Finalmente, lo scorso 14 novembre il caso è approdato in tribunale, che però ha rinviato l’udienza al prossimo giugno. Facile immaginare la frustrazione di questo padre che, al pari di tanti altri suoi colleghi, si trova impossibilitato ad ottenere giustizia tramite una legge differita, che non considera i tempi, gli affetti e i legami umani. “E’ inutile dire – conferma il genitore – che sono alquanto deluso dalla legge italiana. Che senso avrebbe, ottenere giustizia a distanza di dieci o anche quindici anni, quando mia figlia sarà divenuta una donna e il reato in sé sarà ormai del tutto decontestualizzato? Non vedo alcun senso in tutto ciò che mi è capitato, di fatto la mia storia è un incentivo a delinquere, a sottrarre i figli ai genitori tanto poi non succede niente”.
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