venerdì, 15 dicembre 2017 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2017 alle ore 17:28

Parlare di dislessia oggi

Proviamo a chiarire alcuni aspetti della materia.

 
Parlare di dislessia oggi
Parlare di dislessia oggi… un argomento un po’ inflazionato, talmente tanto che sembra quasi sia diventato la moda del momento, forse anche superata. E questo non è un bene, perché il rischio è quello di svilire il problema e ridurlo a “ma possibile che adesso siano tutti dislessici?”, oppure “per me sono solo svogliati e pigri”, mentre la difficoltà esiste, eccome. Sono un insegnante di scuola elementare, ho sposato un meraviglioso architetto che ancora mi chiede se “scuola” si scrive con la c o con la q. Non inorridite, cari lettori: “scuola” è un’ eccezione, che non segue la regola del qua, que, qui e quo. E per i dislessici, quelli veri, che fanno una gran fatica ad imparare le regole, le eccezioni diventano una tragedia…

Abbiamo due figli che, sa va sans dire, sono entrambi con Dsa, ma in modo diverso. Uno legge bene ma fa un sacco di errori ortografici e l’altro invece è sia dislessico che disortografico, e pure disgrafico.
Facciamo un po’ di chiarezza: dislessia significa “difficoltà di lettura”, ovvero lentezza nel decodificare le parole e poca correttezza. Che vuol dire? Più la lettura sarà lenta, minore sarà la mia comprensione di quello che sto leggendo. Se a questo aggiungo alcuni errori di lettura (“carta” per “casta”, ad esempio) la comprensione sarà notevolmente ridotta.

Il termine dislessia viene però spesso usato ben oltre il suo significato specifico e viene esteso ad altri disturbi specifici dell’apprendimento: la disortografia, la disgrafia e la disclaculia.
Per questo d’ora in poi, in questa rubrica, useremo il termine DSA che sta per Disturbo Specifico di Apprendimento, comprendendo in esso, oltre alla dislessia vera e propria, anche la disortografia (ovvero la difficoltà di comporre la parola scritta), la disgrafia (la difficoltà di produrre materialmente la scrittura a mano) e la discalculia (ovvero la difficoltà di calcolo automatico).

In comune tra loro i DSA hanno il fatto di essere disturbi emergenti nello sviluppo del bambino e non conseguenti a eventi traumatici e, in particolare, il loro carattere specifico (anche se non si sa ancora in cosa consista questa specificità), cioè settoriale, per questo non necessariamente invasivo nelle aree sensoriali o cognitive.
Il Dsa non è dunque un handicap e non risulta essere una malattia invalidante (!): si tratta di bambini “belli” (sani anatomicamente e senza tratti somatici distintivi), intelligenti, con adeguate capacità di linguaggio e normali rapporti sociali.
Sulla questione intelligenza torneremo a parlare nel prossimo articolo.

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