Ma dietro ad ogni mercato, dietro ogni stand, dietro ogni prodotto riciclato e rivenduto c’è una storia. La storia di chi prima lavorava in un’azienda, poi fallita, e che ha deciso di “fare il mercato” per arrivare a fine mese.
È la storia di chi, trovatosi disoccupato nel giro di pochi mesi, decide di rimboccarsi le maniche e di raccogliere dalle cantine di parenti e amici tutto ciò che il tempo aveva accumulato e dimenticato. Per un’economia diversa, al limite del reale, ma per chi decide di farne parte diventa un vero e proprio lavoro. Fatto di sacrifici e di privazioni. Unica fonte di reddito e sempre più spesso unica alternativa alla scarsità di lavoro o a salari troppo bassi. Ma, sempre più spesso, una scelta che porta anche gratifiche e soddisfazioni.
Infatti, proprio quella del riuso è un’economia che in Italia è tutt’altro che laterale, i cui numeri sono in crescita, soprattutto nel Centro e Nord. La sola Lombardia, ad esempio, nel 2013, contava 480 mercati delle pulci, detenendo il record italiano. Un business per molti. Ex imprenditori, immigrati, disoccupati, studenti o semplici appassionati.
C’è chi qui a Perugia, ad esempio, tutti i weekend è alla ricerca di una nuova “piazza” dove esporre la propria merce o chi si affida agli aficionados e ha il suo stand fisso. L’importante – dicono – è non restare a casa a far nulla. Si riesce , ad esempio, con un po’ d’impegno anche a guadagnare duecento, trecento euro. Nei mercati si incontra questa Italia e quest’Umbria, persone che comprano e vendono, chi sa cosa comprare fa ottimi affari, chi vuole risparmiare di certo è accontentato, chi cerca nuovi sbocchi commerciali può anche farcela.
Ed ecco che chi tra vecchie bobine cinematografiche, elettronica al limite della stranezza, specchi, bambole di bisquit, orologi, statue, borse e maglie senza griffe ci mette anche un pezzo della propria vita e mentre sei li a “cercare di fare l’affare” ti racconta come è arrivato a “fare il mercato”. E tu, poi alla fine, anche se poi non sai che fartene, quella zuccheriera così vintage, la compri lo stesso. Almeno avrai un bel ricordo di chi te l’ha venduta.
Foto by Armando Allegretti
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