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Terrorizzavano le sale giochi, sgominata banda

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

Con il passamontagna e una pistola giocattolo hanno messo a segno una serie di rapine in alcune agenzie di scommesse di Perugia con l'aiuto di una commessa che si è rivelata essere la basista del gruppo

 
Terrorizzavano le sale giochi, sgominata banda
Perugia. Pistole giocattolo e passamontagna. Dal 2013 due quarantenni perugini, entrambi pluripregiudicati, seminano il panico nelle sale giochi della città.

La prima rapina – E’ il 25 marzo di due anni fa quando M.F e G. P fanno irruzione nell’agenzia di scommesse Izi Play di via Settevalli. Sono le quattro e mezza di mattino, all’interno del locale ci sono solo tre clienti e un dipendente. Uno dei due malviventi, armato di una pistola che, nessuno, può immaginare sia un giocattolo, la punta contro il commesso  intimandogli di non alzare la testa e di non osare minimamente ribellarsi; il secondo, con le mani libere, salta oltre il bancone e costringe il povero malcapitato ad aprire, con le proprie chiavi in dotazione, la cassaforte contenente l’incasso. Prendono il bottino, che ammonta a circa 8500 Euro in contanti e, con estrema velocità, si dileguano: fuori dal locale, pronta per la fuga, c’è la Fiat Punto della madre di uno dei due banditi.

Passamontagna e pistola giocattolo – Qualche giorno più tardi, l’8 aprile 2013, sempre di notte, verso le 2200, uno dei due rapinatori  fa irruzione in un’altra sala giochi, la “Golden Star” di Via Pievaiola, con le solite modalità, a quanto pare efficaci: indossa sempre un passamontagna scuro ed è armato con la stessa arma, “giocattolo” ma fortemente convincente. Nel locale, stranamente, non c’è neanche un avventore, ma vi trova soltanto due giovani ed ancor più indifese dipendenti: anche in questo caso, il rapinatore minaccia di fare fuoco e si fa consegnare l’incasso, stavolta ben più sostanzioso, pari a circa 15.000 Euro. Per scappare c’è sempre fuori l’auto della madre. In questo caso però, come faranno emergere le indagini, il colpo viene messo a segno grazie all’aiuto di una delle due commesse: M.I, 39 anni di origini campane ma residente a Bastia Umbra. E’ lei la basista della banda, abilissima nel simulare paura ed apprensione davanti al rapinatore ed alla sua ignara collega, ma altrettanto precisa e puntuale nel segnalare al proprio fidanzato, M.P., trentacinquenne di origini viterbesi ma residente a Perugia, anch’egli tra gli organizzatori dei colpi, l’orario più idoneo per agire indisturbati, possibilmente in assenza di clienti. Un’organizzazione “familiare” e davvero meticolosa.

La basista – Infine, siamo al 24 giugno 2013, sempre verso le ore 22.00 e sempre all’interno della “Golden Star” di Via Pievaiola: il sistema di comunicazione e di organizzazione predisposto grazie alla “talpa” impiegata del locale pare che funzioni, perciò viene riproposto. Il rapinatore, sempre con il suo inseparabile passamontagna e con la solita arma finta, entra nella sala dove,  come previsto, non vi sono clienti ma soltanto due commesse, stavolta la “basista” ha preferito indicare un orario idoneo all’azione ma, per maggiore cautela, in sua rigorosa assenza. Le due dipendenti vengono non solo gravemente minacciate, ma percosse: una viene barbaramente strattonata per un braccio e l’altra per un polso. La richiesta del rapinatore è sempre la stessa: l’incasso. Le due ragazze, intimorite, non possono fare altro che consegnare all’incursore tutto ciò che è custodito in cassaforte, ovvero la bellezza di circa 7500 Euro.

Le indagini – La ricostruzione, da parte degli inquirenti, è il risultato di una articolata e meticolosa attività d’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Perugia, diretta da Chiacchiera, ed in particolare dalla Sezione “Reati contro il patrimonio” (tradizionalmente la “Squadra Antirapina”), retta  dal Sostituto Commissario Fabio Tristaino che, di costante intesa con il Pubblico Ministero titolare dell’indagine, il sostituto procuratore Abrritti, ha effettuato un’accurata e precisa ricostruzione dei fatti, individuando non solo gli autori delle 3 rapine descritte, ma anche i loro “fiancheggiatori”, fondamentali per il buon esito degli eventi delittuosi. Lo spunto d’indagine è l’arresto in flagranza di uno dei due componenti “operativi” del gruppo, G.M., arrestato in flagranza dai colleghi del Reparto Prevenzione Crimine “Umbria e Marche” l’8 luglio 2013 nel corso di una successiva rapina compiuta in Via Settevalli presso il “Banco Metalli Italiano”. Successivamente a tale arresto, il rapinatore ha avviato una collaborazione con gli investigatori della Squadra Mobile, volta ad ottenere benefici preprocessuali, e chiamando in causa il suo complice storico, nonché inseparabile amico d’infanzia con cui aveva fatto tutti i colpi. Anche quest’ultimo, sottoposto ad interrogatorio, ha deciso di collaborare con la Polizia per ricostruire i fatti. Fatti che sono stati accertati e ricostruiti certamente partendo dalle dichiarazioni dei due principali indagati, ma soprattutto attraverso innanzitutto infiniti riscontri necessari a conferire valore probatorio a tali dichiarazioni, e soprattutto a seguito di ulteriori sviluppi investigativi che hanno permesso di individuare i loro complici.

 

In particolare, nell’organizzazione delle rapine contestate, fondamentale fu il contributo della basista e del suo fidanzato, personaggi “chiave” del gruppo. In base a quanto emerso dall’attività d’indagine, le rapine erano sempre precedute da un segnale “telefonico” dato dalla ragazza ai rapinatori, per il tramite del suo compagno che era in costante contatto e collaborazione con loro. All’esito delle indagini, il Pm ha rinviato a giudizio i 4 indagati che dovranno rispondere, in concorso, delle 3 rapine ricostruite dalla Polizia.

 

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