitato a saltare da un punto all’altro, focalizzando l’attenzione solo su alcune parole-chiave e tralasciando, appunto, la visione di insieme. Anche l’azione del prendere appunti &#8211; <em>ça va sans dire</em> – su supporto cartaceo è un’operazione che, secondo Roland Barthes, implica un costante ritorno alla mano, attivando, ancora una volta, i processi cognitivi.</p>
<p>Dove vogliamo arrivare? Al fatto che, soprattutto a scuola, c’è bisogno di libri di carta. Lo sa bene la professoressa Antonella Valoroso, docente di <em>Lettere</em> al Liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia e <em>Professor of</em> <em>Italian Studies</em> presso l’Istituto Universitario Internazionale ‘The Umbra Institute’, che ha lanciato una petizione attraverso la piattaforma change.org per invitare il MIUR a rivedere le regole attuali circa l’adozione dei libri di testo scolastici. E ‘adozione dei libri di testo’ è stata una a dir poco ‘spinosa’ voce all’ordine del giorno nel corso dei Consigli di classe dei mesi di aprile-maggio in tutte le scuole italiane.</p>
<p>Infatti, le attuali linee-guida comprese nella Nota MI n. 5022 del 28.02.2022 concernente l’adozione dei libri di testo per l’anno scolastico 2022/2023 invitano i docenti a ridurre ulteriormente i tetti di spesa per l’acquisto di tali manuali e a passare al digitale, dando per scontato che tutti gli studenti abbiano un tablet o un PC e senza tener conto del fatto che sui libri di carta si studia decisamente meglio. Almeno per adesso e verosimilmente per i prossimi anni.</p>
<p>Ruota attorno a questi e ad altri argomenti l’intervista che abbiano realizzato per <em>Perugia Online</em>, i cui quesiti sono stati posti alla professoressa Valoroso. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.</p>
<p><strong>Professoressa Valoroso, diamo inizio a questa intervista <em>in medias res</em>: all’ordine del giorno, nel corso dei Consigli di classe dei mesi di aprile-maggio, è spuntata una voce a dir poco spinosa: ‘adozione dei libri di testo’. Quali sono le vigenti direttive ministeriali a riguardo e quali linee-guida invitano ad adottare?</strong></p>
<p>Le attuali linee guida sono dettate dalla Nota MI n. 5022 del 28.02.2022 con oggetto ‘<em>Adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado – anno scolastico 2022/2023</em>’ che riduce ulteriormente i tetti di spesa per l’acquisto dei libri di testo dando per scontata una fantomatica ‘riduzione dei costi dell’intera dotazione libraria derivanti dal passaggio al digitale e dalla disponibilità dei supporti tecnologici’. In sostanza si presume che i docenti debbano adottare i libri in formato digitale perché costano di meno e perché, secondo i burocrati del MIUR, tutti gli studenti hanno o dovrebbero avere un <em>device</em> digitale &#8211; tablet o computer &#8211; come strumento principale di lavoro. Nessuno al Miur si è evidentemente posto il quesito fondamentale: su quali libri si studia meglio: quelli digitali o quelli di carta?</p>
<p><strong>Queste indicazioni limitano, a suo avviso, la libertà dei docenti di scegliere i libri per le proprie studentesse e per i propri studenti? </strong></p>
<p>L’articolo 33 della Costituzione sancisce e difende la libertà d’insegnamento. Ebbene non consentire ai docenti di adottare i libri che ritengono più adatti per le proprie classi, e cioè i libri in formato cartaceo, è una palese violazione del principio costituzionale. Inoltre la normativa attuale impone degli illogici tetti di spesa annuali, mentre tutti sanno che la spesa per i libri si concentra soprattutto nei primi anni dei cicli scolastici e, per quanto riguarda le scuole superiori, sia al primo che al terzo anno.</p>
<p><strong>La riduzione ulteriore dei tetti di spesa per l’acquisto di libri di testo, sancita, come lei ricordava, dalla NOTA MI n. 5022 del 28/02/2022 rappresenta, di fatto, una limitazione dell’autonomia della funzione-docente che, inevitabilmente, si riverbera anche sulla scelta dei manuali da adottare e sulla sua autonomia didattica?</strong></p>
<p>Non c’è alcun dubbio. L’obbligo di rientrare nei tetti di spesa costringe i docenti a scegliere non il libro migliore o più adatto al tipo di scuola in cui si insegna, ma quello che costa meno. La normativa attuale spinge inoltre verso l’adozione dei libri digitali che, come dimostrato da studi realizzati in prestigiosi centri di ricerca internazionali, sono gli unici strumenti in grado di consentire un apprendimento valido e duraturo.</p>
<p><strong>Il passaggio al digitale è democratico o discriminatorio a suo parere? </strong></p>
<p>La spinta forzosa verso il digitale è un errore madornale. Il digitale è utile per gli approfondimenti e gli aggiornamenti, ma non può sostituire il testo cartaceo. La maggior parte degli studenti, inoltre, come abbiamo verificato nel drammatico periodo della pandemia e della DAD (Didattica a Distanza, <em>ndr</em>), può contare soltanto sul proprio smartphone e non sempre ha a disposizione una connessione internet stabile. Se sui tablet è difficile studiare e concentrarsi, figuriamoci sui telefonini.</p>
<p><strong>Studiare su supporto cartaceo e prendere appunti facilita il processo di apprendimento e attiva quello cognitivo: è d’accordo con questa affermazione?</strong></p>
<p>Non solo sono d’accordo, ma questi principi sono stati ampiamente dimostrarti da fior di studiosi. Nell’articolo “Reading linear texts on paper versus computer screen: Effects on reading comprehension” (“<em>Un confronto tra la lettura lineare su carta e su schermo: Effetti sulla comprensione del testo</em>”), pubblicato nel 2013 sull’<em>International Journal of Educational Research</em> (vol. 58), la studiosa norvegese Anne Mangen riferisce ad esempio di aver fatto leggere due testi, uno di 1400 e uno di 2000 parole, a due gruppi di 36 studenti al secondo anno di scuola secondaria superiore: al primo ha fornito il testo cartaceo e all’altro un file PDF da leggere sullo schermo di un computer. A entrambi i gruppi ha poi chiesto di svolgere degli esercizi di comprensione del testo. Per la studiosa il risultato dell’esperimento non lascia dubbi: ‘gli studenti che avevano letto il testo cartaceo hanno ottenuto un punteggio significativamente più alto nella comprensione del testo rispetto a quelli che avevano letto il testo in formato digitale’.</p>
<p><strong>La petizione che lei ha lanciato attraverso la piattaforma change.org per (</strong><a href="https://chng.it/jP9gFHvX7R"><strong>https://chng.it/jP9gFHvX7R</strong></a><strong> ) quanti iscritti ha raggiunto e quali sono gli obiettivi che intende perseguire?</strong></p>
<p>La petizione lanciata attraverso la piattaforma change.org invita il MIUR a rivedere le regole attuali. Perché basterebbe davvero poco per risolvere il problema che in questo momento sta mettendo in crisi migliaia di docenti in tutta Italia. Basterebbe modificare la maniera in cui si calcolano i tetti di spesa: non più per anno, perché non ha senso, ma per ciclo o fascia d’istruzione. Per la scuola secondaria di primo grado il tetto dovrebbe essere calcolato sull’intero triennio, per la scuola secondaria di secondo grado andrebbe invece diviso tra biennio (primo e secondo anno e quindi ancora fascia dell’obbligo) e triennio (terzo, quarto e quinto anno). La petizione online, lanciata il 1^ maggio, ha già superato la soglia delle 100 firme, ma è il numero continua a salire ora dopo ora. Il Ministero non potrà restare sordo a questo appello anche perché, a conti fatti, si tratta davvero di una modifica fattibile che non altererebbe in alcun modo la spesa complessiva delle famiglie, ma consentirebbe ai docenti di scegliere il meglio per studenti e studentesse.</p>
<p><strong> </strong><strong>Perché, in ultima istanza, nel 2022, a scuola, c’è ancora bisogno di libri di carta? </strong></p>
<p><strong> </strong>Perché il libro di carta è uno strumento straordinario e democratico. I<strong>l </strong>libro di testo cartaceo è uno strumento indispensabile anche nell’aula 4.0 e lo è tanto più nel momento in cui <u>il libro di testo scolastico</u> è probabilmente l’UNICO libro cartaceo che la maggior parte dei cosiddetti ‘nativi digitali’ incontrerà sul proprio cammino. Chi, come me, vive e lavora nella scuola pubblica sa bene che le competenze digitali della stragrande maggioranza dei propri alunni e alunne si limita all’utilizzo di Instagram, TikTok e Whatsapp. È per questo che i ragazzi e le ragazze del terzo millennio hanno un disperato bisogno di confrontarsi con i libri, quelli veri. Libri che pesano, perché lo studio è innanzitutto fatica, ma che insegnano a pensare, perché sono gli unici sui quali si può imparare a conoscere e apprezzare il tempo lento della lettura e della riflessione.</p>
<p><strong>Infine, da quanto abbiamo appreso nell’alveo di questo confronto con lei, da una parte si ha l’esigenza di limitare i costi per le famiglie, dall’altra si ha quella di fornire agli studenti strumenti didattici adeguati: quale pensa sia il giusto equilibrio fra queste due componenti?</strong></p>
<p>In un mondo ideale nella fascia dell’obbligo (cioè fino al biennio superiore) i libri dovrebbero essere gratuiti. Si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere, ma Machiavelli ci insegna che mirare in alto è indispensabile anche per raggiungere il bersaglio che si trova più basso. Personalmente trovo inaccettabile che allo stato attuale la spesa per i libri di testo non sia neanche deducibile dalle tasse. Anche questa sarebbe una riforma molto facile da fare. Investire nella scuola significa investire nel futuro della nazione, ma troppo spesso questo principio viene dimenticato. Io credo che le famiglie siano ben contente di acquistare i libri necessari per i propri figli e le proprie figlie. I genitori si lamentano, e con buona ragione, soltanto quando i libri acquistati vengono utilizzati poco o per niente. Ma questo è un altro problema.</p>
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		<title>&#8216;Tetragono&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2022 13:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[scuola e formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio Humanities APS]]></category>
		<category><![CDATA[Tetragono]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> ‘Avvegna ch’io mi senta / ben tetragono ai colpi di ventura’. Lo scriveva, Dante, nel canto XVII del Paradiso, ai versi 23-24. Dal latino tardo tetrágōnu(m), a sua volta derivato dal greco tetrágōnos, il termine significa letteralmente ‘che ha quattro (tetra-) angoli (gōníai)’. Ad un livello più profondo, connotativo, la parola assume il significato di ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> ‘Avvegna ch’io mi senta / ben tetragono ai colpi di ventura’. Lo scriveva, Dante, nel canto XVII del <em>Paradiso</em>, ai versi 23-24. Dal latino tardo <em>tetrágōnu(m)</em>, a sua volta derivato dal greco <em>tetrágōnos</em>, il termine significa letteralmente ‘che ha quattro (tetra-) angoli (<em>gōníai</em>)’. Ad un livello più profondo, connotativo, la parola assume il significato di ‘fermo, forte, resistente, difficile da rimuovere da un proposito e da una convinzione’.</p>
