lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Toy story: un gioiellino della Casa di Emeryville

Una fiaba che si serve dei giocattoli per trattare sentimenti umani

 
Quella lampada saltellante che seguiva il consueto logo del castello Disney rivelava che nell’ormai lontano 1995 qualcosa di nuovo era all’opera, un piccolo studio di animazione al soldo di Steve Jobs e George Lucas aveva aperto i battenti sulla Baia di San Francisco, un manipolo di fortunati ragazzi dal grande talento artistico e dalla creatività esagerata. E’ così che Toy Story – Il Mondo dei Giocattoli sancì la nascita di un mito da prima classe, un’azienda leader dell’intrattenimento che negli anni a venire avrebbe mantenuto intatto il suo miracoloso generatore di idee, per stupire ad ogni occasione l’intero globo grazie a film ispirati, storie frizzanti adatte ad un pubblico universale e tanta, tantissima gentilezza visiva.

Toy Story – che ad oggi può vantare un quarto capitolo ancora in cantiere – non saràforse l’opus magnum della Casa di Emeryville, ma con il tempo esso si è garantito a buon diritto il fascino del capostipite, e nonostante le tecniche di animazione in CG fossero all’epoca ancora sperimentali e grezze se confrontate agli attuali prodigi del design, l’atmosfera visiva di questo gioiellino è ancora oggi indiscutibile quanto misteriosamente affascinante.

Se Tom Hanks e Tim Allen prestano le loro voci ai protagonisti nella versione originale, Fabrizio Frizzi e Massimo D’Apporto regalano a quella italiana un tocco di qualità ben sopra la media, e conducono allegramente il pubblico nel mondo dei giocattoli, il primo dei molteplici microcosmi che Disney – Pixar avrebbero esplorato nel corso del tempo.

Nella casa del piccolo Andy i giocattoli – molti dei quali al tempo realmente esistenti – prendono vita non appena vengono lasciati soli. Lo sceriffo Woody, leader del gruppo in quanto pupazzo preferito da Andy, viene però accecato dalla gelosia nel momento in cui il bambino riceve in regalo il futuristico space-ranger Buzz Lightyear. Ma una brusca serie di imprevisti costringerà i due giocattoli ad unire le proprie forze per poter salvare la plastica e rivedere il loro padroncino prima che i pericoli del mondo esterno abbiano la meglio.

Diretto da John Lasseter – da molti considerato come il nuovo Walt Disney – Toy Story è un film che tutti dovrebbero vedere, un’opera compiuta che punta sull’originalità, colma di citazioni e riferimenti alla cultura pop americana, manieristica eppure geniale nel suo modo di narrare distante anni luce dai martellanti stimoli audio-visivi con cui altre case di animazione tentano di strappare risate ai più piccoli. Punto focale del Toy Story di Lasseter si trova dunque nell’aver reinventato con successo e con garbo la narrativa animata, prendendo palesemente spunto dai grandi capolavori realizzati nel Sol Levante dal maestro Hayao Miyazaki, e riuscendo magicamente nell’impresa di coniugare il vecchio e il nuovo senza difetti evidenti, miscelare la tradizione sincera degli autori Disney ad una tecnica in grado di portare l’animazione verso nuovi orizzonti. Perché in fondo l’amicizia che nascerà tra Woody e Buzz altro non rappresenta che l’incontro tra Mickey Mouse e un sofisticato Macintosh, la tecnologia messa al servizio della pure arte, insieme per produrre film che sono puro cinema, niente di meno.

Toy Story è una storia che si serve dei giocattoli per trattare sentimenti umani, gli stessi che ci condizionano ogni giorno, e attraverso la simpatia degli scoppiettanti personaggi cerca di mettere in guardia grandi e piccoli dalle insicurezze e dai tormenti interiori che le novità possono causare nella vita quotidiana, nella speranza che una pace tra innovazione e tradizione sia sempre possibile. Un film bello, divertente e avvincente, da utilizzare come rampa di lancio per gustarsi uno dopo l’altro tutti i tesori sfornati da questo straordinario studio californiano.

<< I Computer che creo io durano due o tre anni al massimo, quello che fate voi alla Pixar dura per sempre>>. (Steve Jobs)

VOTO: 8 ½

 

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