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	<title>Perugia Online &#187; Belinda Mariani</title>
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		<title>I bambini e l&#8217;autoefficacia: consigli per i compiti a casa</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Mar 2017 09:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Belinda Mariani]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Per i bambini con dsa (disturbo specifico di apprendimento) spesso è molto complicato affrontare i compiti pomeridiani. E spesso lo è anche per i genitori… Come possiamo aiutarli? L’aiuto più grande che possiamo fornire loro è quello di renderli autonomi nello studio. Provare il senso di autoefficacia è fondamentale per affrontare in generale la vita ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Per i bambini con dsa (disturbo specifico di apprendimento) spesso è molto complicato affrontare i compiti pomeridiani. E spesso lo è anche per i genitori… Come possiamo aiutarli? L’aiuto più grande che possiamo fornire loro è quello di renderli autonomi nello studio. Provare il senso di <em>autoefficacia </em>è fondamentale per affrontare in generale la vita quotidiana, cioè sapere che con le proprie forze e i propri strumenti possiamo raggiungere degli obiettivi. Proverò a dare di seguito alcuni consigli per limitare lo stress dei lunghi pomeriggi o delle lunghe serate passate a terminare i compiti. Sono suggerimenti che in realtà valgono per tutti, per studenti con dsa e studenti “normali” (marcirò all’inferno per aver scritto quet’ultima parola).</p>
<ul>
<li>Innanzitutto è importante avere uno spazio riservato allo studio, sia esso una scrivania in camera o il tavolo della cucina. Possibilmente uno spazio silenzioso, privo di elementi di disturbo: cellulare, televisione, altri familiari che parlano. Sono queste due condizioni che ci consentono di concentrarci meglio. Io stessa devo rinchiudermi in camera e vietare a chiunque di entrare per poter scrivere quest’articolo&#8230;e sono adulta nonché insegnante (forse dislessica&#8230;).</li>
<li>Programmare insieme i compiti: vedere insieme al bambino quali sono i compiti settimanali e il tempo da dedicare ad essi. Questo gli consentirà di individuare i giorni più faticosi perché “pieni di compiti” e quindi di anticipare lo studio di qualcosa nel giorno in cui ne ha di meno.</li>
<li>Fare una scaletta dei compiti: dal più facile al più difficile. Per alcuni è meglio affrontare quelli più facili, per altri “togliersi” quelli difficili all’inizio. Questo è da valutare insieme. Credo che in generale più si sperimenta il successo, più si accresce il senso di autoefficacia: si è più disposti cioè ad affrontare situazioni con un grado di complessità crescente.</li>
<li>Fare una pausa tra un compito e l’altro di dieci minuti, ricordando che i bambini con dsa si stancano più facilmente. Liberare la mente per un po’ e poi riprendere a studiare avendo la <em>consapevolezza</em> di quanto ho già fatto e quanto ancora mi manca da studiare.</li>
</ul>
<p>Un’ultima cosa. A volte i vostri figli avranno da leggere, un libro nel mese, una storia per la settimana successiva. Ecco, non esiste suggerimento per aiutare un dislessico in questo compito: quando leggere è difficile non c’è storia che tenga, odierò leggere. Ma noi dobbiamo far sì che continui ad amare le storie. E come? Leggete loro sempre, parlate loro di libri. Ci sono tantissimi audiolibri con voci di attori meravigliose (La storia di Ulisse di Giulio Scarpati è fantastica), siti internet con file audio (<em>Ad alta voce </em>di Radio Tre ad esempio). Cercate di fargli amare le storie… che donano ricchezza d’animo.</p>