<p>E ‘Tetragono’ è proprio il nome scelto dall’Associazione di promozione sociale Spazio Humanities, presieduta da Maria Borio, per un ciclo di seminari integrativi alle attività didattiche e rivolti alle scuole. L’iniziativa, indirizzata a tutti quei docenti di discipline umanistiche che vogliano integrare la didattica per gli studenti del triennio con un’esperienza formativa all’avanguardia, è giunta alla II edizione, dopo il successo riscontrato lo scorso anno, con il quale si pone su una linea di continuità formativa.</p>
<p>La novità di quest’anno risiede nel fatto che il ciclo di quattro incontri ha ottenuto il prestigioso accreditamento e riconoscimento del MIUR in qualità di progetto didattico che prevede anche corsi di aggiornamento per docenti. In sostanza Spazio Humanities APS è, ora, un ente accreditato sulla piattaforma S.O.F.I.A. del MIUR, ovvero la piattaforma del Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento per docenti.</p>
<p>Il ciclo propone <strong>quattro incontri</strong> che, a partire dai programmi ministeriali, sono pensati come supporto alla didattica attraverso un’attività seminariale <em>ad hoc </em>da parte di relatori d’eccellenza. Particolare rilievo verrà dato alla presentazione di innovativi metodi per l’<strong>analisi testuale</strong> delle opere letterarie, nonché alla trattazione di autori del canone novecentesco che altrimenti non troverebbero spazio adeguato nei piani formativi. Ciascun incontro avrà la forma di una conferenza-reading della durata di 2 ore e sarà condotto <strong>a distanza</strong> tramite la piattaforma per videoconferenze <strong>Zoom</strong>.</p>
<p>Di seguito, il PROGRAMMA della II edizione di Tetragono:</p>
<p><strong>22 febbraio 2022, dalle 11.00 alle 13.00</strong> – Un’idea della Vita Nova di Dante – con Stefano Carrai.</p>
<p><strong>2 marzo 2022, dalle 11.00 alle 13.00</strong> – Rileggere la Prima Guerra Mondiale attraverso Andrea Zanzotto: commento di una poesia da <em>Il Galateo in Bosco</em> – con Andrea Cortellessa.</p>
<p><strong>28 marzo 2022, dalle 11.00 alle 13.00</strong> – Edmund Husserl: un capitolo di filosofia del Novecento – con Rino Genovese.<u> </u></p>
<p><strong>4 aprile 2022, dalle 11.00 alle 13.00</strong> – <em>Documento</em> di Amelia Rosselli e gli Anni Settanta fra letteratura e storia – con Stefano Giovannuzzi.</p>
<p>Una ulteriore novità risiede nel fatto che sia i docenti che gli studenti sono chiamati a partecipare a un contest per progetti legati ai seguenti temi &#8211; a) ambiente/spazio da abitare; b) politiche linguistiche; c) letteratura e scienza – nel corso della terza edizione di Poesiæuropa, manifestazione internazionale che si terrà a settembre 2022 e che è dedicata alla cultura umanistica europea e ai suoi rapporti con politica e scienza.</p>
<p>I progetti che risulteranno vincitori verranno presentati e discussi, in italiano e in inglese, in un forum insieme ai relatori del programma della manifestazione.</p>
<p>L’intero ciclo, a cui prenderanno parte sia il Liceo Pieralli di Perugia che il Liceo Properzio di Assisi, sarà coordinato da Arci Spazio Humanities APS. Tra gli altri, l’Associazione di promozione sociale organizza, dal 2019, <em>Poesiæuropa </em>(<a href="https://www.umbrocultura.com/poesiaeuropa">https://www.umbrocultura.com/poesiaeuropa</a>), iniziativa dedicata alla cultura umanistica europea che ha ricevuto, per tre anni consecutivi, l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici essenziali: </strong></p>
<p>&#8211; Stefano Carrai, <em>Il primo libro di Dante. Un’idea della Vita Nova</em>, Roma, Edizioni della Normale, 2020;</p>
<p>&#8211; Amelia Rosselli, <em>L’opera poetica</em>, a cura di Stefano Giovannuzzi, con introduzione di Emmanuela Tandello, Milano, Mondadori, 2012; Stefano Giovannuzzi, <em>Nello splendore della confusione. Anni Settanta</em>, Pesaro, Metauro, 2021;</p>
<p>&#8211; Andrea Zanzotto, <em>Tutte le poesie</em>, a cura di Stefano Dal Bianco, Milano, Mondadori, 2013; Andrea Cortellessa, <em>Il canto della terra</em>, Bari, Laterza, 2021;</p>
<p>&#8211; Edmund Husserl, <em>L’idea della fenomenologia. Per le scuole</em>, Bruno Mondadori, 1995.</p>
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		<title>Con gli occhi liberi (dai pregiudizi)</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2021 16:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[gubbio]]></category>
		<category><![CDATA[I.I.S. Cassata Gattapone]]></category>
		<category><![CDATA[mobilit]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto europeo Dealing with stereotypes in education]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> ‘Dealing with stereotypes in education’: una riflessione sui pregiudizi, che può e anzi deve partire dalla scuola. E non solo dalla scuola italiana: la tematica, infatti, è stata oggetto di discussione nell’alveo del partenariato europeo Erasmus Plus, che ha registrato la partecipazione, oltre che degli studenti, tra gli altri, dell’I.I.S. ‘Cassata Gattapone’ di Gubbio (PG), ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> ‘Dealing with stereotypes in education’: una riflessione sui pregiudizi, che può e anzi deve partire dalla scuola. E non solo dalla scuola italiana: la tematica, infatti, è stata oggetto di discussione nell’alveo del partenariato europeo Erasmus Plus, che ha registrato la partecipazione, oltre che degli studenti, tra gli altri, dell’I.I.S. ‘Cassata Gattapone’ di Gubbio (PG), anche di altri quattro Paesi: Bulgaria, Germania, Polonia e Turchia.</p>
<p>L’incontro internazionale conclusivo del progetto si è svolto dal 23 al 26 febbraio scorso in modalità virtuale: il Covid ha, infatti, imposto alle scuole di ripensare il concetto stesso di mobilità.</p>
<p>Le attività hanno avuto inizio nel settembre 2018 con l’analisi del concetto di stereotipo e di quanto esso possa essere fuorviante, dando origine a comportamenti aggressivi e discriminatori molto diffusi sia nella società che negli ambienti educativi.</p>
<p>Nel primo anno e mezzo sono state realizzate mobilità in Turchia, Bulgaria e Polonia fino all‘interruzione temporanea dei lavori a marzo 2020.</p>
<p>Quest’anno l’esperienza con le scuole partner è ripresa in mobilità virtuale con diversi meet, durante i quali docenti e studenti hanno scambiato pareri ed idee, discutendo per ‘abbattere’ stereotipi e luoghi comuni che ci vogliono diversi ed ‘etichettati’.</p>
<p>«Il confronto è stato interessante, nonché divertente, da vari punti di vista» &#8211; hanno dichiarato gli studenti dell’I.I.S. ‘Cassata Gattapone’ di Gubbio &#8211; «sicuramente – proseguono &#8211; l’aspetto linguistico è stato importante perché ci ha dato modo di esercitare quelle che sono le nostre abilità e competenze, grazie anche al percorso di studi intrapreso (la lingua di progetto è l’inglese). Dal punto di vista strettamente geografico, parlando, abbiamo ‘aperto gli occhi’ su luoghi <em>altri</em>, tramite video di presentazione che ciascuno aveva preparato sulle proprie città. Da ultimo la socializzazione, che in questi tempi è un po’ mancata, ne ha tratto grande vantaggio».</p>
<p>Il progetto era, infatti, articolato in incontri mattutini svolti in piccoli gruppi (<em>speaking rooms</em>), sotto la supervisione attenta e discreta dei professori.</p>
<p>«Non ci siamo fermati qui – hanno dichiarato, ancora, entusiasti, gli studenti della scuola eugubina &#8211; e la sera sono state organizzate videochiamate che ci hanno permesso di avvicinarci anche come amici alla scoperta di interessi e gusti comuni. Sono stati elaborati video, poesie, canzoni evidenziando in maniera ironica stereotipi e immagini che ad essi comunemente si associano. Il prodotto finale è stato un manifesto in cui le scuole partner hanno indicato strategie per superare gli stereotipi e far crescere tra docenti e studenti una cultura aperta e rispettosa. Ogni scuola realizzerà a questo scopo delle azioni concrete (smart goals). Certamente il problema dei pregiudizi, o stereotipi che dir si voglia, non sarà facile da estirpare, ma “Dealing with  stereotypes in education ” ha contribuito a sensibilizzarci in maniera profonda e i cambiamenti, si sa, partono proprio dai giovani!».</p>
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		<title>7 gennaio, riapertura scuole superiori al 75%</title>
		<link>https://www.perugiaonline.net/7-gennaio-riapertura-scuole-superiori-al-75/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2020 13:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Gilda degli Insegnanti dell'Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[riapertura scuole superiori]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> La riapertura, il 7 gennaio prossimo, delle scuole secondarie superiori, in Umbria, come in tutta Italia, fa discutere. La campanella, infatti, non suonerà per tutti gli studenti delle superiori, ma solo per il 75% di loro. E, allora, si pensa al nodo-trasporti, sul quale il Prefetto ha riunito un tavolo di coordinamento, istituito dal Governo ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> La riapertura, il 7 gennaio prossimo, delle scuole secondarie superiori, in Umbria, come in tutta Italia, fa discutere. La campanella, infatti, non suonerà per tutti gli studenti delle superiori, ma solo per il 75% di loro. E, allora, si pensa al nodo-trasporti, sul quale il Prefetto ha riunito un tavolo di coordinamento, istituito dal Governo con l’ultimo DPCM: ne hanno fatto parte il Prefetto di Perugia, Armando Grandone, quello di Terni, Emilio Dario Sensi, il direttore della Protezione civile regionale Stefano Nodessi Proietti, la dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Antonella Iunti, il presidente di Anci Umbria Michele Toniaccini, alcuni rappresentanti della Provincia di Perugia e del Comune di Perugia, della Motorizzazione civile di Perugia e delle aziende di trasporto. Il Prefetto ha poi indetto un altro tavolo di coordinamento con i sindacati, in funzione consultiva.</p>
<p>Il nodo cruciale ha riguardato i trasporti, visto che a mettersi in moto sono circa 140mila persone. Perché, se la scuola al suo interno è un luogo sicuro, da settembre, con la riapertura, gli ambiti collegati alla scuola hanno fatto registrare un peso notevole nella diffusione della pandemia. «Sarebbe particolarmente grave – ha spiegato l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto – se il contagio dovesse ripartire, per questo il monitoraggio sarà attento».</p>
