lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Sfratto per morosità, cosa è successo durante la pandemia

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

Difficoltà economiche per inquilini e proprietari. Gli strumenti per tutelarsi.

 
Gli effetti della pandemia da Covid-19 sull’economia mondiale, si sa, sono stati piuttosto pesanti. Attività costrette a chiudere per mesi, limitazioni allo svolgimento del lavoro, tasse comunque da pagare, hanno avuto ripercussioni non indifferenti sulle condizioni finanziarie di molte famiglie italiane. Una condizione che, soprattutto per chi ha scadenze fisse da rispettare in termini di pagamento, diventa ancora più insostenibile.

Solo per citare un esempio, il pagamento del canone d’affitto. Dalle attività commerciali fino agli appartamenti residenziali sono molti gli immobili in Italia occupati da locatari che, proprio in questo periodo, hanno avuto difficoltà a onorare i propri impegni contrattuali in termini di pagamento del canone.

Certo non si tratta di una scelta volontaria, soprattutto se si fatica ad arrivare a fine mese. Allo stesso modo, anche i proprietari di casa, che magari potevano contare su una fonte di reddito in più per stare più tranquilli dal punto di vista finanziario in una situazione di precarietà generale, si sono trovati a fronteggiare la difficoltà di un appartamento occupato senza il beneficio di una entrata mensile.

Cosa succede nei casi in cui, come sta già accadendo, l’inquilino non è nelle condizioni di pagare la quota d’affitto mensile per cause di forza maggiore?

Può essere applicata la procedura di sfratto per morosità?

Prima di rispondere è giusto aprire un piccolo inciso su cosa sia e come funzioni lo sfratto per morosità.

Si tratta di una procedura legale, istituita e disciplinata dall’articolo 658 del Codice di Procedura Civile, che tutela i proprietari degli immobili dal mancato pagamento da parte dell’inquilino, attraverso una sentenza del Giudice del Tribunale Ordinario Civile che formalizza la risoluzione del contratto e intima l’inquilino a liberare l’immobile a stretto giro.

Chiaramente per essere applicata devono esistere dei presupposti ben precisi, è caldamente consigliata un’assistenza legale, e deve essere dimostrabile il mancato pagamento da parte dell’inquilino.

Prima di giungere all’estrema conclusione, però, si cerca sempre di raggiungere un accordo bonario, attraverso una lettera di diffida in cui si sollecita l’inquilino al pagamento.

Se questo non sortisce effetto, i passaggi successivi sono costituiti da una intimidazione di sfratto, dalla relativa udienza e sentenza da parte del giudice che rende effettivo ed eseguibile lo sfratto.

Nel mentre, si susseguono ulteriori passaggi di sollecito al pagamento che, se viene onorato dall’inquilino, la procedura viene considerata nulla e il contratto rimane attivo.

Messa così è una soluzione che sembra far gola a molti proprietari, soprattutto in un momento in cui, purtroppo, le inadempienze di pagamento sono tornate fortemente in voga.

Esistono però delle condizioni molto chiare che limitano l’applicazione della procedura di sfratto per morosità.

Oltre alla regolare registrazione del contratto e al pagamento tracciabile da parte dell’inquilino, perché si possa procedere, è importante che il mancato pagamento non sia legato a una causa di forza maggiore che impedisca all’inquilino di saldare quanto dovuto.

Improvvisa riduzione delle capacità finanziarie a causa di licenziamento o cassa integrazione, ad esempio, malattia, decesso o calamità naturali, di fatto, non consentono di avviare lo sfratto per morosità.

In questa casistica rientrano anche gli effetti del Covid-19 sulle condizioni finanziarie di molti inquilini.

Non è un caso che sia stato approvato il blocco degli sfratti fino al 30 giugno 2021.

Un sollievo per l’inquilino e una gatta da pelare per i proprietari.

Anche se, questi ultimi, possono beneficiare del Bonus Affitti per recuperare in parte quanto stanno perdendo.

Che succede, però, se a cavalcare la crisi del momento ci fossero anche furbetti che, pur potendo sostenere la spesa, si astengono dal pagamento?

Se viene assodato che non esistono cause di forza maggiore allora la strada dello sfratto per morosità è perseguibile.

Certo non si tratta di una passeggiata.

È importante affidarsi a un’assistenza legale per evitare di commettere errori e questa, in ogni caso, avrà un costo non indifferente. Parliamo di somme che tra assistenza dell’avvocato e spese generali supera tranquillamente i 1000 Euro.

L’alternativa, se ci si è affidati ai servizi Zappyrent, la piattaforma specializzata negli affitti di immobili, è proprio nella speciale Protezione Zappyrent ideata per tutelare gli interessi del proprietario.

Questa, infatti, prevede il pagamento sicuro ogni 12 del mese, a prescindere dalla puntualità dell’inquilino.

In più, è stato progettato un rating legato alle garanzie dell’inquilino che riduce drasticamente il rischio di inadempienza.

Infine, fornisce assistenza legale a costi molto più contenuti, in caso di sfratto per morosità.

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