Quello che colpisce immediatamente in questo lavoro è l’evoluzione e la maturazione artistica di cui è stata felicemente oggetto la musica dei The Rust and the Fury. Dal buon esordio del 2012 “May the sun hit your eyes”, che all’epoca stuzzicò l’attenzione di critica ed addetti ai lavori, abbiamo assistito ad un passaggio ad arrangiamenti più curati, melodie più concrete e una mistura più omogenea fra gli strumenti. Non è un caso se il pezzo di apertura del disco si intitola proprio “May the sun hit your eyes”: leggasi “ripartiamo da dove ci siamo lasciati”. Ma è solo l’inizio, perché poi si corre verso ambiziosi traguardi.
I pezzi dimostrano padronanza del mezzo musicale, personalità ed influenze importanti, che rimandano ad origini ben precise, ma mai scontate. I riferimenti sono chiari: dal folk-rock di fine anni ’60 (scomodiamo volentieri Crosby, Stills, Nash & Young), si passa attraverso il miglior indie-rock ‘80/’90, fino ad arrivare alle maggiori istituzioni alternative dei giorni nostri (la doppietta centrale “The seconds in between”-“Green” profuma di Funeral, Arcade Fire, tanto per dirne una). Ma non è solo questo. I The Rust and the Fury sono italiani, cresciuti a pane, Godano ed Agnelli. I riff e le ritmiche serrate (ascoltare “Amanda” per credere), le voci di Francesca Lisetto e Daniele Rotella, che si intrecciano come in un gioco di ruolo, ne sono la dimostrazione. E questo tocco “made in italy”, personale, dona spessore al lavoro. Il basso di Marco Zitoli e la batteria di Andrea Spigarelli formano una tela compatta che viene colorata dai suoni di chitarra eleganti, ricercati, pennellati elegantemente da Francesco Federici (il cui progetto solista “IoNonSo+ChiSono” è stato sicuramente fondamentale nella crescita del gruppo). Meritano attenzione anche i testi, che evidenziano l’attenzione della band per tematiche elevate e simboliche, come dimostra anche il bel video di “Me, Here”, dove il protagonista viene adescato da moderne ed affascinanti streghe che lo trascinano in un oscuro percorso iniziatico in giro per monti e boschi mistici dell’Umbria.
Citiamo anche la sapiente produzione di Andrea Marmorini di Woodworm, l’etichetta indipendente per i quali incidono anche gli altri giovani perugini sulla cresta dell’onda, i Fast Animals and Slow Kids (con un disco in uscita che si preannuncia esplosivo, e del quale avremo modo di parlare in una prossima occasione).
Il trascinante concerto di sabato sera alla Darsena, ci ha confermato che quella dei The Rust and the Fury è musica corale, da battimani e da cantare tutti insieme, e comprare “See the Colors Through the Rain”, magari ad un loro concerto, è obbligatorio per chiunque abbia a cuore la musica italiana, ed in particolare della nostra regione.
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