<p>I sindacati, che hanno partecipato con funzione consultiva al tavolo di coordinamento istituito dal Prefetto, si stanno esprimendo a proposito della riapertura prevista per il 7 gennaio prossimo: il doppio ingresso risolve il problema trasporti, ma che dire di quello della sicurezza a scuola?</p>
<p><strong>Questa, la nota di Gilda degli Insegnanti dell’Umbria</strong></p>
<p>Sulla riapertura delle scuole superiori dal 7 gennaio si pone una questione pregiudiziale: le nostre scuole sono sicure, come afferma fin da settembre la ministra Azzolina e come confermano con convinzione anche i Dirigenti Scolastici delle scuole dell’Umbria?</p>
<p>Poiché se le scuole sono un luogo sicuro, allora va affrontato l’ulteriore nodo della mobilità e dei trasporti.</p>
<p>Appunto il tema della mobilità è stato quello esaminato nei giorni scorsi dai prefetti di Perugia, Armando Gradone, e di Terni, Emilio Dario Sensi, attuando un confronto con la direttrice dell’USR Antonella Iunti, la Regione, i sindacati della scuola e dei Dirigenti Scolastici, confronto di cui si è già diffusamente dato notizia.</p>
<p>La Regione ha dato disponibilità per incrementare i mezzi di trasporto scolastici, incremento che permetterebbe di duplicare la tabella oraria ora prevista, per realizzare un doppio ingresso (alle 8 e alle 10) ed una doppia uscita (alle 13 ed alle 15). Questo permetterebbe di dimezzare l’affollamento dei mezzi ed anche tutto il movimento di persone connesso, compreso quello degli insegnanti.</p>
<p>L’alternativa sarebbe utilizzare l’incremento di mezzi di trasporto nell’orario unico delle 8, che ridurrebbe l’affollamento delle vetture ma non il movimento di persone connesso.</p>
<p>I Dirigenti Scolastici così come la maggior parte dei sindacati della scuola hanno contrastato fortemente l’ipotesi del doppio ingresso, principalmente sostenendo difficoltà organizzative e la necessità di predisporre un nuovo orario delle lezioni.</p>
<p>La GILDA ha adottato la posizione opposta, ritenendo che l’ingresso unico alle 8 riproporrebbe l’identica situazione già verificatasi in settembre-ottobre, con un rischio di contagio elevato per gli insegnanti, gli alunni e le loro famiglie e la certezza di dover richiudere le scuole dopo poche settimane.</p>
<p>A fronte dell’onere per le scuole di riorganizzare i propri orari, la GILDA ha chiesto risorse finanziarie straordinarie per retribuire tale lavoro aggiuntivo e garanzia che gli insegnanti che entrano con il primo ingresso possano terminare il proprio orario con la prima uscita; ha chiesto inoltre che venga fatto un investimento su sistemi di ricambio dell’aria per rendere più sicura la permanenza a scuola.</p>
<p>Torna quindi la questione posta all’inizio, che abbiamo detto pregiudiziale: le nostre scuole sono realmente sicure? Purtroppo la GILDA ritiene di no, infatti non ha firmato il Protocollo di sicurezza per il ritorno in classe siglato in agosto dal Ministero Istruzione e dai restanti sindacati della scuola.</p>
<p>La soluzione che è stata prospettata da Dirigenti Scolastici e da altri sindacati presenti al tavolo della Prefettura, di continuare ad attuare una didattica a distanza per il 50% degli alunni delle superiori, risponde secondo la GILDA al problema della sicurezza delle nostre scuole e solo come tale può essere considerata, mentre non è una soluzione accettabile se riferita soltanto al rischio mobilità e trasporti. Infatti, sarebbe troppo gravoso sacrificare il 50% del diritto dei nostri ragazzi a frequentare la scuola, rispetto all’impegno senz’altro oneroso di una rimodulazione dell’orario con un doppio ingresso, che evidentemente risolverebbe in uguale misura il problema del trasporto.</p>
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		<title>Quando anche l&#8217;Open Day è &#8216;virtuale&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2020 14:18:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Eduscopio]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento in ingresso]]></category>
		<category><![CDATA[scuola e formazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> «Chi apre la porta di una scuola chiude una prigione». Questa frase di Victor Hugo non può che risuonare più attuale e viva che mai, ora. Ora che, a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, le porte delle scuole sono state chiuse. Porte, però, aperte virtualmente. E non solo per favorire e incrementare la didattica digitale ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> «Chi apre la porta di una scuola chiude una prigione». Questa frase di Victor Hugo non può che risuonare più attuale e viva che mai, ora. Ora che, a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, le porte delle scuole sono state chiuse. Porte, però, aperte virtualmente. E non solo per favorire e incrementare la didattica digitale integrata.</p>
<p>Se è vero che l’insegnante è (dovrebbe essere) una figura intellettuale che fa scuola con un atteggiamento di ricerca, che sa leggere i cambiamenti e ascoltare chi ha davanti – spesso portatore o portatrice di una cultura altra, digitale, fluida, <em>in fieri</em> –, il liceo scientifico annesso al Convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi, diretto dalla rettrice Annalisa Boni, ripensa all’Open Day come a un diverso, ma non per questo meno efficace, modo di aprire virtualmente le porte della scuola. Nella direzione di un orientamento in ingresso che possa, anche mediante l’uso delle moderne tecnologie informatiche, indirizzare gli studenti delle scuole medie del territorio a una scelta consapevole del prosieguo del loro percorso di studi.</p>
<p>E, allora, gli insegnanti, i maestri – se <em>magister</em> deriva da <em>magis</em> – accrescono e contribuiscono alla crescita, prima di tutto umana, dei loro allievi e di quelli che verranno, e lo fanno con onestà, responsabilità e non-neutralità rispetto al proprio lavoro. Avendo a che fare con generazioni sempre più diverse dal punto di vista cognitivo e culturale, generazioni digitali, i docenti del liceo assisano hanno accolto la sfida e stanno per proporre un modo di concepire il concetto di ‘enciclopedia’ che sia più appetibile rispetto ad Internet.</p>
<p>Primo liceo scientifico in Umbria per il quarto anno consecutivo – secondo una classifica stilata da Eduscopio –, il liceo scientifico annesso al Convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi, si prepara, infatti, per l’anno scolastico 2020-2021, all’Open-day e a presentare agli studenti delle scuole medie il piano della sua offerta formativa.</p>
<p>Eduscopio – il progetto della Fondazione Agnelli –, che ha insignito anche per l’anno scolastico 2020-2021 il liceo assisano del prestigioso primo posto tra i licei scientifici umbri, si fonda su un metodo comparativo applicato al numero degli esami sostenuti e alla media dei voti ottenuta dagli studenti al primo anno di Università. L’indice FGA è la risultante di questa comparazione e riflette la qualità delle basi formative: il liceo della città serafica ha ottenuto il punteggio di 85.54/100 (con una media dei voti che arriva a toccare il 29.02). Un punteggio ottimo sia a livello regionale che nazionale, se si tiene conto anche dell’indice FGA del liceo delle Scienze applicate (82.08/100): se si sommano i punteggi ottenuti dai due indirizzi e li si confrontano con quelli di altre scuole secondarie superiori che hanno entrambi i corsi, il liceo assisano si colloca al sesto posto (somma FGA del liceo scientifico e del liceo scientifico delle Scienze applicate: 167,62), dopo il ‘Leonardo da Vinci’ di Jesi, il ‘Niccolò Copernico’ di Bologna, il ‘Pietro Paleocapa’ di Rovigo, l’‘Alessandro Manzoni’ di Suzzara e il ‘Torricelli Ballardini’ di Faenza.</p>
<p>Consapevole della sua posizione anche a livello nazionale, nell’alveo del progetto ‘Orientamento in ingresso’ per l’anno scolastico 2020-2021, il liceo scientifico annesso al Convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi – articolato nei suoi diversi indirizzi: liceo scientifico; liceo scientifico delle Scienze applicate; liceo scientifico International Cambridge; liceo delle Scienze Applicate e dello Sport; liceo matematico – presenta un prospetto di attività destinate agli studenti delle classi terze delle scuole medie, con l’obiettivo di far conoscere la sua articolata offerta formativa, di far emergere interesse e attitudini negli allievi e di aiutarli ad affrontare consapevolmente la scelta del percorso di scuola superiore.</p>
<p>«Anche quest’anno – è stato il commento della professoressa Michela Stoppini, referente per l’Orientamento dei licei del Convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi – non abbiamo rinunciato alla possibilità di incontrare gli studenti di terza media, realizzando collegamenti con circa dieci scuole medie del territorio. Ciò che mi ha maggiormente emozionata – prosegue la referente – è stato percepire da parte dei ragazzi la curiosità e quella tensione positiva verso il futuro che non arretra mai, neanche di fronte al particolare momento che stiamo vivendo. La possibilità di prenotarsi all’Open Day virtuale, a quello in presenza e alle Classroom dalla pagina web del sito della scuola ha avuto un riscontro positivo e ci ha permesso di sperimentare una modalità diversa di organizzare l’Open Day, che potrà risultare utile anche negli anni a venire».</p>
<p>Considerata l’attuale condizione epidemiologica, infatti, alcune delle attività di orientamento inizialmente previste in presenza si svolgeranno a distanza. L’Open-day si terrà sabato 19 dicembre con un webinar che si svolgerà tramite Meet di Google (per maggiori informazioni, consultare il sito della scuola alla voce ‘Attività di orientamento’). Il primo turno avrà inizio alle 15 e terminerà alle 16, mentre il secondo comincerà alle 16.30 e finirà alle 17.30. Entrambi si articoleranno in una presentazione dei vari indirizzi del liceo da parte della Rettrice, la professoressa Annalisa Boni, e da parte dei docenti Michela Stoppini, Simona Pieri, Françoise L’Eplattenier e Luigi Donati, in collegamenti con due laboratori, e in una sezione dedicata alle domande degli studenti e delle loro famiglie.</p>
<p>L’Open-day del 17 gennaio, invece, si svolgerà in presenza, salvo diverse indicazioni e previa prenotazione da parte degli studenti e dei genitori-accompagnatori (per maggiori informazioni, si veda il sito della scuola alla voce ‘Attività di orientamento’).</p>
<p>Gli studenti e i loro genitori avranno la possibilità di conoscere così la scuola e le persone che la animano, e di ricevere dalla Rettrice e dai docenti dei vari indirizzi informazioni utili non solo sugli indirizzi che compongono il liceo, ma anche sulle iniziative relative all’ampliamento dell’offerta formativa, tra cui il corso di lingua cinese e il CLIL fin dal primo biennio.</p>
