“Si può affidare – scrive Calabrese – a generale osservazione di comune buon senso che a Perugia, da alcune settimane, stanno accadendo cose che hanno poco a che fare con il tipico tema della sicurezza che conoscevamo? Rimanendo agli ultimi fatti, la sequenza ripetutamente sfidante di questi giorni per corso Vannucci, radicalmente estranea a qualsiasi logica di resa malavitosa, non ha l’odore acre dell’intimidazione mafiosa?”.
Affermazioni ben precise che interrogano sulla casualità, o meno, di furti e spaccate a pochi metri da palazzo dei Priori. “Gli abnormi sviluppi edilizi in rapporto ai residenti – continua Calabrese – , peggio per i grandi centri commerciali con il primato italiano, piuttosto che la centralità di Perugia in un’area vasta per i traffici di droga, possono suggerire, prima ancora di qualche minima inchiesta, che il tessuto perugino è profondamente contaminato dalle peggiori tossine criminali?”.
Dalle domande alla stoccata alla precedente amministrazione il passo è breve: “Non la butto in politica, piuttosto mi taglierei questo dito e mi considero buon amico di Wladimiro Boccali che so essere persona perbene, ma si può notare che qualche mese fa a Perugia è accaduto un evento epocale di rottura di un sistema, che sarebbe demente considerare mafioso, ma nel quale quelle organizzazioni criminali si sono riuscite a radicare? Ed, infine, si può notare che il nuovo patto per la sicurezza annunciato lo scorso 14 febbraio dall’onorevole Bocci e dal sindaco Romizi ha caratteristiche esplicitamente molto differenti da tutti i precedenti?”.
Quasi a voler sottolineare un primo e un dopo. “Sono solo domande e non ho la pretesa di avere le risposte. Però so che la città, oggi ancor più di 8 mesi fa, è stretta salda più che mai accanto a questo grande sindaco. #unitiperperugia”. Domande a cui Calabrese sembra già avere una risposta.
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