lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Un “riflesso” di “Poesia e dialetto”

Quarto incontro, all’Umbrò, con "Umbria Poesia": il 14 giugno Anna Maria Farabbi, Edoardo Zuccato e Daniel Cundari dialogheranno sul tema presentando una selezione delle proprie opere poetiche in dialetto perugino, altomilanese e calabrese.

 
Un “riflesso” di “Poesia e dialetto”
Perugia.  “Giusto na cantatina sott’ala fenestra / ntra che la neve me gela / l’amore nbocca. / La cicalina brilla ncla gola sciuerta / lsu incantesimo contro l’inverno / e pu fatta / lascia cadé la soletudine dle lune / e la scortsa del fieto / nterra. / Canto: magno la notte e la morte. / Paro la mi festa”. Ci sono una canzoncina sotto la finestra, un amore gelato in bocca, una gola scordata, quella della cicala, un incantesimo contro l’inverno; ci sono la solitudine di un’inquietudine, un canto che permette di mangiare, di addentare la notte, la preparazione per una festa, l’io poetico che “pascola” la sua, di festa, nella Contabilità dell’amore di Anna Maria Farabbi, tratta da La magnifica bestia. Ci sono le inflessioni dialettali del perugino, nella sua poesia, quelle inflessioni che sono proprie di questa “lingua”, una lingua altra, collocabile sul piano della lingua “standard”, in quanto medium suscettibile di una varietà di espressioni scrivibili e scritte, oltre che parlate.

E, d’altronde, “i rapporti tra la storia della lingua e la storia dei dialetti sono strettissimi nella tradizione italiana” ha affermato Claudio Marazzini: “la prima scuola poetica italiana, ad esempio, è nata in Sicilia ed ha usato il volgare siciliano, pur nobilitandolo per un uso illustre”. Eppure, come sottolinea ancora Marazzini, “nel periodo che va dalle origini al Quattrocento non ha ancora senso parlare di ‘dialetti’. Si può parlare di ‘dialetto’ solo una volta che si è affermata la lingua”. Alla poesia, nel suo connubio, storicamente intrinseco, con il dialetto, così come alla letteratura dialettale “riflessa”, è dedicato il tema del quarto incontro di “Umbria Poesia”, il progetto ideato da Carlo Pulsoni, Marco Paone, Maria Borio, Costanza Lindi, Francesca Regina, con la collaborazione di Massimiliano Tortora ed il sostegno economico di Umbrò (via Sant’Ercolano 2, Perugia).

L’incontro con Anna Maria Farabbi, poetessa perugina con all’attivo raccolte di poesia (dalla Fioritura notturna del tuorlo, edito nel 1996, a La magnifica bestia, pubblicato nel 2007) e libri di saggistica con traduzioni (da Le alfabetiche cromie di Katie Chopin, del 2003, a Un paio di calze di seta, del 2004), con Edoardo Zuccato, docente di lingua e letteratura inglese presso la IULM di Milano (Libera Università di Lingue e Comunicazione) – come poeta, esordisce nel 1996 con Tropicu da Vissérvar, in cui per la prima volta sceglie di esprimersi in dialetto altomilanese: altre raccolte, I bosch di Celti. Il bosco celtico del 2008 e Ulona del 2010 – e con Daniel Cundari, poeta calabrese, autore di Cacagliùsi / Balbuzienti, edito nel 2006 e di Geografia feroz, pubblicato a Granada nel 2011 e vincitore del “Premio Genil de Literatura di Granada”, si terrà nei locali di Umbrò martedì 14 giugno alle 19: gli autori, provenienti rispettivamente da Perugia, Milano e Rogliano (CS) illustreranno i motivi della propria scelta di esprimersi in dialetto e, sulla base di quelli, proporranno al pubblico una selezione dei propri testi poetici. Pubblico che, in questa occasione, popolerà una platea, per così dire, allargata: oltre agli uditori in sala, infatti, ci saranno anche quanti seguiranno l’evento in streaming su www.lanuovaecologia.tv, il canale video della testata di Legambiente (l’hashtag per commentare l’evento è #umbriapoesia). “In questo modo – assicurano gli organizzatori – vogliamo ampliare verso un pubblico più largo il messaggio di Umbria Poesia, quello, cioè, di favorire l’incontro tra la poesia contemporanea e il pubblico, portando questa forma letteraria al di fuori della nicchia, perché possa farsi portavoce di problematiche legate al nostro tempo”.

“Non era facile uscire dai condizionamenti del paese, utilizzarlo e negarlo insieme – scrive Dante Maffia a proposito della poesia di Daniel Cundari –. Le radici, lo vado ripetendo spesso, sono un serbatoio importante se non diventano carico di nostalgia, ma soltanto specchio in cui si rifrange il mondo”.

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