<p>Ma le attività di orientamento non terminano qui e si sostanziano di altre due iniziative promosse dalla scuola assisana. La prima coincide con ‘I sabati dello studente’ (19 dicembre; 9 gennaio; 16 gennaio; 23 gennaio), nel corso dei quali gli studenti delle scuole medie potranno assistere nelle classi virtuali a presentazioni di progetti, attività laboratoriali e a brevi lezioni di matematica, latino, informatica, scienze motorie, scienze, inglese, biologia, storia, disegno e storia dell’arte tenute dai docenti Barbara Ceccotti, Lucia Pallaracci, Pierpaolo Peroni, Maurizio Giombolini, Fausto Ansuini, Corrado Cerullo, Luigi Donati, Fabiana Giuliodori, Françoise L’Eplattenier, Emanuele Piccioli, Simona Pieri, Federico della Bina e Susanna Massetti. Gli studenti interessati possono iscriversi alla Classroom direttamente dal sito della scuola. La seconda iniziativa si basa, invece, sui ‘Colloqui orientativi individuali’ a cura della professoressa Michela Stoppini, alla quale studenti e genitori possono rivolgere delle domande personali, per un primo orientamento individuale e una scelta consapevole della scuola secondaria superiore.</p>
<p>«Chi apre la porta di una scuola chiude una prigione». Lo si può fare anche virtualmente. Avendo a che fare con generazioni sempre più diverse dal punto di vista cognitivo e culturale (generazioni digitali), si può proporre un modo di concepire il concetto di ‘enciclopedia’ che sia più appetibile rispetto ad Internet.</p>
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		<title>Pandemia da Covid-19, un’esperienza &#8220;globale&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Aug 2020 15:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e storia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Prodotto di un’interdipendenza insieme sociale, culturale e naturale, la pandemia da Covid-19 si presenta come un’esperienza a tutti gli effetti globale. Stiamo tornando a una nuova gerarchia di valori in cui al vertice si colloca la vita associata secondo principi solidaristici? Che dire, poi, dei rapporti tra scienza e politica e scienza e comunicazione? Si ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="https://www.perugiaonline.net/pandemia-da-covid-19-unesperienza-globale/">Pandemia da Covid-19, un’esperienza &#8220;globale&#8221;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="https://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> Prodotto di un’interdipendenza insieme sociale, culturale e naturale, la pandemia da Covid-19 si presenta come un’esperienza a tutti gli effetti <em>globale</em>. Stiamo tornando a una nuova gerarchia di valori in cui al vertice si colloca la vita associata secondo principi solidaristici? Che dire, poi, dei rapporti tra scienza e politica e scienza e comunicazione? Si sta assistendo a una <em>santificazione</em> della scienza a seguito di una sua <em>demonizzazione</em>? Si sta approdando a un collasso di ogni pensiero critico e di ogni verifica della fonte o delle fonti di riferimento? Le finalità sanitarie e quelle economiche sono entrate in rotta di collisione? Come cambia la socialità nel contesto attuale e come viene ridisegnata la geografia delle città? Al tempo oggettivo, al tempo-lavoro, si è sostituito un tempo soggettivo, oggi? La pandemia ci ha forse ricordato quanto sia miope sottovalutare l’importanza di essere natura, umani, corpi? Ci ha, non da ultimo, fatti guardare dall’esterno, da una prospettiva <em>altra</em>?</p>
<p>Per attuare una analisi insieme storica e filosofica che vada oltre la grettezza dell’elaborazione dei dati concernenti la situazione attuale, abbiamo posto questi ed altri quesiti al professor Marco Millucci, docente di ruolo nella scuola secondaria di II grado, titolare della cattedra di <em>Filosofia e Storia</em> nel liceo scientifico annesso al Convitto Nazionale “Principe di Napoli” di Assisi, dottore di ricerca all’Università Lateranense di Roma e già collaboratore, in qualità di Cultore della materia, con le cattedre di <em>Filosofia della Storia</em> e <em>Antropologia Filosofica</em> al Dipartimento di Filosofia del capoluogo umbro. I suoi ambiti di ricerca hanno riguardato sia il pensiero di Emanuele Severino, sia, soprattutto, la filosofia classica tedesca, con, in particolare, un saggio su Schelling (<em>Tra identità e storia. Il problema del finito nella </em>svolta<em> verso la filosofia positiva di Schelling</em>, Del Bucchia Editore), e la raccolta degli atti del convegno organizzato a Perugia per i duecento anni dalla morte di Kant, in collaborazione con Roberto Perini (<em>Percorsi kantiani nel pensiero contemporaneo</em>, Morlacchi Editore).</p>
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<p>M.P. L’esperienza della pandemia da Covid-19 è, a tutti gli effetti, un’esperienza <em>globale</em>. E non solo perché interessa l’intero globo terreste, ma anche perché si presenta come il prodotto di un’interdipendenza che è, insieme, sociale, culturale e naturale. Giacomo Leopardi nel suo testamento letterario, <em>La ginestra</em>, ha cantato con veemenza la forza della solidarietà umana e di quella <em>social catena</em>, che, sola, può permettere agli uomini di allearsi contro il loro nemico comune, la natura. Stiamo tornando a una nuova gerarchia di valori in cui al vertice si colloca la vita associata secondo principi solidaristici?</p>
<p>M.M. A essere sincero, ho forti dubbi al riguardo. Nei mesi della pandemia siamo stati colpiti da immagini talvolta feroci, che rimarranno negli anni futuri come vere e proprie icone di questo tempo; penso alle file di camion militari a Bergamo, o alle fosse comuni a New York. Credo, però, che noi siamo oramai disabituati a guardare dietro le immagini, le quali a loro volta ci guardano, come ha sottolineato in un suo saggio Horst Bredekamp. Ciò significa, per me, che le immagini non sono solo testimonianza, e nemmeno semplice apparenza, ma esprimono un atto, che in quelle che ho richiamato si esplicano come un appello, appunto, alla solidarietà. Saremo in grado di rispondere a tale appello? Gli eventi che si sono susseguiti non inclinano a una risposta positiva, non si intravede nessuna “social catena”, anzi si manifestano spinte sempre più forti alla chiusura tra stati e tra popoli. La storia, del resto, ha mostrato come in molte occasioni di crisi la tendenza è stata questa, e noi abbiamo più volte dimostrato di essere restii a imparare dalla storia.</p>
<p>M.P. Veniamo ora ai rapporti tra scienza e politica e tra scienza e comunicazione. Quanto alla prima relazione, dal tuo punto di vista, si sta assistendo a una <em>santificazione</em> della scienza, dopo una sua <em>demonizzazione</em>? Quanto alla seconda relazione, col venir meno della fiducia accordata dai lettori ai professionisti della comunicazione e col dilagare delle <em>fake-news</em>, si sta approdando a un collasso di ogni pensiero critico e di ogni ricerca di verifica e di validazione della fonte o delle fonti di riferimento?</p>
<p>M.M. La scienza oggi viene spesso relegata a un ruolo meramente accessorio; molti si rivolgono a essa, in fondo, per sentirsi giustificati nelle proprie preconvinzioni, e questo sia che la si voglia santificare oppure che la si ritenga fonte di ogni male dell’uomo. Si tratta, in ogni caso, di due atteggiamenti unilaterali, e quindi astratti, che di fronte al negativo della nostra esistenza semplicemente voltano lo sguardo dall’altra parte, rifugiandosi in una fede cieca, che si tratti di una scienza onnipotente o della sua vuota negazione. In realtà, a mio parere, il difetto sta nel dipendere da qualcosa di esterno a noi per mettere ordine nel caos del mondo che ci circonda, nel cercare un feticcio, da adorare o esecrare secondo il peso che avvertiamo in noi, ma che non abbiamo il coraggio di sostenere. E questo vale, in qualche modo, anche per la seconda parte della domanda. La trascuratezza della ricerca delle fonti è la scorciatoia comoda per allontanare da noi la fatica del pensare, del valutare, del vagliare criticamente e, infine, del giudicare razionale, assumere su di sé “la fatica del concetto”, come diceva Hegel.</p>
<p>M.P. Le finalità sanitarie e quelle economiche sono entrate in rotta di collisione. Perché secondo la tua percezione?</p>
<p>M.M. Da profano di questioni sanitarie ed economiche, mi sembra che l’emergenza sanitaria ci ha mostrato chiaramente la conflittualità di un capitalismo senza freni e regole, come molte situazioni nel mondo testimoniano drammaticamente, e in realtà testimoniavano anche prima della pandemia. In molte zone del pianeta, alle esigenze della crescita economica si sono sacrificati i più elementari diritti; anzi, direi che ciò appare in maniera tanto più marcata quanto più i principi dell’economia di mercato sono stati assimilati da parte di quelle società che, nel passato, ne erano state escluse, anche per colpa dello sfruttamento colonialista. Il diritto alla salute e all’assistenza sanitaria è l’ultimo della lista, deposto ai piedi dell’altare del profitto. Se non viene innervato da una visione morale e culturale, il diritto (alla proprietà, al benessere, al guadagno) non è altro che “l’utile del più forte”.</p>
<p>M.P. La geografia delle città è stata ridisegnata, sia a livello urbano che a livello di piccoli micro-cosmi – uffici, negozi, spazi condivisi –. Le città si sono ritrovate avvolte in un silenzio enigmatico. Come cambia la socialità in questo contesto?</p>
<p>M.M. In un’altra occasione, sempre in riferimento alle conseguenze dell’isolamento, mi espressi con le parole di Heidegger, secondo il quale l’uomo è un ente “disallontanante”. Credo si debba intendere nel senso che l’uomo è nello spazio, e lo percepisce, solo in quanto tende – almeno potenzialmente – ad annullarlo, entrando in relazione con gli oggetti e soprattutto con gli altri. L’essere stati confinati in casa, vale a dire in uno spazio forzoso, in cui questo annullamento era di fatto impossibile perché mai pienamente a mia disposizione credo abbia palesato la fragilità della nostra socialità, o meglio ancora la nostra difficoltà a comprenderla nella sua interezza, che è fatta non di sovrapposizione di “luoghi” statici, ma nella dinamicità di “spazi” in cui proiettare la nostra capacità relazionale. Quando tutto ciò viene meno, allora è giusto dire che rimane solo un “silenzio enigmatico”, a cui non sempre sappiamo rispondere.</p>
