PA – Sulla pubblica amministrazione, dunque: “Proponiamo un progetto ampio e complessivo – ha spiegato Giacomo Leonelli – che tocca il tema del riordino istituzionale e delle partecipate – per rispondere a chi si chiedeva dove fosse finito – in un’ottica di semplificazione e trasparenza, non tralasciando temi delicati, come quello dei compensi e dei meccanismi premiali dei dirigenti pubblici, su cui siamo gli unici che stiamo parlando di quello che hanno in testa”.
“Con la Delrio – ha sottolineato il responsabile del dipartimento Semplificazione e Pa Michele Ragni – cambia l’architettura istituzionale del Paese, nel segno della semplificazione e della trasparenza, anche secondo i parametri europei”. Per il futuro, quindi, “niente tagli lineari, ma ricerca di criteri oggettivi per razionalizzare coinvolgendo tutti, rispettando l’esigenza di una fiscalità equa e progressiva, mantenendo la qualità dei servizi”. Con #UmbriaVerso “vogliamo dimostrare – parola di Ragni – anche con l’immagine della campagna che indica una porta aperta, che c’è una consapevolezza nuova”.
Le partecipate – Continua il processo sulle partecipate. Il Pd continua a dirlo forse per l’ultima volta, “mettiamoci le mani ancora una volta a chiudiamo il discorso”.
Il presupposto, secondo Maurizio Staffa, responsabile economico del Pd umbro, è che “8mila partecipate a livello nazionale e 125 a livello regionale sono troppe, anche perché troppo spesso ci sono sovrapposizioni, scatole vuote, inefficienza”. “Secondo gli studi – aggiunge Staffa – la dimensione ottimale, ad esempio, per le utilities sarebbe un bacino di utenza di quattro milioni di persone; è chiaro che in una regione con 900mila abitanti non possono esserci 7 aziende che si occupano di rifiuti”. Il rischio è, anche, che il sottodimensionamento allontani gli investimenti, quindi in alcuni casi l’efficienza. Negli obiettivi del progetto sulle partecipate, dunque, si parla di rotazione dei dirigenti, di accorpamenti, anche oltre i confini regionali, di qualità e merito, di partecipazione dei cittadini anche al capitale di rischio per agevolare un’attività di controllo, di collaborazioni con un privato di qualità, di quotazioni in borsa.
Legge elettorale – Sulla legge elettorale, Leonelli rivendica “l’introduzione di importanti elementi di innovazione come la doppia preferenza di genere, non scontata in un consiglio a maggioranza maschile, l’abolizione del listino, che rappresenta una rivoluzione che si chiedeva da anni, il collegio unico regionale, in un’ottica di un nuovo regionalismo; elementi che migliorano la legge avvicinandosi a quanto si prevede nelle altre regioni italiani, fatta eccezione per la Toscana”. “Dico spesso, in questi giorni – ha sottolineato il segretario – che siamo diventati un popolo di santi, poeti e costituzionalisti. Sul testo abbiamo raggiunto una convergenza ampia e sui tecnicismi più criticati mi limito a dire che il premio di maggioranza non è spropositato, limitandosi a soli due seggi, in un sistema elettorale regionale che prevede l’elezione diretta del presidente”.
Liste e nomi – Si è parlato di nomi e di liste ma il segretario regionale non si lascia scappare molto. “Alle regionali – spiega Leonelli – possiamo fare un ottimo risultato. Che dire sui nomi? vedremo, cercheremo di mettere insieme una squadra adeguata ad interpretare il progetto che nasce in stretta comunicazione con i territori”. Di certo c’è solo il fatto che il Pd dovrà saper interpretare tutti quei segnali arrivati negli ultimi mesi, abbandonando progetti caratterizzati da logiche antiche. “Metto la faccia solo su progetti che mi convincono”. Ma un termine c’è e si parla di metà marzo, data massima in cui, il Pd, presenterà nomi, volti e cognomi.
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