Il progetto – In questi giorni è arrivata a Perugia la delegazione di scienziati provenienti da Germania, Spagna, Repubblica Ceca, e ovviamente Italia, coinvolta nel progetto. Ogni anno solo l’ Umbria produce biomasse sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico di una città come Perugia, circa un settimo del fabbisogno regionale. Il progetto mira non solo a perfezionare la tecnologia esistente, ormai sufficientemente sviluppata, ma a renderla accessibile per i comuni e gli enti pubblici, così da convertire una spesa in guadagno.
Da rifiuto a guadagno – Spesso quello che ci rende diversi dal resto d’Europa, dove alcune di queste pratiche sono ormai abituali, non sono le conoscenze tecnologiche ma la possibilità di metterle in pratica senza violare il nostro complesso impianto normativo. Al momento il cosiddetto “sfalcio” viene trattato come un rifiuto, nei casi migliori interrato, con un costo annesso non indifferente. Green Gain trasformerà tutto questo scarto in un “serbatoio” di energia, dunque in una voce attiva di bilancio. Un approccio che permetterà di trovare finalmente risorse necessarie per il riordino dei greti dei fiumi e dei corsi d’acqua, spesso causa di devastanti alluvioni, così come i pericolosi campi incolti, soggetti a continui incendi.
Gli studiosi – I ricercatori del progetto, che in questi giorni hanno avuto un primo contatto in terra umbra (sono stati ospiti del Centro ricerche sulle biomasse di Perugia), provengono da Friesland e Rotenburg (Germania), Matarraña e Bajo Aragón (Spagna) e dalla Boemia (Repubblica Ceca). Per l’Italia si è ricorsi alle competenze del gruppo padovano Sogesca, specializzato in sicurezza e gestione delle tecnologie in campo ambientale.
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