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		<title>Suo figlio è distratto&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 12:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Belinda Mariani]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;altra settimana sono stata un&#8217;ora con mio figlio, quello più piccolo, a cercare suo malgrado di spiegargli cosa volesse dire la parola &#8220;MA&#8221;. Per alcuni bambini con dsa ( disturbi specifici dell&#8217;apprendimento) , alcune parole risuonano vuote: se &#8220;scarpa&#8221; posso immaginarla, la parola &#8220;ma&#8221; evidentemente no. Definirla diventa spesso impossibile perché mi devo servire di parole ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[L&#8217;altra settimana sono stata un&#8217;ora con mio figlio, quello più piccolo, a cercare suo malgrado di spiegargli cosa volesse dire la parola &#8220;MA&#8221;. Per alcuni bambini con dsa ( disturbi specifici dell&#8217;apprendimento) , alcune parole risuonano vuote: se &#8220;scarpa&#8221; posso immaginarla, la parola &#8220;ma&#8221; evidentemente no. Definirla diventa spesso impossibile perché mi devo servire di parole altrettanto vuote. Io parlavo e parlavo &#8220;ma&#8221; i suoi occhi mi dicevano che non aveva la minima idea di cosa stessi dicendo. &#8220;Vuoi stare attento?&#8221; e così per un&#8217;ora. Ebbene, si è accesa una luce nel suo sguardo solo quando ho fatto il gesto con la mia mano di seguire una direzione e poi, all&#8217;improvviso, &#8220;MA&#8221; e ho cambiato il senso di marcia&#8230;</p>
<p>Agguantato! Eccolo lì, preso! E non c&#8217;è nemmeno il bisogno di ripassare&#8230; oramai quel &#8220;ma&#8221; è un&#8217;àncora.</p>
<p>Sempre più spesso sentiamo dire che il motivo per cui gli alunni che commettono errori ortografici o stentano a leggere e a scrivere (nonostante vadano regolarmente alla scuola primaria), siano bambini pigri, svogliati o distratti. Certo, ogni individuo ha la sua indole e la sua determinazione, tuttavia non mi è mai capitato di insegnare a bambini che non abbiano voglia di imparare. Il primo giorno di scuola potranno essere spaventati dal nuovo ambiente, dai nuovi compagni e maestri, potranno sentirsi intimoriti (d&#8217;altronde le nostre aspettative di genitori, diciamolo, a volte sono un po&#8217; opprimenti), ma non ho mai incontrato un bambino o una bambina che non sia desideroso/a di imparare.<br />
Questa affermazione non è solo frutto di una mia esperienza personale: sono le neuroscienze che ci dicono che il cervello dell&#8217;uomo, soprattutto quando si è piccoli, è votato alla complessità. Non può fare a meno di imparare e imparare ancora.</p>
<p>Con ciò non voglio dire che nelle nostre classi non ci siano bambini &#8220;con la testa tra le nuvole&#8221; o che non guardino fuori dalla finestra: ma prima di dire che sono distratti o svogliati come se fosse nella loro natura, sarebbe utile chiedersi come mai questo accade.<br />
Alcuni bambini semplicemente devono crescere e maturare la capacità di protrarre l&#8217;attenzione per più tempo a stimoli che non siano solo visivi (a patto che quanto proposto in classe sia davvero coinvolgente e significativo, e qui varrebbe la pena di andare a fondo&#8230;). Spesso vengono iscritti alla prima classe bambini anticipatari, che dovrebbero ancora giocare e giocare.</p>
<p>Altri bambini purtroppo hanno problemi talmente più grandi di loro (separazione dei genitori, lutti, affidi, per non parlare di violenze) che la loro mente è occupata così pesantemente da non poter trovare altre risorse o energie per imparare serenamente. E allora vagano altrove&#8230;<br />
E poi ci sono bambini che potrebbero avere un dsa (ricordate? Disturbi specifici di apprendimento: dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia), che noi insegnanti non possiamo diagnosticare ma solo segnalare ad una equipe di esperti (neuropsichiatra, psicologo, logopedista, foniatra) che, una volta escluse altre possibili cause ai mancati automatismi della lettura, scrittura o del calcolo, potranno formulare una diagnosi di dsa.</p>
<p>Tale diagnosi potrà essere effettuata solo al termine della seconda elementare (per la dislessia, disgrafia e disortografia) e della terza (discalculia). Questo perché il disturbo si manifesta solo con la prima scolarizzazione, solo cioè quando i bambini si cimentano con l&#8217;apprendimento della letto-scrittura e del calcolo. I primi due anni della scuola elementare sono appunto dedicati all&#8217;insegnamento delle abilità strumentali (lettura, calcolo e scrittura) che saranno poi funzionali negli anni successivi per lo studio delle discipline. Quindi se abbiamo in classe un/a bambino/a potenzialmente con dsa non possiamo accertarlo se non in terza elementare: pensate che fatica che fanno questi bambini a seguire la lezione, a cercare di meritarsi un bravo/a sul quaderno senza troppi pasticci ed errori, a stare attenti&#8230;</p>