<p>M.P.  Eugenio Montale ne <em>I limoni</em> canta le piante comuni, lontane dalle piante rare e letterarie dei poeti ufficiali. Il loro profumo sembra promettere il miracolo della rivelazione del senso segreto della realtà. Ma il miracolo non si compie e le uniche ‘divinità’ sono le ombre degli uomini. Il profumo dei limoni <em>che dilaga</em>, però, risveglia ricordi mai sopiti e il senso di una temporalità della memoria che ci chiede di raccontare e di tramandare. Al tempo oggettivo – il tempo-lavoro, per intenderci – si è sostituito un tempo soggettivo – quello che Proust definiva ‘delle intermittenze del cuore’ –? Stiamo vivendo una metamorfosi di kafkiana memoria, riscoprendoci, metaforicamente, degli scarafaggi? In fondo, per Adorno, Kafka, ne <em>La metamorfosi</em>, sembra voler sperimentare ‘cosa accadrebbe se i risultati della psicoanalisi fossero tutti esatti, non solo mentalmente’…</p>
<p>M.M. Mi rifarei, in primo luogo, al richiamo alla psicoanalisi, che ci insegnerebbe che la certezza nell’afferramento del nostro “io” è solo un’illusione, dettata dalle forme di censura che agiscono in noi per reprimere le nostre pulsioni più profonde. Siamo, dunque veramente ombre, ma l’aspetto – secondo me – più determinante è che siamo ombre soprattutto a noi stessi. La capacità di afferrare la nostra intimità è evanescente, o, come ebbi modo di dire in altra occasione, <em>obliqua</em>. Quanto più abbiamo cercato di definire il nostro io in termini “oggettivi”, tanto più esso ci scivola di mano. Il proliferare dei social-media, le innumerevoli vie che ci vengono offerte dalla rete per “interagire” ci illudono di farlo a partire da un fondamento certo e stabile, ma che in realtà si “offre” alla più distruttiva parcellizzazione del sé nel mondo virtuale. La figura kafkiana ci potrebbe fornire un curioso spunto ermeneutico di questa situazione: nella rete potremmo veramente interagire con tanti scarafaggi, ed essere, a nostra volta, considerati scarafaggi dagli altri, credendo però fermamente che ciò che si disperde nel web sia, sempre e comunque, il nostro vero io. Questo periodo di chiusura e, insieme, di esplosione dei social non ha fatto altro che portare forse a compimento questo processo. Il punto è che non è vero che stiamo ancora aspettando il miracolo di una rivelazione; quel miracolo ho paura che sia perso per sempre.</p>
<p>M.P. Ci siamo riscoperti vulnerabili e fragili. A tuo avviso la pandemia ci ha ricordato quanto sia miope e bieco sottovalutare l’importanza di essere natura, umani, corpi? La leggerezza calvinianamente intesa – il riferimento è alle <em>Lezioni americane</em> –, come sinonimo non di superficialità, ma di ‘planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore’ veicola un messaggio quanto mai attuale?</p>
<p>M.M. Credo sia evidente come in questo periodo la nostra finitezza si sia materializzata in maniera a volte terrificante; basti pensare alle immagini degli ospedali al collasso, alla nostra incapacità di far fronte, con tutta la nostra tecnologia, all’aggressione del virus. Il quale, tra l’altro, è una delle forme di vita più antiche del nostro pianeta, mai scalzato o sostituito dalle specie via via dominanti sulla terra, non ultima la nostra. Credo sia il segno che la natura non riconosce alcuna “gerarchia”, laddove si intenda questo termine in modo “umano, troppo umano”, cioè come una sorta di misurazione di capacità tecnico-pratiche frutto di una, appunto, solo supposta “superiorità”. Riscoprire il nostro “essere corpo”, non solo avere un corpo, come sottolineava Arnold Gehlen, se non ricordo male, ci ricollocherebbe nella maniera adeguata all’interno della natura, non certo nel senso, ingenuo e illusorio, di un “ritorno” a una condizione improponibile, a meno di non voler negare la nostra umanità, quanto piuttosto nel volgere tale umanità a un senso nuovo, a un operare nuovo, verso noi stessi e quindi, nello stesso tempo, verso la natura.</p>
<p>M.P. L’epidemia da Covid-19 ci ha fatti guardare dall’esterno, da una prospettiva inaudita, surreale, <em>altra</em>, extra-ordinaria. Luigi Pirandello si riferiva alla vita quale flusso anarchico ed energico che fermenta sotto la forma – ovvero sotto l’insieme degli autoinganni, delle convenzioni, dei riti, delle istituzioni con cui l’uomo organizza la sua esistenza – e che viene fuori solo con la malattia o la sosta che l’esistenza ci dà. Italo Svevo, dal canto suo, ne <em>La coscienza di Zeno</em>, difende la diversità come malattia: il malato è dotato di lungimiranza e sa distinguersi da tutta l’umanità che si dichiara sana non rassegnandosi e non adattandosi ai meccanismi alienanti della civiltà. L’ammalato, per Svevo, è colui che non vuole rinunciare alla forza del desiderio. Cosa dire a riguardo?</p>
<p>M.M. Guardarsi da fuori è un momento fondamentale per realizzare quel riconoscimento senza il quale, come ha insegnato Hegel, non potrebbe esserci vera concretezza. Ma si tratta di un operare che può essere messo in gioco solo da un proprio moto interiore; solo così, dice il filosofo di Stoccarda, può compiersi quella particolare interiorizzazione della alterità minacciosa che sentiamo pesare su di noi. C’è un termine significativo, che Hegel usa, per raccogliere queste suggestioni: <em>Erinnerung</em>, che significa “ricordo” o “memoria”, ma che contiene in sé l’idea dell’andar-dentro-di-sé, o meglio del “rientrare in sé” dopo che ci si era estraniati per riconoscere sé stessi nell’altro. È vero che la pandemia ci ha come estraniati dalle nostre abitudini; ma noi saremo capaci di compiere quel gesto essenziale che Hegel ci ha indicato? Di nuovo, ho seri dubbi. Penso che noi abbiamo vissuto tutto questo come qualcosa che è provenuto e ci ha colpito dall’esterno, vale a dire non da un’alterità con cui, giocoforza, siamo sempre in una sorta di relazione, ma da una dimensione che non abbiamo mai preso in considerazione, tronfiamente forti di una nostra “intangibilità”, miseramente crollata, come tante volta accade per i frequenti disastri ambientali che accadono sempre più spesso. Non vedo un percorso simile ai personaggi di Pirandello e Svevo, al termine di tutto questo.</p>
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		<title>Il cielo diviso</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 14:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> «La città, poco prima dell’autunno immersa ancora nella calura dopo la fresca estate piovigginosa di quell’anno, respirava con più veemenza del solito (…). La gente, da tempo avvezza a quel cielo velato, lo trovava improvvisamente insolito e difficile da sopportare, sfogando la subitanea irrequietezza anche sulle cose più remote (…). Ma la Terra la reggeva ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> «La città, poco prima dell’autunno immersa ancora nella calura dopo la fresca estate piovigginosa di quell’anno, respirava con più veemenza del solito (…). La gente, da tempo avvezza a quel cielo velato, lo trovava improvvisamente insolito e difficile da sopportare, sfogando la subitanea irrequietezza anche sulle cose più remote (…). Ma la Terra la reggeva ancora, quella gente, e finché ce n’era l’avrebbe fatto (…). Un’ombra era calata sulla città, ora era di nuovo calda e viva, generava e sotterrava, donava ed esigeva vita, ogni giorno (…). Viviamo senza risparmiarci, come ce ne fosse anche troppa di questa strana sostanza ch’è la vita, come se non dovesse avere mai fine». Sono alcuni passi tratti dall’incipit de <em>Il cielo diviso</em> – <em>Der geteilte Himmel</em> – di Christa Wolf, nella traduzione italiana di Maria Teresa Mandalari per i tipi delle Edizioni e/o. Lì il cielo e il muro dividevano Berlino. Ma i grandi eventi della storia evenemenziale che erano ad essi collegati dividevano anche le persone e, con loro, le storie, gli affetti, i tentativi di evasione, le speranze. Sono passati molti anni da quando <em>Il cielo diviso</em> è stato pubblicato per la prima volta in Germania. Eppure, la storia d’amore di Rita e Manfred, cresciuta e naufragata, così come innumerevoli altre storie, all’ombra del muro di Berlino, non ha perso la sua forza metaforica ed evocativa, messa a dura prova dalla pressione storica. «Il cielo almeno non possono dividerlo» disse Manfred. «Sì, invece – disse Rita –. Il cielo è sempre il primo a essere diviso».</p>
<p>Il cielo è stato diviso di nuovo, a causa dell’epidemia da Covid-19. Un muro invisibile e non tangibile, stavolta, eppure capace di mietere vittime in ogni parte del globo. E che ancora, stando ai dati, in alcune parti del mondo non ha arrestato la sua corsa. Ma non è di dati, stavolta, che vogliamo parlare. Vorremmo, infatti, dare spazio a una analisi che vada oltre la grettezza dell’elaborazione di quei dati. E vorremmo farlo, affidandoci ad alcune, acute, acutissime riflessioni che i giovani, giovanissimi studenti del Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi hanno scritto nell’alveo del progetto ‘Liberi di comunicare’, promosso durante la quarantena e il lockdown dalla prestigiosa scuola assisana diretta dalla rettrice Annalisa Boni, progetto ideato dalla professoressa Silvia Lombardi e coordinato dai suoi colleghi-docenti.</p>
<p>«Questa pagina del nostro sito – si legge alla voce ‘Liberi di comunicare’ riportata a questo link: <a href="http://www.convittoassisi.com/ita/news_home/?IDC=1&amp;ID=721">http://www.convittoassisi.com/ita/news_home/?IDC=1&amp;ID=721</a> – ospita riflessioni scritte da studentesse e studenti del Liceo annesso al Convitto Nazionale. Raccogliendo l’invito dei loro insegnanti, essi hanno indagato reazioni, paure, emozioni e speranze maturate in questi giorni inediti e stranianti. Come crediamo si potrà evincere dai testi qui riprodotti, le inevitabili restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria alla libertà di movimento non hanno compromesso quella di pensiero e di parola, che l’istituzione scolastica si impegna a promuovere nella normalità delle lezioni quotidiane perché sia di aiuto nei tempi in cui proprio alla normalità non si deve rinunciare».</p>
