Lavoro vs sorte – “In Umbria non c’è lavoro – dichiara Squarta – secondo la Camera di Commercio la ripresa è ancora debole ma nella nostra regione ci troviamo a fare i conti con un dato che, da solo, desta inquietudine: la febbre del gioco. Nel 2015 gli Umbri hanno investito un miliardo e 29 milioni di euro nella fortuna. Non si riesce a trovare lavoro? Giochiamo e confidiamo nella sorte”.
Dato allarmante – Per il consigliere “il dato è allarmante per due ragioni. Innanzitutto un miliardo di euro corrisponde ad un terzo della finanziaria regionale. Inoltre, considerato che lo Stato non perde mai, a cascata aumentano i problemi legati alla microcriminalità, visto che tra i giocatori ci sono molti giovani. Ma anche quelli correlati alle spese non pagate e alle famiglie distrutte per la dipendenza del giocatore. L’ansia e l’illusione di svoltare porta a patologie compulsive ed ossessive non lontane dall’emarginazione del soggetto dalla società. Tempo fa a Perugia è stata perfino intentata una causa civile contro i Monopoli di Stato da parte di un uomo affetto da ludopatia che ha perso tutto giocando ai gratta e vinci”.
Conflitto di interessi – “Bisogna capire – prosegue Squarta – quanto lo Stato, che non intende rinunciare ad un gettito così importante, sia disposto a tollerare questo conflitto di interessi che da una parte gli consente di fare cassa e dall’altra a dover ammettere la propria sconfitta per le inevitabili conseguenze negative che il gioco trascina con sé. A livello regionale – conclude – soltanto pochi giorni fa il presidente per il monitoraggio e la vigilanza sull’amministrazione regionale ha dovuto ammettere in Consiglio che la legge contro la ludopatia è stata completamente inattuata. Bisogna trovare soluzioni immediate al problema del lavoro”.
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