<p>I bambini con dsa si distraggono facilmente perché non riescono più a seguire le parole dell&#8217;insegnante: a un certo punto &#8220;staccano&#8221; semplicemente la spina, il contatto, perché è molto faticoso mantenerlo. E lo vedete dai loro occhi, che vi guardano ma sono esattamente oltre di voi, a trovare un po&#8217; di fiato. Perché stanno facendo fatica nel riuscire a fare quello che tutti gli altri stanno facendo(e bene!) e che vorrebbero tanto fare anche loro. Almeno per il momento&#8230;ma l&#8217;aspetto della motivazione lo tratteremo più avanti.<br />
Forse basterebbe ogni tanto&#8230; cambiare direzione. Ma!<br />
Sulla questione MOTIVAZIONI,torneremo a parlare nel prossimo articolo.</p>
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		<title>Parlare di dislessia oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2017 16:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Belinda Mariani]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Parlare di dislessia oggi&#8230; un argomento un po&#8217; inflazionato, talmente tanto che sembra quasi sia diventato la moda del momento, forse anche superata. E questo non è un bene, perché il rischio è quello di svilire il problema e ridurlo a &#8220;ma possibile che adesso siano tutti dislessici?&#8221;, oppure &#8220;per me sono solo svogliati e ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/parlare-di-dislessia-oggi/">Parlare di dislessia oggi</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[Parlare di dislessia oggi&#8230; un argomento un po&#8217; inflazionato, talmente tanto che sembra quasi sia diventato la moda del momento, forse anche superata. E questo non è un bene, perché il rischio è quello di svilire il problema e ridurlo a &#8220;ma possibile che adesso siano tutti dislessici?&#8221;, oppure &#8220;per me sono solo svogliati e pigri&#8221;, mentre la difficoltà esiste, eccome. Sono un insegnante di scuola elementare, ho sposato un meraviglioso architetto che ancora mi chiede se &#8220;scuola&#8221; si scrive con la c o con la q. Non inorridite, cari lettori: &#8220;scuola&#8221; è un&#8217; eccezione, che non segue la regola del qua, que, qui e quo. E per i dislessici, quelli veri, che fanno una gran fatica ad imparare le regole, le eccezioni diventano una tragedia&#8230;</p>
<p>Abbiamo due figli che, sa va sans dire, sono entrambi con Dsa, ma in modo diverso. Uno legge bene ma fa un sacco di errori ortografici e l&#8217;altro invece è sia dislessico che disortografico, e pure disgrafico.<br />
Facciamo un po&#8217; di chiarezza: dislessia significa &#8220;difficoltà di lettura&#8221;, ovvero lentezza nel decodificare le parole e poca correttezza. Che vuol dire? Più la lettura sarà lenta, minore sarà la mia comprensione di quello che sto leggendo. Se a questo aggiungo alcuni errori di lettura (&#8220;carta&#8221; per &#8220;casta&#8221;, ad esempio) la comprensione sarà notevolmente ridotta.</p>
<p>Il termine dislessia viene però spesso usato ben oltre il suo significato specifico e viene esteso ad altri disturbi specifici dell&#8217;apprendimento: la disortografia, la disgrafia e la disclaculia.<br />
Per questo d&#8217;ora in poi, in questa rubrica, useremo il termine DSA che sta per Disturbo Specifico di Apprendimento, comprendendo in esso, oltre alla dislessia vera e propria, anche la disortografia (ovvero la difficoltà di comporre la parola scritta), la disgrafia (la difficoltà di produrre materialmente la scrittura a mano) e la discalculia (ovvero la difficoltà di calcolo automatico).</p>
<p>In comune tra loro i DSA hanno il fatto di essere disturbi emergenti nello sviluppo del bambino e non conseguenti a eventi traumatici e, in particolare, il loro carattere specifico (anche se non si sa ancora in cosa consista questa specificità), cioè settoriale, per questo non necessariamente invasivo nelle aree sensoriali o cognitive.<br />
Il Dsa non è dunque un handicap e non risulta essere una malattia invalidante (!): si tratta di bambini &#8220;belli&#8221; (sani anatomicamente e senza tratti somatici distintivi), intelligenti, con adeguate capacità di linguaggio e normali rapporti sociali.<br />
Sulla questione intelligenza torneremo a parlare nel prossimo articolo.</p>
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