<p>Come bene evidenzia questo cappello introduttivo, scritto dal professor Pierpaolo Peroni, gli studenti Alessia Schiattelli, Ilenia Pinna, Costanza Sforna, Tommaso Salari, Emma Tanci, Alessandro Rosati, Aurora Rossetti, Olivia Moretti, Mirko Marani, Gioia Tiberi, Martina Cappelletti, Chiara Selva, Matilde Agrestini, Arianna Ascani, Francesca Catalano, Giorgia Buzi, Virginia Massini, Marta Piobbico, Micol Mela e Flavia Cristaldini hanno rielaborato criticamente gli effetti di una situazione straniante nella quale si sono ritrovati immersi loro malgrado. Lo hanno fatto, producendo illustrazioni – si veda, a tal proposito, la galleria di immagini che correda il link http://www.convittoassisi.com/ita/news_home/?IDC=1&amp;ID=721 –, musiche, testi anche sotto forma di epistolario indirizzato a loro stessi, immaginandosi narratori di un evento storico epocale. Lo hanno fatto, parlando di resilienza, di solitudine, di speranza, di paura, di solidarietà e di senso comunitario d’appartenenza, di spirito di sopravvivenza e di attaccamento alle piccole cose, di cambiamento della percezione e del punto di vista da cui guardare, di frammentarietà e di divisione, di trasversalità di un contagio che ha avuto il potere di intaccare ogni sfera dell’esistenza, da quella fisica a quella cognitiva. Lo hanno fatto, parlando di compassione e di vicinanza pur nella distanza, di lentezza, mancanza e staticità. Rivolgendosi alle stelle, pazienti confidenti, ponendosi molti interrogativi, a volte retorici, rievocando profumi in senso proustiano o montaliano, perché la primavera era arrivata, nonostante tutto e forse ignara di tutto. C’è il bicromatismo – bianco e nero – del virus, in queste riflessioni, ci sono il valore di un’amicizia ritrovata, la funzione della tecnologia come surrogato atto ad accorciare le distanze, un senso di straniamento, di incertezza, di scardinamento e, dall’altro lato, un bisogno di ancoraggio, di solidità e di stabilità che fa rimpiangere loro persino la routine; ci sono un senso di soffocamento, di costrizione, di restrizione, di coercizione e, d’altra parte, una sensazione di leggerezza e di novità di primo acchito; ci sono, infine, il patriottismo, il senso d’appartenenza a una comunità, l’elogio di medici e infermieri, definiti ‘eroici’, voli pindarici dell’immaginazione – quasi a prefigurarsi un tipo di raffigurazione pittorica –, la gioia data dalle piccole cose, l’alternanza tra tempo oggettivo – il tempo-lavoro – e tempo soggettivo – quello delle ‘intermittenze del cuore’ –, un dialogo fitto con se stessi – un leggersi dentro per acquisire una maggiore consapevolezza di sé –, un affidarsi ai libri, compagni e scrigni, e agli autori studiati al fine di condurre uno studio critico e metodico. Numerosi sono gli accenni alle terrazze – indice della maturazione di un nuovo punto di vista da cui guardare, come dai tetti di Palomar – e alla didattica a distanza: i contributi degli studenti del liceo assisano sembrano degni echi dell’<em>Elogio della classe </em>pubblicato l’8 maggio 2020 da Asor Rosa in <em>La Repubblica</em>: «In una classe scolastica – si legge – persino una pedatina che lo studente appioppa al suo compagno sotto l’ala protettiva del proprio banco, persino l’occhiata dell’insegnante che la percorre da cima a fondo per trasmettere un avvertimento, un suggerimento, un ammonimento, rappresentano materia costitutiva del sapere scolastico, mentre si forma, quando si forma per la possibilità concreta di essere e diventare un sapere. Insomma: la ‘comunità fisica’ è un coefficiente indispensabile di una ‘comunità intellettuale’ funzionante».</p>
<p>Ma lasciamo, ora, ‘parlare’ direttamente gli studenti, dei cui elaborati restituiremo, qui, alcuni stralci, rinviando al link sopra-riportato (<a href="http://www.convittoassisi.com/ita/news_home/?IDC=1&amp;ID=721">http://www.convittoassisi.com/ita/news_home/?IDC=1&amp;ID=721</a>) per quanto riguarda le versioni integrali. Le illustrazioni di Alessia Schiattelli, Ilenia Pinna, Costanza Sforna, Tommaso Salari ed Emma Tanci sono visibili cliccando sul seguente link: http://www.convittoassisi.com/ita/news_home/?IDC=1&amp;ID=721. L&#8217;immagine posta in evidenza nel presente articolo è rappresentata dall&#8217;illustrazione della studentessa Alessia Schiattelli, dal titolo &#8216;Legami&#8217;. Qui ci limiteremo a fornire alcuni passi delle riflessioni scritte dagli studenti.</p>
<p>Si pongono degli interrogativi, Micol Mela e Gioia Tiberi, autrici di due testi in inglese: «How beautiful is it to see people on television all around the world who are playing music from their balconies so their neighbors can dance to it? To see doctors, nurses, and volunteers being there for everybody every step of the way; to see people reaching out to friends and family who they have not heard from in ages just to know how they have been doing? »; e ancora: «What do we do now? Questions and insecurities choke both sides of our personality while they struggle to get to know tiny slivers of each other. Who are you behind the curtain separating your body from the enormity of the arena that is the world?». Intessono un dialogo fitto con le stelle, confidenti e amiche, Francesca Catalano, Olivia Moretti e Aurora Rossetti, che, in occasione del Dantedì, citano un verso celeberrimo del sommo poeta: «E quindi uscimmo a riveder le stelle» (<em>Inferno </em>XXXIV, 139). Riflettono sul significato di ‘normalità’, Arianna Ascani e Mirko Marani, e quest’ultimo lo fa nel modo seguente: «(…) Possiamo ora aprire gli occhi e renderci conto che la cosiddetta ‘normalità’, altro non è che un velo che ci copre il volto e ci spinge a vedere la vita come un ripetersi di azioni, delle quali siamo succubi o addirittura dipendenti, in un circolo vizioso che ci spinge a ripeterle giorno dopo giorno, senza vedere al di là del velo (…)». Si affidano alla temporalità della memoria, invece, Chiara Selva, Matilde Agrestini, Giorgia Buzi e Virginia Massini, scrivendo delle lettere a loro stesse o a una Quarantena personificata o, ancora, immaginando un dialogo tra loro e i futuri nipoti, cui spetterà a loro volta il compito di tramandare ciò che è stato in quell’anno 2020. Lo fanno, divenendo delle narratrici di storie e sottolineando l’importanza dello storytelling quale momento comunitario di condivisione sociale e depositario della memoria. «Credo nella Scienza e ciecamente nell’uomo: siamo molto più di un copione finito in tragedia» scrive Martina Cappelletti, che si affida all’<em>Istitutio Oratoria </em>di Quintiliano, di cui afferma: «quella straordinaria modernità fa pensare solo alla loro presenza, sicura, dietro la cattedra, che si ha paura di non poter più apprezzare, mentre ci rimanevano pochi mesi per essere cullati da una scuola che ci ha cresciuti». Gioca sull’ossimoro <em>forza fragile</em> o <em>fragilità forte</em>, Flavia Cristaldini, che scrive, in chiusa al suo testo: «Così: con una tazza di caffè in mano, nel terrazzo, nel profumo che dilaga, in questa mattina di quarantena, resiliente, è l’aggettivo che mi attribuirei. Quella domanda allora diventa un pensiero fisso, un&#8217;eco perpetua, quasi una preghiera che ormai recitiamo quotidianamente: più fragili o più forti?»; mentre Marta Piobbico è convinta che, ormai, «tutto questo sia parte di noi e della nostra vita».</p>
<p>«Il cielo almeno non possono dividerlo» disse Manfred. «Sì, invece – disse Rita –. Il cielo è sempre il primo a essere diviso». Rita ha ragione? La chiusa la affidiamo alla musica dello studente Alessandro Rosati, musica che ha sempre un potere unificatore. Al di là di ogni divisione del cielo.</p>
<p>MELTEDBEATS MLTDEP</p>
<p>Il mio tempo sospeso / marzo 2020</p>
<p>https://youtu.be/NOBrxzdaedY https://youtu.be/k22v53lgzvI</p>
<p>https://youtu.be/NCweSq9KtPQ https://youtu.be/MtzZIhzn8_Y</p>
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		<title>Quando anche la didattica è a distanza</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 13:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[didattica a distanza]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> Il <em>medium</em> è il messaggio. Lo affermava McLuhan con riferimento all’identificazione tra mezzo impiegato e contenuto veicolato. Un contenuto che dipende, sempre, dall’emittente e dal destinatario, dal contesto comunicativo e dal canale con cui viene trasmesso. E se il <em>medium</em> coincidesse con lo spazio digitale? Uno spazio, questo, che per l’erede mortale di McLuhan, De Kerckhove, è il nuovo spazio, quello ‘che si occupa attraverso qualunque schermo’, quello ‘che si gestisce con le dita’ e che è ‘intimamente connesso con la nostra mente’. E con i nostri processi cognitivi, di insegnamento e di apprendimento. Nella rete il contesto del <em>face-to-face</em> si perde in assenza di misure d’intervallo, di movimenti e di fisionomie: online non si devono gestire la prossimità e la distanza. Il web si fonda, infatti, su immediatezza, velocità, simultaneità di informazione e trasparenza del mezzo impiegato. E sulla comunicazione tra autori e lettori di ipertesti elettronici, come voleva Bolter: ‘leggendo un episodio, il lettore può avere la possibilità di guardare, attraverso il testo, il mondo immaginato dall’autore’.</p>
<p>Su questo, anche su questo, si basa la didattica a distanza, attivata in tutte le scuole d’Italia a seguito dell’emanazione del decreto del presidente del consiglio dei Ministri del 9 marzo 2020, recante misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Tale normativa resterà in vigore, salvo proroghe o emendamenti, fino al 3 aprile prossimo. Le indicazioni ministeriali stabiliscono, dunque, che per la durata complessiva della sospensione delle attività didattiche, le scuole adottino la didattica a distanza, al fine di garantire agli studenti il diritto allo studio.</p>
<p>Fermo restando che l’interazione in presenza resta sempre il miglior modo per assicurare il successo formativo, in questa situazione di emergenza, anche il Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi, diretto dalla professoressa Annalisa Boni, ha accolto la nuova sfida e, a seguito di vari corsi di formazione erogati ai propri docenti, ha provveduto a fornire a insegnanti e allievi tutti gli strumenti necessari per poter proseguire con gli insegnamenti curricolari e per interagire in modalità online con gli studenti. Questo al fine di garantire il perdurare dello spirito di comunità e appartenenza che caratterizza ogni scuola, facendo sentire la vicinanza dei docenti e dei compagni e riducendo al minimo l’impatto sulla preparazione.</p>
<p>Diverse, le modalità adottate dai docenti sulla base delle differenti esigenze delle tre scuole annesse al Convitto assisano. La prima modalità riguarda il caricamento delle lezioni in formato digitale nel registro elettronico, sotto forma di dispense, <em>slides</em>, collegamenti alle piattaforme digitali dei libri di testo adottati, semplici fogli di testo o materiale multimediale – immagini, mappe concettuali e interattive, video – come avviene secondo il modello di ‘classe rovesciata’. Il registro elettronico, dunque, può rappresentare ancora una piattaforma privilegiata per dare e ricevere istruzioni su come usare il <em>medium</em> digitale, per le circolari scuola-famiglia, per le informazioni condivise nella sezione ‘bacheca’ e per le funzioni dell’agenda, quale strumento indispensabile per le comunicazioni tra docenti e allievi. Questi ultimi possono, in modo agevole, scaricare il materiale didattico e caricare, a loro volta, gli esercizi svolti.</p>
<p>Le altre modalità concernono l’utilizzo di una piattaforma gratuita rivolta a tutte le scuole italiane. Le scuole annesse al Convitto di Assisi avevano già fatto esperienza di questo prezioso strumento per garantire il diritto allo studio a ragazzi e bambini che, per motivi di salute, non potevano entrare fisicamente nelle aule. Accedendo ad una delle app di questa piattaforma, ogni docente può organizzare una video-lezione con i propri studenti ed interagire ‘in presenza’ – in modalità sincrona – o registrare.</p>
