“Si tratta di fatti molto gravi non soltanto perché hanno il sapore dello sperpero certo di risorse pubbliche, ma anche in virtù dell’inquinamento cagionato dai vecchi treni diesel, tanto più esecrabile giacché avviene in territori estesamente sofferenti quanto a concentrazioni di Pm10 in atmosfera. Ammorbamento non inevitabile, se è vero come è vero che la mancata elettrificazione della tratta Ponte S. Giovanni – S. Anna comunque non osterebbe al pieno utilizzo dei nuovi convogli”. I consiglieri, inoltre, hanno segnalato di aver ricevuto “vibrate proteste da cittadini di Perugia e di Terni proprio a causa delle insostenibili emissioni dei vecchi treni diesel. In particolare su Perugia i cittadini della zona della stazione S. Anna lamentano non solo quanto fin qui esposto, ma anche un forte disagio acustico, mentre i residenti sottostanti la stazione ferroviaria denunciano pure l’intensa ricaduta di particolato. Su Terni gli abitanti di vocabolo Fiori – aggiungono – deplorano l’analoga ricaduta di black carbon sul quartiere sottostante, fenomeno che si registra quando i treni (sia per Perugia che per L’Aquila si va solo a gasolio!) hanno rifornito e devono rientrare in stazione, con attese lunghe e inquinanti”.
Liberati e Carbonari chiedono quindi come intendano “agire al riguardo, il presidente di Umbria Mobilità e i consiglieri di amministrazione. Non si può proseguire nell’immobilismo totale – concludono -, visto che da almeno un lustro sono note le vicende dei treni Pinturicchio, mai del tutto chiarite sul piano tecnico; da molto più tempo, intanto, non pochi nostri concittadini subiscono le citate emissioni inquinanti e sonore oltre ogni limite”.
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