venerdì, 15 dicembre 2017 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2017 alle ore 17:28

Suo figlio è distratto…

Ma siamo sicuri?

 
Suo figlio è distratto…
L’altra settimana sono stata un’ora con mio figlio, quello più piccolo, a cercare suo malgrado di spiegargli cosa volesse dire la parola “MA”. Per alcuni bambini con dsa ( disturbi specifici dell’apprendimento) , alcune parole risuonano vuote: se “scarpa” posso immaginarla, la parola “ma” evidentemente no. Definirla diventa spesso impossibile perché mi devo servire di parole altrettanto vuote. Io parlavo e parlavo “ma” i suoi occhi mi dicevano che non aveva la minima idea di cosa stessi dicendo. “Vuoi stare attento?” e così per un’ora. Ebbene, si è accesa una luce nel suo sguardo solo quando ho fatto il gesto con la mia mano di seguire una direzione e poi, all’improvviso, “MA” e ho cambiato il senso di marcia…

Agguantato! Eccolo lì, preso! E non c’è nemmeno il bisogno di ripassare… oramai quel “ma” è un’àncora.

Sempre più spesso sentiamo dire che il motivo per cui gli alunni che commettono errori ortografici o stentano a leggere e a scrivere (nonostante vadano regolarmente alla scuola primaria), siano bambini pigri, svogliati o distratti. Certo, ogni individuo ha la sua indole e la sua determinazione, tuttavia non mi è mai capitato di insegnare a bambini che non abbiano voglia di imparare. Il primo giorno di scuola potranno essere spaventati dal nuovo ambiente, dai nuovi compagni e maestri, potranno sentirsi intimoriti (d’altronde le nostre aspettative di genitori, diciamolo, a volte sono un po’ opprimenti), ma non ho mai incontrato un bambino o una bambina che non sia desideroso/a di imparare.
Questa affermazione non è solo frutto di una mia esperienza personale: sono le neuroscienze che ci dicono che il cervello dell’uomo, soprattutto quando si è piccoli, è votato alla complessità. Non può fare a meno di imparare e imparare ancora.

Con ciò non voglio dire che nelle nostre classi non ci siano bambini “con la testa tra le nuvole” o che non guardino fuori dalla finestra: ma prima di dire che sono distratti o svogliati come se fosse nella loro natura, sarebbe utile chiedersi come mai questo accade.
Alcuni bambini semplicemente devono crescere e maturare la capacità di protrarre l’attenzione per più tempo a stimoli che non siano solo visivi (a patto che quanto proposto in classe sia davvero coinvolgente e significativo, e qui varrebbe la pena di andare a fondo…). Spesso vengono iscritti alla prima classe bambini anticipatari, che dovrebbero ancora giocare e giocare.

Altri bambini purtroppo hanno problemi talmente più grandi di loro (separazione dei genitori, lutti, affidi, per non parlare di violenze) che la loro mente è occupata così pesantemente da non poter trovare altre risorse o energie per imparare serenamente. E allora vagano altrove…
E poi ci sono bambini che potrebbero avere un dsa (ricordate? Disturbi specifici di apprendimento: dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia), che noi insegnanti non possiamo diagnosticare ma solo segnalare ad una equipe di esperti (neuropsichiatra, psicologo, logopedista, foniatra) che, una volta escluse altre possibili cause ai mancati automatismi della lettura, scrittura o del calcolo, potranno formulare una diagnosi di dsa.

Tale diagnosi potrà essere effettuata solo al termine della seconda elementare (per la dislessia, disgrafia e disortografia) e della terza (discalculia). Questo perché il disturbo si manifesta solo con la prima scolarizzazione, solo cioè quando i bambini si cimentano con l’apprendimento della letto-scrittura e del calcolo. I primi due anni della scuola elementare sono appunto dedicati all’insegnamento delle abilità strumentali (lettura, calcolo e scrittura) che saranno poi funzionali negli anni successivi per lo studio delle discipline. Quindi se abbiamo in classe un/a bambino/a potenzialmente con dsa non possiamo accertarlo se non in terza elementare: pensate che fatica che fanno questi bambini a seguire la lezione, a cercare di meritarsi un bravo/a sul quaderno senza troppi pasticci ed errori, a stare attenti…

I bambini con dsa si distraggono facilmente perché non riescono più a seguire le parole dell’insegnante: a un certo punto “staccano” semplicemente la spina, il contatto, perché è molto faticoso mantenerlo. E lo vedete dai loro occhi, che vi guardano ma sono esattamente oltre di voi, a trovare un po’ di fiato. Perché stanno facendo fatica nel riuscire a fare quello che tutti gli altri stanno facendo(e bene!) e che vorrebbero tanto fare anche loro. Almeno per il momento…ma l’aspetto della motivazione lo tratteremo più avanti.
Forse basterebbe ogni tanto… cambiare direzione. Ma!
Sulla questione MOTIVAZIONI,torneremo a parlare nel prossimo articolo.

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