<p>Un’altra applicazione della stessa piattaforma permette la creazione di una classe virtuale, che può essere realizzata per ogni classe reale e per ciascun corso o disciplina. L’interfaccia principale di questa applicazione funziona esattamente come la bacheca dei social-network: si annotano in bacheca gli obiettivi della lezione, le indicazioni per lo svolgimento dei compiti e delle esercitazioni, e le varie comunicazioni rivolte alla classe, mentre le lezioni a distanza vengono inserite in un’altra sezione.</p>
<p>Particolare attenzione è rivolta agli alunni con Bisogni Educativi Speciali: nonostante le numerose difficoltà, i docenti di sostegno e/o potenziamento riescono ad intessere un rapporto quotidiano con gli studenti, un rapporto fatto di telefonate, messaggi Whatsapp e di tutto ciò che permette di mantenere il legame speciale che si viene a instaurare tra docente di sostegno e allievo disabile. La cura della didattica per questi bambini e ragazzi, inoltre, viene effettuata mediante la stretta interazione con i docenti di classe.</p>
<p>Per i più piccoli ogni strumento comunicativo viene utilizzato per garantire la vicinanza della scuola e dei propri docenti, mantenendo il più possibile intatto lo spirito di comunità: con messaggi audio e video le maestre riescono a stare vicino a ciascuna bambina e a ciascun bambino. Importantissima, in questa fase, è la presenza dei genitori nei momenti di scambio interattivo e in quelli di produzione dei materiali richiesti dai docenti: la scuola si affida al loro senso di responsabilità genitoriale perché tutti gli sforzi che il Convitto assisano sta mettendo in campo diano esiti positivi.</p>
<p>Insomma, è cambiata la modalità di interazione, e, in parte, sono cambiate anche le metodologie didattiche, ma sicuramente non il metodo di studio, anche se ‘il <em>medium</em> è il messaggio’, come sosteneva McLuhan. Lo sanno bene i circa 900 studenti del Convitto Nazionale di Assisi, che hanno ora accesso, come i loro docenti, alla piattaforma virtuale e alla didattica a distanza, e che fanno esperienza della rete come un diverso modo di fare e stare a scuola e come un momento di confronto con ‘il nuovo spazio’, quello digitale che si occupa attraverso lo schermo. ‘Uno spazio connesso con la nostra mente’ e col nostro desiderio di apprendere e di interagire, anche così.</p>
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		<title>Parole, non ostili, a scuola</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Feb 2020 20:46:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto 'Parole Ostili']]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Creare, ingannare, persuadere, guarire, ferire, emarginare: le parole, le nostre parole, possono fare tutto questo. E anche di più. Per non essere ‘ostili’, per educare al rispetto dell’opinione contraria e all’argomentazione di punti di vista differenti, le parole necessitano di essere insegnate – e imparate – nel contesto-scuola, una delle specole privilegiate da cui guardare ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> Creare, ingannare, persuadere, guarire, ferire, emarginare: le parole, le nostre parole, possono fare tutto questo. E anche di più. Per non essere ‘ostili’, per educare al rispetto dell’opinione contraria e all’argomentazione di punti di vista differenti, le parole necessitano di essere insegnate – e imparate – nel contesto-scuola, una delle specole privilegiate da cui guardare al problema, se è vero che una delle funzioni dell’insegnante è proprio quella di ‘fornire parole’, di lavorare sul lessico delle varie discipline per contrastare la rapidità (e la dispersione) dell’informazione e inventare un modo di concepire il concetto di ‘enciclopedia’, come lo intendeva Umberto Eco, che sia più appettibile rispetto ad Internet.</p>
<p>Di questo e di altri temi riguardanti i mezzi e gli strumenti per contrastare l’ostilità delle parole abbiamo parlato con i referenti del progetto ‘Parole Ostili’, promosso dal liceo scientifico annesso al convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi diretto dalla professoressa Annalisa Boni. Il progetto, attivo per l’anno scolastico 2019-2020 e in sinergia con l’associazione ‘Parole Ostili’, che ha promosso all’Università Cattolica di Milano la giornata ‘Parole a scuola’, ha registrato l’attiva partecipazione dei docenti Michela Stoppini, Federico Della Bina e Nicoletta Omicioli, e degli studenti del liceo assisano.</p>
<p><strong>Insulti, discriminazioni, tendenze alla misoginia e alla misantropia, istigazione alla violenza, omofobia, fake-news dal retrogusto razzista e anti-scientifico immesse nella rete da chi inquina il web: anche e soprattutto queste sono ‘parole ostili’. Qual è il senso del progetto da voi messo in essere? Quali, le sue finalità? E, non da ultimo, cosa significa ‘acquisire consapevolezza del potere della parola’?</strong></p>
<p>«La giornata intitolata ‘Parole a scuola’, promossa dall’associazione ‘Parole Ostili’ presso l’Università Cattolica di Milano, alla quale abbiamo partecipato come docenti, ha maturato innanzitutto in noi insegnanti la consapevolezza dell’enorme potere della parola. Il nostro lavoro si basa sull’uso della parola per trasmettere contenuti e conoscenze, in questo specifico ambito siamo attenti nello scegliere le parole giuste, ma anche le nostre relazioni, quelle tra insegnanti e studenti, sono fatte di parole. Su questo versante abbiamo tutti necessità di intraprendere un percorso permanente di formazione. Questo progetto si propone di sviluppare, a partire dall’ambiente scolastico, una riflessione sul valore relazionale delle parole che vuol dire porre maggiore attenzione nello sceglierle, consapevoli del fatto che queste ultime possono creare, incantare, guarire ma anche ferire, offendere, ingannare, distruggere, emarginare».</p>
<p><strong>Qual è, a vostro avviso, il ruolo della scuola nella promozione di iniziative come questa, volta a sviluppare una cultura digitale in grado di contrastare il discorso dell’odio in rete, le varie forme di cyberbullismo e la messa in circolazione di fake-news? </strong></p>
<p>«Certamente l’iniziativa è volta a sviluppare nei ragazzi una consapevolezza dell’utilizzo della parola nel senso più ampio del termine anche e soprattutto in Rete, che di fatto rappresenta l’ambito privilegiato di interazione giovanile. Da recenti ricerche emerge che i ragazzi di fronte a messaggi d’odio in Rete mantengono molto spesso un atteggiamento di passività o indifferenza. Sicuramente in questo non li aiutano certi modelli politici e mediatici che hanno notevolmente contribuito a sollecitare la parte istintiva della società, facendo leva su paure e timori e legittimando l’uso di alcuni termini che contribuiscono a ‘incattivire’ e avvelenare la vita reale. Rispetto a ciò è opportuno che la scuola aiuti i ragazzi a mantenere un pensiero critico, a vagliare in modo attento e personale le informazioni, risalendo alle fonti, tenendo conto dei contesti e soprattutto eliminando i pregiudizi».</p>
<p><strong>‘Stimolare ad una partecipazione più attenta e attiva nell’ambito di un contesto comunicativo. Educare al rispetto dell’opinione contraria e all’argomentazione dei propri punti di vista. Realizzare elaborati artistici a partire da idee, concetti, principi. Trasformare e arricchire l’ambiente scuola di contenuti espressi attraverso immagini’. Sono questi alcuni degli obiettivi perseguiti dal progetto, che sviluppano i dieci punti costitutivi del ‘Manifesto della comunicazione non ostile’. Quali sono, nello specifico, questi punti e qual è la funzione svolta dal piano dell’espressione artistica in questo progetto? </strong></p>
<p>«La nostra scuola sta lentamente diventando una sorta di ‘museo delle Parole Ostili’. Sono diversi oramai i murales che decorano, assolvendo anche ad una funzione pedagogico-educativa, i corridoi principali dell’Istituto. Opere grafiche in grado di comunicare e trasmettere valori mediante un approccio artistico diversificato fatto di linguaggi simbolici e allegorici, manifestati con i più diversi materiali. Immagini realizzate in tessuto, a rilievo o dipinte, esternano con forza ed incisività pensieri che si concretizzano in forme accompagnate da frasi e parole estrapolate dal manifesto delle ‘Parole Ostili’. Una galleria di colore e di linee che intersecandosi danno plasticità formale e concettuale alle candide pareti bianche. Il ‘lungo’ percorso creativo è stato sempre preceduto da un momento laboratoriale-progettuale, finalizzato all’individuazione dell’idea e del linguaggio artistico più efficace da mettere in atto. Questa prima fase è stata seguita poi dalla scelta del luogo in cui installare ciascun elaborato grafico».</p>
<p><strong>L’utilizzo inconsapevole dei social sta cambiando le persone? L’educazione digitale rappresenta la vera battaglia sulla quale giocare il futuro della rete, muovendo proprio dal contesto-scuola? </strong></p>
<p>«‘Noi tutti alle prese con Internet siamo un po’ come neopatentati alla guida di una Ferrari’. Con queste parole la sociolinguista Vera Gheno esprimeva, nella giornata di Milano per ‘Parole Ostili’, il diffuso analfabetismo presente nella nostra società rispetto all’uso di internet. Serve costruire percorsi educativi a scuola, programmi televisivi ad hoc per conoscere i rischi. Proprio perché la Rete e i social network sono luoghi virtuali dove si incontrano persone reali, dobbiamo domandarci chi siamo e come vogliamo vivere e comunicare anche mentre abitiamo questi luoghi. I ragazzi devono essere consapevoli del fatto che il tempo che dedicano al virtuale, le modalità con le quali interagiscono, hanno ripercussioni nella loro vita reale in termini di interessi e rapporti.  In rete è più difficile prendersi il tempo di ascoltare perché gli scambi sono più veloci mentre l’ascolto è fondamentale per determinare un’interazione efficace e serena con chi parla. Il contesto-scuola può aiutare i ragazzi a mettere in primo piano l’ascolto nella loro vita reale e virtuale».</p>
<p><strong>Nel suo ultimo libro, edito da Rizzoli nel 2017, <em>Far Web. Odio, bufale, bullismo. Il lato oscuro dei social</em>, Matteo Grandi, una delle voci più influenti del Web, tratta argomenti insidiosi, di un’attualità stringente, quali insulti e discriminazioni, esito dell’<em>hate-speech</em>, che nella rete viene amplificato. Il suo messaggio è questo: non dobbiamo assuefarci all’idea che in Internet sia tutto consentito, che il Web sia una ‘terra di nessuno’, in cui non vigono regole di sorta. Derrick de Kerckhove, considerato l’erede mortale di McLuhan, d’altronde, ha affermato che ‘oggi la rete è vissuta dagli utenti come un ambiente a parte’. Siete d’accordo? </strong></p>
