Intendiamoci, non si può certo gridare al miracolo – tanto per rimanere in tema – ma le interpretazioni di Marco Giallini, protagonista assoluto, di un sempre più versatile Alessandro Gassman e della brava Laura Morante, basterebbero da sole non solo ad arricchire la pellicola di una qualità recitativa a cui, grazie ai cinepanettoni e compagnia bella, avevamo perso l’abitudine, ma a passar sopra ai piccoli e grandi nei di cui purtroppo il risultato finale è costellato.
Tommaso, un rinomato e altezzoso chirurgo ateo fino al midollo, è costretto ad ingoiare con estrema fatica l’imminente ingresso in seminario di suo figlio Andrea. Disperato, Tommaso si mette sulle tracce di Don Pietro, ritenuto il principale responsabile delle supposte devianze mentali del figlio. Tra i due nascerà un rapporto speciale che porterà Tommaso a ridimensionare la concezione divina di sé stesso e a ritrovare almeno un pizzico di umanità perduta.
Se Dio vuole mantiene costantemente toni pimpanti e si lascia andare a gag esilaranti, forse a volte un po’ troppo teatrali ed istrioniche, ma nel complesso il film resta asciutto ed estremamente piacevole, fatta eccezione per alcune inspiegabili scene buttate là a caso, come dei deboli riempitivi atti ad approfondire il buon numero di comprimari, intermezzi che spezzano in modo evidente il montaggio, non aggiungono niente anche solo ai fini del divertimento e disturbano il ritmo altrimenti perfetto della trama principale.
A parte dunque una forte insistenza sulle battute e sui contesti fisici esilaranti in cui si svolge l’azione, Falcone sembra capire quando fermarsi in tempo, e senza voler dare lezioni di catechismo si limita a lanciare frecciate piene di spunti di riflessione, offrendo angolature di vista mai univoche e lasciando allo spettatore nient’altro che un invito a non dare mai nulla per scontato sui misteri di questo mondo. Purtroppo la piuttosto breve durata penalizza pesantemente gli sviluppi dinamici dei personaggi, così che il Tommaso di Giallini finisce per invadere lo schermo dall’inizio alla fine, mentre l’eclettico sacerdote interpretato da Gassman deve fare molta fatica trovare un suo spazio significativo narrativo, e a soffrirne è l’impetuoso rapporto tra i due sul quale Falcone voleva focalizzare l’attenzione, un rapporto che risulta credibile solo a tratti, divenendo a volte evanescente e poco funzionale all’intento “non solo risate” del regista.
L’opera prima di Falcone non è dunque un capolavoro, tanto meno un film irrinunciabile, ma merita una possibilità, potrebbe addirittura sorprendere, specialmente gli atei dogmatici che parlano di Dio molto più dei credenti ma sorridono sarcastici quando sono gli altri a farlo. Una commedia vivace e senza troppe pretese, ma sicuramente ben sopra gli standard delle produzioni nostrane.
VOTO: 7
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