martedì, 3 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Tassa di soggiorno regionale, per Ricci “sarebbe uno degli errori più gravi da commettere”

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

Il consigliere regionale si schiera contro la proposta circolata nei giorni scorsi. "Danneggerebbe l'immagine e i prodotti turistici dell'Umbria". Annunciata un'interrogazione "per contrastare l'idea".

 
Tassa di soggiorno regionale, per Ricci “sarebbe uno degli errori più gravi da commettere”
Regione Umbria.  “Totale contrarietà a qualunque ipotesi di tassa di soggiorno regionale che sarebbe uno degli errori più gravi che si possano commettere per l’immagine dell’Umbria e per la vendita dei suoi prodotti turistici”. È quanto dichiara il consigliere regionale Claudio Ricci (Ricci presidente) annunciando la presentazione di un’interrogazione per “contrastare l’idea che emerge da ambienti culturali umbri”. “Chi conosce da vicino – spiega – l’operatività di imprese ricettive, ristorative, commerciali e nel quadro dei servizi turistici, può verificare che bastano pochi euro per far modificare le decisioni e perdere i clienti nelle località. Questo accade a causa dell’utilizzo di internet nel 65 per cento dei casi, per la scelta della prenotazione da parte di clienti individuali o famiglie/piccoli gruppi, nonché le modalità di decisione dei grandi tour operator. Bastano, per la precisione, 2 o 3 euro in più a persona per notte, come hanno dimostrato gli effetti negativi procurati della tassa di 2,5 euro, a passeggero, sui voli di Ryanair. A volte sono gli stessi operatori che si accollano i costi della tassa di soggiorno pur di non perdere le commesse, diminuendo il personale, i servizi e le manutenzioni con la conseguente qualità”.

“In ultimo non va dimenticato – prosegue Ricci – l’aspetto di marketing: un luogo, come l’Umbria, legato al turismo come accoglienza e passaporto di pace nonché incontro fra i popoli, deve evitare la tassa di soggiorno proprio per farne una leva di aggiuntiva di marketing e vantaggio competitivo rispetto alle destinazioni concorrenti, quale valore aggiunto percepito di accoglienza. Sul piano amministrativo – conclude – la tassa di soggiorno regionale non è possibile in quanto strettamente legata alle competenze amministrative e alle scelte di ciascun comune che, dovrebbe, se decide di mettere la tassa di soggiorno, dotarsi di un piano turistico per l’utilizzo delle risorse che sia condiviso con le categorie socio culturali e turistico economiche, evitando di destinare i proventi, della tassa di soggiorno, ad altri scopi amministrativi”.

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