<p>«Certamente il Web non va demonizzato anche se esiste un uso improprio del sistema. A tale proposito si può affermare che il Web spesso riflette e riproduce meccanismi, tendenze, pensieri già presenti in modo latente nella vita reale che poi trovano in Rete il coraggio di manifestarsi perché il ‘virtuale’ è percepito da chi è l’autore di messaggi di odio come un alibi, uno ‘schermo’ che lo protegge e non lo costringe a guardare negli occhi l’altro che si trasforma in una ‘vittima’ piuttosto che essere un ‘interlocutore’. L’insulto, l’offesa, la denigrazione non sono argomenti (come afferma il nono dei punti del Manifesto di ‘Parole Ostili’) né nella vita reale né in quella virtuale».</p>
<p><strong>Matteo Grandi nel suo libro afferma che criminalizzare il Web non è giusto. Lo stesso Bolter, riferendosi alla presentazione trasparente dell’oggetto-testo sullo schermo, diceva che ‘l’ipertesto elettronico può rendere visibile la struttura, laddove la sua architettura formale si concretizza come link tra gli episodi. Leggendo un episodio, il lettore può avere la possibilità di guardare, attraverso il testo, il mondo immaginato dall’autore’. Un primo passo verso l’eliminazione dell’ostilità delle parole? </strong></p>
<p>«In fondo il Web è un grande ipertesto che offre ad ogni suo lettore la libertà di interagire. Il suo fruitore-lettore non è passivo (come nella lettura di un testo scritto), può scegliere come muoversi all’interno dei contenuti. Questa libertà e possibilità di interazione investe il lettore di una grande responsabilità e richiede un percorso di formazione ed educazione perché la lettura e l’interpretazione possano essere rispettose del pensiero altrui. Detto questo il grande ipertesto Web apre alla condivisione e allo scambio che presuppongono in sé l’eliminazione di qualunque forma di ostilità».</p>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="https://www.perugiaonline.net/parole-non-ostili-a-scuola/">Parole, non ostili, a scuola</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="https://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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		<title>‘Il più e il meglio’ che mancavano allo studente Pinocchio</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 17:32:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
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		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Contu]]></category>
		<category><![CDATA[scuola e formazione]]></category>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="https://www.perugiaonline.net/il-piu-e-il-meglio-che-mancavano-allo-studente-pinocchio/">‘Il più e il meglio’ che mancavano allo studente Pinocchio</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="https://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Quella figura, intellettuale, che sta accanto. Che sa leggere i cambiamenti, sa ascoltare e capire chi ha di fronte. E chi ha di fronte, spesso, è portatore di cultura. Anche se di una cultura diversa, digitale, ed è figlio di una società fluida, <em>in fieri</em>. Anche se ha una camera di <em>mirabilia</em>, alla stregua di un collezionista, e non sa, di primo acchito, ricavarne un ordine. In quell’immenso repertorio prova ‘la vertigine della mescolanza’, ma è in grado anche di mostrare ‘le cattedrali più belle’, ‘il più e il meglio’.</p>
<p>Di chi stiamo parlando? Dei ‘maestri’ – se ‘magister’ deriva da ‘magis’ – e dei loro allievi. Perché è stato questo il <em>topic</em>attorno al quale ha ruotato il prisma di voci – quelle di Roberto Contu, insegnante del liceo S. Properzio di Assisi e docente a contratto che collabora con il Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugia, e dei colleghi-docenti Jacopo Manna, Sonia Viscione (liceo A. Mariotti), Sergio Pasquandrea (liceo A. Pieralli), Patrizia Tabacchini (ITTS A. Volta) e Davide Pairone, della casa editrice Aguaplano, moderatore dell’incontro – della tavola rotonda ‘Insegnanti, il più e il meglio? Le domande, la scuola, il nostro tempo’ promossa dalla neonata associazione di promozione sociale ‘Spazio Humanities’, all’interno del cui cartellone di attività è confluito il progetto culturale Umbrò Cultura.</p>
<p>La tavola rotonda, che ha registrato, l’11 febbraio in una gremita sala Muro di Umbrò, a Perugia, la partecipazione di docenti e studenti, ha avuto per oggetto l’ultimo libro di Roberto Contu, ‘Insegnanti (il più e il meglio)’, edito da Aguaplano, ed è stato dedicato alla scuola e alla didattica, a quei ‘più’ e ‘meglio’ che mancavano al burattino di legno uscito dalla penna di Collodi quando andava a scuola, con, sotto braccio, il suo <em>Abbecedario</em>e con la bramosia di conoscere un bravo maestro, di quelli che sanno far stupire, appassionare, accendere le coscienze.</p>
<p>A fare gli onori di casa, Maria Borio, presidente dell’associazione di promozione sociale ‘Spazio Humanities’, che ora gestisce il progetto ‘Umbrò Cultura’. ‘Occorre pensare – è stato il commento di Maria Borio – ad una serie di appuntamenti che coinvolgano sempre di più le scuole e gli insegnanti per attuare un programma di politica culturale con ricadute sul territorio. Per questo, oggi, siamo partiti da questa raccolta di articoli di Roberto Contu’. ‘Questo libro – ha affermato Davide Pairone, della casa editrice Aguaplano – rappresenta un seme, l’occasione per creare una eco e un dibattito attorno al mondo della scuola a partire da qualcuno che la scuola la vive. Si tratta di un testo ibrido, che raccoglie esperienze dirette, le quali sono, poi, il contrappunto di una riflessione più ampia sul ruolo dell’insegnante e sul suo rapporto con la società.</p>
<p>Si è parlato di ‘paura’, durante l’incontro, della paura dell’insegnante in quanto essere umano, ancor prima che una figura professionale, muovendo direttamente da un aneddoto contenuto nel libro, incentrato sull’impatto con la prima supplenza e con una classe ‘fuori dalla grazia di Dio’. E tra classi tutte al maschile, ritorni nelle scuole in cui si è stati studenti, incarichi educativi, rapporti frustranti con la scuola da parte di alcuni studenti, prime ore di lezione in scuole di periferia rivolte a minori che hanno commesso reati prima dei 14 anni, abilitazione senza passare per le supplenze, le voci degli ospiti di Umbrò hanno dichiarato all’unisono che la prima esperienza, sì, è straniante, ma anche la ‘la scuola è uno spazio che insegna a tutti’. Per questo, alla fine, sono rimasti là.</p>
<p>Altro giro di voci, durante questo ‘collegio docenti informale’, attorno ad altri argomenti, perché, si sa, tutti, oggi, parlano di scuola, ma spesso lo fanno attraverso stereotipi. Si sono costruite, nel tempo, tante narrazioni attorno alla figura dell’insegnante, che ‘si vuole’ psicotico, sfortunato… Gli insegnanti, invece, devono riappropriarsi della loro funzione, partendo proprio dal dato reale della loro vita in classe e accogliendo la provocazione di Romano Luperini: ‘l’insegnante è un intellettuale?’. Molteplici sono state le risposte a questo quesito: c’è chi sostiene che ‘l’insegnante debba essere un intellettuale che si approccia al lavoro che fa e alla scuola con un atteggiamento di ricerca, sapendo leggere la realtà, riuscendo a modificarla e tenendo conto che, se lui si invecchia, i suoi studenti sono sempre più giovani’; c’è chi pensa che un peso notevole sia svolto dal rapporto diretto con gli allievi e che l’insegnante sia un intellettuale nel momento in cui fa parte del suo lavoro anche una parte di crescita delle persone cui si rivolge, e chi afferma che al docente siano richieste sostanzialmente tre cose: onestà, responsabilità e non-neutralità rispetto al suo lavoro.</p>
<p>Attraverso queste componenti l’insegnante deve riacquisire la propria dignità, mentre si trova alle prese con una forma di scissione tra dimensione etica e dimensione della ricerca pura, e con un modello di conoscenza, quello contemporaneo, che è posto sotto il segno della parcellizzazione e della divisione dei ruoli. I docenti hanno a che fare con generazioni sempre più diverse dal punto di vista cognitivo, culturale e comportamentale: generazioni digitali, 0, con delle criticità pedagogiche. D’altronde, il Novecento è uscito da scuola e i maestri devono ingaggiare questa sfida. Un problema, questo generazionale, che ha suscitato numerosi spunti di riflessione tra i docenti presenti, i quali hanno cercato di ricostruire una tassonomia dei problemi relativi alle generazioni attuali di allievi: diverse forme di comunicazione, ma stessa incidenza delle dinamiche relative all’adolescenza, calo di natalità (per cui gli studenti attuali sono cresciuti, nella maggior parte dei casi, senza fratelli e sorelle), assenza di gerarchia e ‘orizzontalizzazione’ delle conoscenze, e tendenze a ‘inventare un modo di concepire il concetto di libreria che sia più appettibile rispetto ad Internet’.</p>
<p>E ancora: dove collocare l’insegnante all’interno della classe? Che ruolo dare agli insegnanti nel processo educativo? L’insegnante deve stare accanto, secondo Patrizia Tabacchini, mentre per Sergio Pasquandrea il docente è inserito all’interno di un circolo ermeneutico, in quanto non è l’unico depositario della conoscenza. Se Sonia Viscione ha affermato che il docente, in quanto interprete, debba stare ‘in mezzo ai ragazzi e alla disciplina che insegna’, Jacopo Manna ha posto l’accento sull’oggetto cattedra, che originariamente indicava la seggiola con braccioli. ‘Questo oggetto è significativo – ha dichiarato Jacopo Manna –, ha una valenza simbolica: alle scuole elementari non c’è bisogno di alcuna cattedra, mentre dalle medie gli allievi si trovano catapultati in un ambiente in cui la direzione è una’.</p>
<p>Spazio, poi, dietro sollecitazione di Davide Pairone e Roberto Contu, alle cose a cui gli insegnanti, almeno i quattro presenti, non rinuncerebbero mai. Dal lavoro sul lessico specifico della disciplina – perché, si sa, gli studenti perdono le parole a causa della rapidità – al confronto diretto con ciò che gli allievi studiano, senza mediazioni, dal senso di cittadinanza e dall’esercizio democratico dati dal conoscere più lingue all’importanza della verifica orale – perché, anche questo è vero, nella vita capiterà molto più spesso di dover convincere qualcuno con le parole che si pronunciano –, le risposte sono state molte. Forse anche questo sono ‘il più e il meglio’ che mancavano al burattino di legno uscito dalla penna di Collodi quando andava a scuola, con, sotto braccio, il suo <em>Abbecedario</em>e con la bramosia di conoscere un bravo maestro, di quelli che sanno far stupire, appassionare, accendere le coscienze.</p>
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