lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

“Umbria e Marche si devono fondere per superare la crisi e competere con il resto del Paese”

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

La proposta arriva dal sindaco di Pesaro Matteo Ricci (Pd), intervistato dal sito "Medium": "E’ una questione di competitività che può essere estesa a tutta la dimensione dell’Italia centrale. Regioni troppo piccole rischiano la marginalità".

 
“Umbria e Marche si devono fondere per superare la crisi e competere con il resto del Paese”
Il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, molto apprezzato dal premier Renzi, non ha dubbi: per competere con il resto del Paese, l’Umbria e le Marche devono fondersi formando un’unica macro regione. Un concetto espresso ad inizio ottobre sui social network e ripetuto in occasione dell’intervista concessa al sito “Medium” di Jacopo Cossater. “Il mio ragionamento parte da un’analisi di fondo. I territori devono fronteggiare risorse crescenti, in una situazione di risorse calanti. La strada per salvaguardare i servizi e la coesione sociale non può essere, certamente, agire con la leva fiscale. È una soluzione da scongiurare, la conseguenza sarebbe solo frenare la crescita. Quindi dobbiamo agire con la revisione degli assetti istituzionali, verso il risparmio e la razionalizzazione dei costi del pubblico. Le riforme possono essere spinte anche dal basso. Marche e Umbria, insieme, hanno meno abitanti di Roma. Marche, Umbria e Toscana, unite, raggiungono gli abitanti del Veneto. Ha ancora senso che abbiano consigli regionali e leggi diverse? Le diversità morfologiche e storiche non lo giustificano”.

Nonostante la forte resistenza da parte degli enti locali, Ricci rimane fiducioso. “La sfida del cambiamento va accettata. Le obiezioni campanilistiche diventano fragili, se consideriamo che l’identità locale resta soprattutto municipale e solo in rari casi assume contorni regionali. È vero che c’è chi ancora si barrica dietro i feudi, gli eletti, le controllate. Ma i cittadini sono più avanti di quello che pensiamo. E non si può continuare a difendere meccanismi anacronistici. Mettere insieme le Regioni del Centro Italia, a iniziare da Marche e Umbria, non è così complicato come si vuol far credere. Sicuramente serve una determinata volontà politica. E un referendum popolare che confermi la scelta. Credo che questo debba diventare uno dei temi principali delle prossime elezioni regionali, ormai alle porte”.

Secondo Ricci, è prioritario costruire un nuovo modello di sviluppo “Si tratta di definire una nuova massa critica per questi territori, più pesante, in grado di reggere il passo dentro la globalizzazione. E’ una questione di competitività che può essere estesa a tutta la dimensione dell’Italia centrale. Regioni troppo piccole rischiano la marginalità, non solo a livello nazionale ma anche sul piano comunitario. E sappiamo quanto oggi sia importante attrarre e intercettare i fondi europei, anche per le infrastrutture che servono”.

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