Nonostante la forte resistenza da parte degli enti locali, Ricci rimane fiducioso. “La sfida del cambiamento va accettata. Le obiezioni campanilistiche diventano fragili, se consideriamo che l’identità locale resta soprattutto municipale e solo in rari casi assume contorni regionali. È vero che c’è chi ancora si barrica dietro i feudi, gli eletti, le controllate. Ma i cittadini sono più avanti di quello che pensiamo. E non si può continuare a difendere meccanismi anacronistici. Mettere insieme le Regioni del Centro Italia, a iniziare da Marche e Umbria, non è così complicato come si vuol far credere. Sicuramente serve una determinata volontà politica. E un referendum popolare che confermi la scelta. Credo che questo debba diventare uno dei temi principali delle prossime elezioni regionali, ormai alle porte”.
Secondo Ricci, è prioritario costruire un nuovo modello di sviluppo “Si tratta di definire una nuova massa critica per questi territori, più pesante, in grado di reggere il passo dentro la globalizzazione. E’ una questione di competitività che può essere estesa a tutta la dimensione dell’Italia centrale. Regioni troppo piccole rischiano la marginalità, non solo a livello nazionale ma anche sul piano comunitario. E sappiamo quanto oggi sia importante attrarre e intercettare i fondi europei, anche per le infrastrutture che servono”.
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